martedì 13 dicembre 2016

POZZI AVVELENATI DEL WEB





Nathan Zonher,
uno studente delle scuole medie di Idaho Fall, USA, ha condotto un esperimento volto alla misurazione del "grado di allarme ecologico delle persone". A questo scopo ha organizzato una raccolta di firme per la messa al bando dell'ossido di idrogeno
I suoi collaboratori distribuivano ai passanti un volantino in cui si illustrava l'estrema pericolosità del composto chimico in questione, usato peraltro massicciamente in molti processi industriali:
a) è il componente principale delle piogge acide
b) è la prima causa di erosione dei terreni
c) riduce fortemente l'efficacia dei freni nelle automobili
d) nella forma gassosa può provocare ustioni mortali
e) se inalato accidentalmente, può essere letale anche a temperatura ambiente
f) ne è stata rilevata una massiccia presenza nei tessuti dei pazienti deceduti per patologie oncologiche maligne
Il 76% degli intervistati ha firmato per l'immediata messa al bando della sostanza. Solo il 15% ha capito che si trattava della semplice acqua
Il restante 9% si è astenuto.
(Fonte: Wall Street Journal)



PERCHE’ VI SCRIVO QUESTO LUNGO POST
QUANDO SO CHE NON ARRIVERETE A LEGGERLO
FINO IN FONDO?

Grandi capoccioni di Palo Alto hanno certificato che il tempo medio che usiamo per leggere un post è di12 secondi e poi…. Via!
Surfing lo chiamò McLuhan quando spiegò che la velocità permette ai cybernauti di mantenere l’equilibrio come nello sport californiano.
Eppure qualcuno deve farlo.

Partiamo dall’intemerata di Mentana contro gli “avvelenatori dei pozzi” ripresa con enfasi da tutti i suoi colleghi e rimbalzata con successo nel Web. Io ho provato a rispondere al suo post su FB ma sono stato sommerso da 3.600 messaggi d’adesione e quindi sono certo che non mi leggerà. Per questo tento di farmi leggere dai miei dodici estimatori.

Cosa diceva (giustamente) Mentana?
Tanti mi chiedono perché prendo così di petto gli avvelenatori del web: che male ti fanno? Fanno male a tutti, nel momento in cui un intero paese vive ore difficili. Prendiamo quello che è l'esempio più evidente, che tutti abbiamo incrociato: quell'enorme fesseria secondo cui l'intensità del terremoto sarebbe stata limata ad arte dal nostro istituto di geofisica per permettere allo stato di non pagare i danni. Avete presente, vero? Il solito testo virale, di cui a volta a volta Tizio o Caio si assume la paternità, come fosse una scoperta da lui fatta personalmente, con un testo base che è più o meno questo: "Mi sono accorto di una cosa. Mentre facevo zapping sono finito sul canale 141 , c'è la rete Allnews francese e nel serpentone c'è scritto terremoto 6.2. Li per lì non ci ho fatto caso, ma guardando una rassegna delle TV straniere e stampa, tutti scrivono 6.2 . Mentre le TV italiane e istituto di geofisica scrivono e parlano di magnitudo 6.0. Ho guardato il sito della geofisica europea e lì scrivono 6.2. A pensar male si fa peccato ecc, ma sono andato a guardare anche la legge voluta da Monti per il terremoto dell'Emilia. Se un terremoto supera il 6.1 i danni li paga lo stato se non li supera li pagano gli enti locali........ A voi le conclusioni!".

Io gli ho risposto:
Enrico,sono un tuo estimatore al di sopra di ogni sospetto.ma nelle tue intemerate contro il Web che spara cazzate, ti sei casualmente dimenticato di citare Vittorio Zucconi, per esempio (un giornalista tra i molti) che per immerdare la Raggi ha messo on line una foto della spazzatura di Napoli facendola passare per quella di Roma...

Ecco, voglio partire da qui.
Quando ero bambino, reagii allo stupore dei primi citofoni sulla strada, andando a suonare i campanelli e poi scappavo.
Colpa dei citofoni?

Quando non si poteva risalire alla chiamata, chi non ha fatto uno scherzo telefonico? Ricordo un paio di trasmissioni radiofoniche e televisive incentrate su questi scherzi. E’ colpa dei telefoni?

Ecco, riprendendo Marshall McLuhan di cui sono rimasto uno dei pochi apostoli viventi, diciamo che le nuove tecnologie non fanno atro che AMPLIARE quello che già siamo, e se gli imbecilli una volta li ascoltavi al bar a sparare cazzate per la delizia dei loro cinque estimatori, ora di “amici” ne hanno fino a cinquemila e ognuno di noi abboccando ad una bufala può far rimbalzare la minchiata teoricamente all’infinito, corroborando la teoria di Umberto Eco, mai abbastanza pianto, che teorizzava che oggi Internet ha dato diritto di parola agli imbecilli che al bar venivano subito zittiti ma che sul Web risultano incontenibili.

Ed eccoci al nocciolo della questione:
Siete sicuri che Facebook sia l’unica causa della diffusione delle bufale?
Ecco, riporto solo UN caso di segnalazioni di bufale sulla carta stampata,
la differenza sta nel fatto che molte minchiate sul Web vengono distribuite “aggratis” mentre i direttori dei quotidiani italiani mangiano alla greppia del padrone.
Ma pure sul Web le cose stanno cambiando.Sembra che al servizio di Renzi agisca una Brigata Guastatori composta da un paio di centinaia di Hakers (la notizia l’ha data un giornalista ad Agorà e nessuno l’ha smentita).

Facciamo solo l’esempio di Libero (di sparare cazzate) dove il direttore Belpietro onnipresente nei salotti televisivi si è distinto per la sua obiettività:
(da Nonleggerlo)

Appello ai lettori di Libero: che dite, la smettiamo di credere alle bufale di Feltri e Belpietro?

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhTsdRSHl8wP1BFOxgqpz_Fpol8iSTaH0BLRkcpiNauXloRt1kYVXycu6YA12TdZu963DCddA0UqbMNG20une7TWYMyV9KtbSNHeXdID9pgIWIknTClq9_jojyBbgmHSsWsFSqAqjUungM/s400/Libero.png
Non bastava la pubblicazione di interviste-bufala a grandi scrittori americani. "Con la Repubblica, il Corriere e la Stampa non provavo nemmeno: loro fanno le verifiche. Decisi di provare con Libero per via della sua fedeltà a Berlusconi", raccontò poi l'autore di quei pezzi.

Non bastava la faccenda di Renato "Betulla" Farina - che continua ancora a godere di ottima fiducia da quelle parti - radiato dall'ordine dei giornalisti perché collaborava con i servizi segreti, "pubblicando notizie false in cambio di denaro".

Non bastavano i teoremi-bufala sulle prostitute di Berlusconi ed i mandanti di Mani Pulite, che dietro c'è sempre il complotto cia-giudo-giudiziario.

Non bastavano le finte assoluzioni del Premier, e quei taroccamenti numerici sempre cari al Pdl.

Non bastava lo strano (...) attentato subito da Maurizio Belpietro.

Non bastavano i volumi a 3 euro e 80 sui diari bufala di Benito Mussolini, curati da Farrell (...) e spacciati per veri.

Non bastava la pubblicazione - in prima pagina! - della bufala del cagnolino ucciso dalle istituzioni svizzere a causa di una tassa non pagata. Possibile che Libero - assieme al Giornale - sia stato l'unico grande quotidiano italiano a dare spazio alla cosa?

Non bastavano le furbate per assicurarsi vagonate di milioni di euro pubblici, che - stando all'indagine Agcom - non gli sarebbero spettate. E pensare che Feltri e Belpietro, quando uno era a Libero, e l'altro a Panorama, si scannavano proprio su questi temi!

Non bastava la bufala dell'altro giorno: "E' provato: i comunisti mangiano i bambini". Ricordate "Petrus", Il piccolo ucraino che, vedendosi sbranato vivo dai suoi compagnucci, disse "vabbé, non ci vedo più dalla fame, mi mangio pure io"?

No, non bastava tutto questo. Ora scopriamo - ufficialmente, dico - che quel famoso
editoriale di Maurizio Belpietro, quello che fece inorridire l'Italia intera e che scavò un baratro ancora più profondo nella storia giornalistica di questo Paese, era fondato s'una bufala. Dai, quello intitolato ...
"Su Gianfranco iniziano a girare strane storie"

... tra furbi attentati e deliranti mignotte, tutto per poter dire che Fini "sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere". Insomma, quello che chissenefrega verificare la notizia, basta sputtananare i nemici Cav ... "non so se queste storie abbiano fondamento" ... "Vero? Falso? Non lo so, chi mi ha spifferato il piano non pareva matto" ... "Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh!".

Bene,
era tutto inventato. Il bello è che il direttore di Libero, dopo l'ennesima bufala editoriale, ci tenne a difendere la qualità delle proprie fonti, e del proprio lavoro. Raccontò a Repubblica: "Posso dire che non era un matto. Sono quindici anni che faccio il direttore di giornali, una certa frequentazione con i mitomani in questo mestiere ti capita. A volte c'è gente che ti viene a dire che dietro questo fatto c'è la Cia, e tu capisci che sono un po' andati". Loro.
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Update: non si riesce più a stargli dietro ... ci mancava pure il "Giudice-bufala", per altro colpevole di aver scelto, per il proprio telefonino, la suoneria di ballarò.





BUFALA BILL
Di Marco Travaglio

A furia di insistere, gli sconvolgenti scoop del Giornale e di Libero, uniti alle manifestazioni di Mutanda Ferrara e Crudelia Santanchè, sortiscono i primi effetti: secondo un sondaggio di Ilvo Diamanti per Repubblica, il 59% degli italiani è convinto che B. è colpevole, il 20 che è innocente e il restante 20 non sa. Ma gli sforzi dei signorini grandi firme convinceranno presto anche gli incerti. Un mese fa Belpietro rivelò che una escort era pronta a dimostrare di aver fatto sesso a pagamento con Fini; e che un supertestimone era pronto a giurare che ad Andria si stava organizzando un falso attentato a Fini per incolparne il solito B. Ora la escort è stata incriminata per essersi inventata tutto e il supertestimone ha confessato di essersi inventato tutto. Perché si fossero rivolti proprio a Belpietro, detto anche Bufala Bill dopo la storia tragicomica del presunto attentato sventato dal suo caposcorta, è inutile spiegarlo: si sa che a Libero non si butta via niente. Per non essere da meno, ieri il Giornale ha piazzato altri due colpi da maestro. Dopo “gli amori segreti della Boccassini” (nel 1980 aveva un fidanzato giornalista e, di tanto in tanto, lo baciava, dunque B. è innocente); dopo gli altarini di Catherine Spaak (“esordì diciassettenne nel film La voglia matta vietato ai 14” dove “il vecchiaccio Tognazzi impazziva per lei, la sua frangia e il suo bikini”, dunque non può indignarsi per i bungabunga, dunque B. è innocente); dopo le foto di Noemi e dell’amica Roberta vestite da orsoline a Villa Certosa (dunque B. è innocente), lo zio Tibia sfoderato un altro titolone coi fiocchi: “Ecco il leader nudo (e in un luogo pubblico). Non è Berlusconi”. E chi sarà mai? La foto sfocata di tre giovani con una strisciolina nera sulle pudenda potrebbe ingannare, ma la didascalia non lascia dubbi: “Un giovane Nichi Vendola nel campo nudisti di Capo Rizzuto”. Uno scoop mica da ridere: “Foto imbarazzante di Vendola... difendeva la libertà sessuale, ora lo acclamano come paladino dell’etica... Sinistra in piazza, ma l’unica foto scandalo è quella del suo Vendola”. Capìta la doppia morale della sinistra in piazza? Un milione di persone difende la dignità della donna e intanto 32 anni fa Vendola se ne stava nudo in una spiaggia di nudisti. Poi dicono che non ci sono più le inchieste di una volta. Ma ecco il secondo scoopone: Claudia Mori, pure lei in piazza, “nel 1985 nel film Joan Lui diretto e interpretato da Celentano (il marito, ndr) indossa un vestito bianchissimo sotto una cascata d’acqua: trasparente ovunque, tutto compreso, seno e pure il resto, il pube s’intende”. La logica è stringente, non si scappa: la Mori non deve permettersi di manifestare per la dignità delle donne e B. è innocente. E che dire di Francesca e Cristina Comencini che organizzano la protesta delle donne, dimenticando che il padre Luigi pervertì intere generazioni con un Pinocchio televisivo ad alto contenuto erotico? Che ci faceva la pornofata turchina con quel burattino dal naso di legno che si allungava e si accorciava? Immaginiamo la calca nella redazione del Giornale in questi giorni febbrili: segugi da riporto e da compagnia trafelati davanti all’uscio di Sallusti brandiscono prove sempre più schiaccianti dell’innocenza del padrone e dell’incoerenza della sinistra. Molto richiesta la foto di Rosy Bindi nel giorno della prima comunione con un abitino da suora molto osè che lascia scoperte le caviglie. Vale oro Susanna Camusso ritratta a un corteo di metalmeccanici in una tuta blu che fa intravedere curve molto pericolose e manda in tilt un’intera catena di montaggio, con gravi danni alla produzione. Quotatissimi i dagherrotipi giovanili che immortalano Di Pietro all’asilo con il dito nel naso, il piccolo Bersani sul fasciatoio col pistolino di fuori infarinato di borotalco e un baby D’Alema già baffuto e occhieggiante con sguardo lubrico e la nurse che lo impomata con la pasta di Fissan. Titolo: “Incastrati! I moralisti senza morale della sinistra, ecco le prove. Dov’era la Boccassini?”.






Leggo che alcuni miei amici di Fb annunciano periodicamente di voler fare "pulizia", eliminando dai propri contatti ora chi è leghista, ora chi è renziano, ora chi è dei Cinque Stelle e via dicendo. Modalità assolutamente legittima, dato che ognuno gestisce anche su Fb i suoi contatti come ritiene. Per quanto mi riguarda, a meno che uno non scada in comportamenti palesemente molesti, io non tolgo mai l'amicizia a nessuno, leghista, renziano o grillino che sia. In generale perché non penso che il mondo debba essere fatto solo da chi la pensa come me. E in ogni caso il mondo non è così. E se con una persona ho 99 elementi di dissenso, niente e nessuno possono escludere che ne salti fuori uno di vicinanza e condivisione (nel caso dei leghisti effettivamente mi sembra un po' difficile anche questo...). Infine, e soprattutto, costoro si devono pappare i miei post. Mi sembra un buon contrappasso.

HAI RAGIONE.
Cancellando quelli che non la pensano come noi, ci attorniamo di persone dal pensiero omogeneizzato al nostro. E questo sarebbe il minore dei mali. Purtroppo FB ha un algoritmo con cui ci fa passare solamente notizie di nostro gradimento falsando la realtà che ci circonda. E' un problema gravissimo ma non ce ne rendiamo conto. Quando per esempio clicchiamo MI PIACE non solo ci sintonizziamo conil pensiero dei nostri “amici” (che non conosciamo di persona e che probabilmente non conosceremo mai) ma noi forniamo a Facebook un parametro per il loro algoritmo che farà in modo che giornalmente sulla nostra Home News appaiano i post che probabilmente noi gradiamo o quantomeno condividiamo.
Non è un fenomeno nato con il Web. Come diceva il McLuhan la tecnologia aumenta e ingigantisce QUELLO CHE NOI GIA’ SIAMO. Compravamo il giornale di carta per rafforzare le nostre idee politiche e non. Leggere il giornale è come immergersi in  un bagno di schiuma caldo… (sempre McLuhan) così qualcuno compra Repubblica per un suo inequivocabile orientamento mentre altri leggeranno il Giornale o il Tempo…
Mi successe di lasciare precipitosamente Cuba per ragioni che non vi sto a dire. In quei giorni si svolgeva all’ONU una conferenza mondiale sulla pace, e alla televisione cubana ebbi modo di apprezzare il magnifico discorso del ministro degli esteri cubano. Arrivato a Miami, nelle News c’era sempre l’Onu ma la notizia era il discorso di Powell, mentre il giorno dopo in Costa Rica facevano vedere Chavez, e sul canale internazionale italiano naturalmente i telegiornali commentavano il pensiero del ministro italiano, che allora era D’Alema.  Cosa ne dedussi? Che i vari politici si portavano dietro il loro codazzo di cameramen perché erano presenti all’ONU ma parlavano alla loro nazione, dicendo nella lingua madre quello che la gente voleva sentirsi  dire…
Un’aultima osservazione. Avete notato Papa Bergoglio a Cracovia, che parlava alla folla IN ITALIANOI? Era perché la sua presenza suscitava il fenomeno che in India chiamano il Darshan, cioè l’euforia suscitata nello stare in mezzo ad una folla, succede anche nei Reve Party, nei FlashMob, e anche alla Messa della domenica. Ebbene il Papa stava lì MA PARLAVA ALLA SANTA SEDE, IN VATICANO. Capite?
Ho segnalato recentemente l’ottimo libro VIVERE ON LINE di Paccagnella, che potrete anche comprare con amazon  https://agnesevellar.wordpress.com/2016/05/01/vivere-online-identita-relazioni-conoscenza/   e la cui lettura vi consiglio vivamente.
E allora, che dire per concludere?
Intanto ricordarvi le parole di Voltaire: “Tolleranza, amici miei, tolleranza” e portate pazienza se qualche messaggio non è gradito, leggete tutto, prima di cancellare ricordando che al mondo nessuno ha mai completamente torto. Un orologio fermo, per esempio, ha ragione due volte al giorno (cit)




ALDO VINCENT 
 https://www.facebook.com/groups/1873565612870680/?fref=ts


giovedì 1 dicembre 2016

PROPAGANDA AI TEMPI DI FACEBOOK


SOCIAL TRUMP - LA PROPAGANDA AI TEMPI DI FACEBOOK E DEI BIG DATA SECONDO OXFORD: LA "PRIMAVERA ARABA" ERA LA "TWITTER REVOLUTION". TRUMP E' IL PASSO SUCCESSIVO? O FORSE ENTRAMBE LE RETORICHE SONO FALLACI - "QUELLA CHE MOLTI CHIAMANO "POST-VERITÀ" CONDIVIDE ALCUNI DEI TRATTI DEL "NEO-FASCISMO"


Claudio Sale per “l’Espresso”

TRUMP TRUMP
Fa una certa impressione interpellare i massimi esperti di una disciplina e sentirli vacillare perché un evento ne ha appena riscritto i confini. Accade mentre l' Espresso è in conversazione con Russ Castronovo e Jonathan Auerbach, curatori dell'"Oxford Handbook of Propaganda", la Bibbia del settore.

Perché l' evento è l' elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti; e la disciplina, lo studio della propaganda. L' obiettivo è vederci più chiaro, capire se la storia e la teoria di quella nozione, nata con Bolla papale nel Seicento per "propagare" la fede cattolica nel "nuovo mondo", ci possa aiutare a comprendere l' era di Brexit, Trump e dei populismi.

«Gli eventi delle ultime due settimane negli Usa», risponde invece Castronovo stroncando le speranze sul nascere, «hanno messo a dura prova ciò che molti di noi pensavano di sapere su propaganda e comunicazione. Credo che dovremo riesaminare a lungo diverse nostre premesse e conclusioni».
twitter for trump twitter for trump

Il docente dell' Università di Wisconsin-Madison aggiunge poi che «l' elezione di Trump ha cambiato il modo in cui pensavamo circolasse l' informazione, come le persone comunicano, ma anche come processano e diffondono la propaganda». Mentre ragiona su quello che definisce un «drammatico campanello d' allarme per molti studiosi di comunicazione politica e retorica», l' intero mondo dei media è invece impegnato a chiedersi se Trump è alla Casa Bianca per colpa di Facebook.

Delle notizie false che vi circolano, che diventando "virali" fanno di video, memi e post potenti mezzi di propaganda politica. Potenti al punto di portarci nella "post-verità". In un' era del rapporto tra potere e informazione, cioè, «in cui i fatti oggettivi contribuiscono meno alla formazione dell' opinione pubblica degli appelli emotivi e le credenze personali». Lo credono diversi analisti e commentatori politici; per l'"Oxford Dictionary" post-verità è addirittura la "parola dell' anno".

Ma per gli studiosi di propaganda sa tutto di già visto.
TRUMP TRUMP
Harold Lasswell scriveva qualcosa di simile già nel 1941, parlando di un mondo in cui «un sospetto generale è diretto contro ogni fonte di informazione»; e in cui i cittadini finiscono per «convincersi che non ha senso cercare il vero negli affari pubblici». Due decenni prima di lui era stato Walter Lippmann, giornalista e poi padre degli studi moderni sulla propaganda, a coniare la definizione che avrebbe ripreso con così tanta fortuna Noam Chomsky: «fabbricare il consenso".

edifici con il nome trump 7 edifici con il nome trump 7
L' idea è perfettamente attuale oggi, nell' era del "sovraccarico informativo" e dell' economia dell' attenzione: nel mondo ci sono troppe informazioni, dice Lippmann in "Public Opinion", e l' uomo vi fa fronte, per natura, coi pregiudizi. Finché non giungono i media a dare loro forma, secondo i loro interessi. Sono i media, insomma, a colmare la distanza necessaria tra evento e pubblico che rende possibile la propaganda. Sono loro, diremmo anche oggi, il "filtro".

Cosa è dunque successo con Trump? Secondo il filosofo sloveno Slavoj Zizek, la "fabbrica del consenso" si è, molto semplicemente, spezzata. In un ecosistema informativo in cui i media perdono autorevolezza, e chiunque diventa il proprio media grazie a Facebook, Twitter o YouTube, la distanza tra evento e pubblico si azzera. Il "filtro" non serve più: ciascuno ha il proprio, sotto forma di un algoritmo di selezione delle notizie di un social network o presentazione dei risultati di ricerca.

facebook chiarisce la sua politica di censura facebook chiarisce la sua politica di censura
Ma c' è molto altro, suggerisce Zizek: «La democrazia», dice in "How political elites failed", «non è fatta solo dalle formali regole elettorali. È un' intera, spessa rete che detta come viene costruito il consenso politico, con diverse regole non scritte. E ora gli Stati Uniti si trovano a un momento importante, in cui la macchina che costruisce il consenso si è rotta».

Rotti i partiti tradizionali, di cui Trump rappresenta la negazione. Rotti i media, che lui e i suoi detestano. Rotte le rappresentanze sociali. Rotto il futuro. Rotta la democrazia, che non interessa a oltre 2/3 dei millennial americani. Rotto anche l' algoritmo di Facebook, certo: ma c' è una realtà, fuori dalla "bolla" mediatica, e a volte riaffiora. Quando lo fa a questo modo ne seguono momenti "catastrofici", dice Zizek, che possono condurre dritti al fascismo. O a Trump. Non è un caso che Mike Cernovich, il maestro dei memi pro-Trump oggetto di un recente ritratto del "New Yorker", dica: «Se tutto è narrazione, allora c' è bisogno di alternative alla narrazione dominante». Molto, infatti, è cambiato. La propaganda, fino a oggi, non era materia di scienziati, ma di artigiani. Anche malvagi, come Joseph Goebbels; ma artigiani.

TRUMP TRUMP
«La propaganda è un' arte che richiede un talento speciale», scriveva Leo Bogart ancora nel 1995, «non è un lavoro meccanico, scientifico. Nessun manuale può guidare un propagandista». Eppure nell' era dei Big Data e della profilazione totale quando si legge di propaganda sempre più si leggono numeri, correlazioni, dati. Si contano i profili Twitter arruolati da Isis, o i "bot" che automatizzano la diffusione di contenuti propagandistici sui social media. Si mappano le relazioni sociali online dei propagandisti - e se ne mutano i nodi più grandi in celebrità internazionali.

Si contano "like", condivisioni e pagine viste e le si confrontano per testate tradizionali e siti di disinformazione. Ma si perdono di vista contraddizioni fondamentali. Nel 2011, per esempio, i social media venivano generalmente considerati come promotori di democrazia, non di nuovi autoritarismi. La "Primavera araba" era stata definita "Twitter revolution". Possibile sia Trump il passo successivo? Forse entrambe le retoriche sono fallaci: era falso cinque anni fa che fosse Twitter a provocare rivolte democratiche; è falso oggi che la strada del magnate alla presidenza sia lastricata di tweet. Eppure, nota Castronovo,«entrambi i movimenti hanno usato con successo i social media come piattaforma per diffondere le loro idee».
murale egiziano sulla primavera araba murale egiziano sulla primavera araba

La questione, in tutti questi dibattiti, resta confinata al dominio del tecnologico. Così si parla sempre più di propaganda, ma come disciplina a sé resta marginale, negli studi filosofici, in quelli storici e di comunicazione. È una lamentela che accomuna tutti i classici del settore, negli ultimi quarant' anni.

«Per non temere la propaganda dobbiamo capirla», scrivono gli studiosi. Ma pochi li ascoltano. Per Jason Stanley, di Yale, la spiegazione sta nel fatto che la teoria politica si è a lungo occupata di democrazie liberali "ideali", in cui - essendo tali - non c' è propaganda. Castronovo ne offre un' altra, più umana e sottile: «Jacques Ellul ha scritto che le persone più influenzabili dalla propaganda sono quelle che credono di esserne immuni». Per esempio, «la classe intellettuale, che presume di avere la razionalità, l' intelligenza e le abilità analitiche» necessarie a sfuggirvi. Ellul ha tuttavia sottolineato anche che la propaganda ci è necessaria, perché ci procura piacere.

Un passaggio cruciale, che oggi lascia Auerbach senza parole: «Avevo sottostimato la maniera in cui Trump è stato in grado di mescolare paura e piacere, facendo in modo si nutrissero l' una dell' altro quando io li consideravo opposti». È un modo per solleticare gli istinti, per esempio quelli razzisti o islamofobi, e insieme lenire la colpa di desiderare razzismo e islamofobia. Perché quella che molti chiamano "post-verità" condivide alcuni dei tratti del "neo-fascismo", ricorda Castronovo.

MELANIA E DONALD TRUMP MELANIA E DONALD TRUMP
E attenzione ai numeri: Stanley, in "How Propaganda Works", aggiunge che «perfino se accurate, le statistiche possono avere una funzione propagandistica verso il dominio e l' oppressione, oscurando le narrazioni che le metterebbero in luce».

Tornare al significato delle parole, alla loro storia, è dunque imperativo. I demagoghi che aizzano le folle a mezzo propaganda per accelerare la fine della democrazia ci sono già in Platone e Aristotele.

La sostituzione della realtà con una sua versione di comodo a scopi elettorali non viene da Trump, ma dalle analisi del totalitarismo di Hannah Arendt. Perfino l' idea che la propaganda debba essere ovunque, per funzionare, che vi si debba essere "immersi" come in una realtà virtuale, non deriva dall' essere sempre connessi: Ellul, altrimenti, non avrebbe potuto scriverne già negli anni Sessanta. Resta da capire, tuttavia, se questo apparato concettuale sia ancora utilizzabile, in tutto o in parte, o sia invece scaduto.

si puo entrare in casa altrui con un clic si puo entrare in casa altrui con un clic
Nell' era in cui si teme le elezioni finiscano vittima di hacker, come un telefonino; in cui squadre di troll assaltano gli avversari politici fino a intasarne gli spazi di discussione e la pazienza; in cui non solo, come sosteneva Edward Bernays nel 1928, «siamo governati, le nostre menti plasmate, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare prima», ma forse quei manipolatori non sono più nemmeno uomini, ma "bot": ha ancora senso, in un' epoca simile, studiare il passato?


MCLUHAN E I NUOVI BARBARI
LO TROVI QUI:
 http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=1229


Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, mentre lui si muoveva da un luogo all'altro, finché l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.
“Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità...
COMMENTI
L'autore Aldo Vincent commenta così:
Poichè queste informazioni volano via in un battibaleno, ho aperto una pagina con il riepilogo dei lavori sull'argomento, al fine di avere una guida per studenti, studiosi, telemorenti poco gaudiosi, e altri, per andarsi a leggere qualcosa di costruttivo, un poco come vaccinarsi contro l'Ebola ( ma il condizionamento delle masse è molto peggio) ehehehehe------ https://www.facebook.com/PERSUASORI?skip_nax_wizard=true&ref_type=bookmark
- See more at: http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=1229#sthash.XZzRiRxm.dpuf
Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, mentre lui si muoveva da un luogo all'altro, finché l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.
“Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità...
COMMENTI
L'autore Aldo Vincent commenta così:
Poichè queste informazioni volano via in un battibaleno, ho aperto una pagina con il riepilogo dei lavori sull'argomento, al fine di avere una guida per studenti, studiosi, telemorenti poco gaudiosi, e altri, per andarsi a leggere qualcosa di costruttivo, un poco come vaccinarsi contro l'Ebola ( ma il condizionamento delle masse è molto peggio) ehehehehe------ https://www.facebook.com/PERSUASORI?skip_nax_wizard=true&ref_type=bookmark
- See more at: http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=1229#sthash.XZzRiRxm.dpuf
Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, mentre lui si muoveva da un luogo all'altro, finché l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.
“Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità...
COMMENTI
L'autore Aldo Vincent commenta così:
Poichè queste informazioni volano via in un battibaleno, ho aperto una pagina con il riepilogo dei lavori sull'argomento, al fine di avere una guida per studenti, studiosi, telemorenti poco gaudiosi, e altri, per andarsi a leggere qualcosa di costruttivo, un poco come vaccinarsi contro l'Ebola ( ma il condizionamento delle masse è molto peggio) ehehehehe------ https://www.facebook.com/PERSUASORI?skip_nax_wizard=true&ref_type=bookmark
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lunedì 28 novembre 2016

PER NATALE regalate Gesù calciatore



GESU’ IN OFFERTA SPECIALE



Nei mille anni che ci separano dalla fine dell’iconoclastia, la rappresentazione di Gesù, la Madonna e dei Santi è avvenuta secondo tradizione con immagini sempre uguali a sé stesse che si riproponevano da una generazione all’altra in modo sempre uguale, senza scosse. Il massimo della trasgressione avvenne dopo  Lourdes con Madonne a forma di bottiglia piene d’acqua santa o quando qualche devoto trasformò la nicchia del proprio giardino in una grotta e ci mise dentro l’ Immacolata Concezione provocando qualche storcere di naso ma nulla più.

Fermiamoci un attimo perché trattando questa faccenda credo sia necessario fare una postilla. Certo lo so anch’io che prima di cominciare dovrei fare una premessa, pero’ mi trovo ad aver gia’ scritto sette righe sull’argomento e questa potrebbe essere la postilla di tutto quello che ho scritto, cioe’ la postilla della premessa.
A meno che non vogliamo coniare un nuovo termine e chiamarla un’ ammezzilla, una postressa, oppure un prepuziolo.
Scrivo un postambolo e non se ne parli piu’.  *(1)

Parlavamo di vini, lo ricordate? E delle riflessioni di Baricco che sul fenomeno barbarico era convinto che complice una precisa innovazione tecnologica, alcuni “barbari” culturalmente allineati col modello culturale dell’Impero, accedevano al “Tempio” da lungo tempo precluso a chi non fosse adepto, e con un linguaggio più vivo e moderno, ne spalancavano le porte rendendolo spettacolare ad una grande massa di nuovi fruitori, ottenendo in questo modo un successo commerciale da invidia. (http://www.giornalismi.info/aldovincent/indici/ind_275.html )

Quando vi troverete davanti ad un avvenimento che ha le sembianze del fenomeno che stiamo osservando, la chiave per capirlo è questa:
Complice un’innovazione tecnologica.. E: un linguaggio nuovo.
Tenetelo presente

Continuiamo.
Dove si compravano le statuine della Madonna e dei Santi? In quei negozi vecchi e polverosi gestiti da vecchi polverosi, oppure in bottegucce vescovili linde col vago odore d’incenso…
Finchè arrivò una nuova tecnologia e fu lo stesso Vaticano a fare le prime proposte, con la tessera magnetica con le preghiere registrate o con il rosario che perdeva la sua forma circolare (come aveva predetto il McLuhan) per assumere quella di un I-pod prima maniera.
Ma fu l’apertura di e-bay ad ingigantire il fenomeno che con nuovi metodi, usanze e linguaggi, andò tracimando fino ad arrivare a proposte tanto incredibili quanto commercialmente interessanti (per i produttori).

Quanto costa Gesù?
Come lo vuoi, che gioca a calcio, a baseball o a rugby? Se è per tua figlia l’abbiamo in questa confezione tipo Barby e lo puoi pure vestire! Altrimenti c’è questo Gesucristo sempre-in-piedi con una pratica molla che lo fa ondeggiare…

Se però l’intento non è solo quello ludico ma si vuole imparare, c’è un Mosè con CD incorporato che recita i dieci comandamenti, o un Trivial Pursuit con le domande sulla dottrina, l’Esodo in Lego o addirittura Catthopoly un percorso come il Monopoli con tutte le occasioni del caso, fare una colletta, o erigere una chiesa…

Scandaloso? Non tanto. C’è chi lo chiama Spiritual-pop e ha cominciato a mettere Gesù in giardino in mezzo ai sette nani, chi propone barrette di cioccolato a forma di croce con incise giaculatorie, e le ha chiamate Dolce Signore, chi propone candele scacciafumo con profumi al Perdono, Mistico, Celestiale…
L’ultimo grido d’ oltreoceano è il “Salvation challenger” dove dopo un percorso tipo gioco dell’Oca, rispondendo a tutte le domande della dottrina si passa il Calvario e si è pronti per il Battesimo.
Per adesso usano ancora l’acqua, però non è detto che…

ALDO VINCENT

*(1) Sono un incorreggibile mattacchione e pure quando tratto argomenti seri come il McLuhan non riesco a fare a meno di infilarci qualche amenità. Però non lasciatevi ingannare. Tutti gli autori degli anni sessanta, quelli che insegnavano le tecniche per la comunicazione indirizzate alla vendita, tipo Fuller, Mario Silvano eccetera, raccomandavano sempre di mettere un intervallo che strappasse un sorriso ogni otto dieci minuti, il tempo in cui un cervello riesce a stare in apnea prima di andarsene a dispetto delle argomentazioni dell’oratore.
Una risata, faceva riprendere il fiato e l’attenzione.