lunedì 29 aprile 2019

PSICOLOGIA DELLE FOLLE

GUSTAVE LE BON



 
CAPITOLO I.


Caratteristiche generali delle folle - Legge psicologica della loro unità mentale.

Come è costituita una folla dal punto di vista psicologico. - Un agglomeramento numeroso di
individui non basta a formare una folla. -Speciali caratteri delle folle psicologiche. Orientamento
fisso delle idee e dei sentimenti negli individui che le compongono e scomparsa
della loro personalità. -La folla è sempre dominata dall'incosciente. -Scomparsa della vita
cerebrale e predominio della vita nervosa. - Abbassamento dell'intelligenza e trasformazione
completa dei sentimenti. -I sentimenti trasformati possono essere migliori o peggiori di
quelli degli individui di cui la folla è composta. - La folla è facilmente eroica quanto criminale.


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NOTE DI G. LE BON:
Raccolte di scritti di ogni tempo - cosa si scriveva ieri (Ndr.)

"La mera democrazia (questo indicibile bamboleggiare degli scrittori, in Francia, in
Inghilterra, nell'America boreale dei dì nostri, che adorano le moltitudini, esaltano il
principio di associazione, invocano e celebrano l'alleanza dei popoli -tale è la piaga
principale, vezzo prediletto del secolo -non può sussistere, nè durare, perchè radicalmente
inorganica...Il numero accresce la forza, ma non la crea... ....Un branco di pecore innumerabili
è sempre men capace e men valido del mandriano...Mentre il diritto del Principe (l'Unto dal
Signore Ndr.) è divino, poichè risale a quella sovranità primitiva onde venne organato ed
istituito il popolo di cui regge le sorti...La sovranità si riceve, ma non si fa e non si piglia...Ella
importa la sudditanza, come un necessario correlativo; e il dire che il sovrano possa essere
creato dai suoi soggetti, e trarne i diritti che lo previlegiano, inchiude contraddizione.
Insomma, il sovrano è autonomo rispetto ai sudditi, e se ricevesse da loro l'autorità sua, non
sarebbe veramente sovrano, perchè i suoi titoli ripugnerebbero alla sua origine... I sudditi
dipendono dal sovrano, e non viceversa...L'obbligazione verso il sovrano deve dunque essere
assoluta, altrimenti la sovranità è nulla..."La potestà è ordinata, e da Dio procede" a ciò allude
l'Apostolo (Paul. ad rom., XII,1,2). Sapete donde nasce il più grave pericolo? Dal predominio
della plebe, la quale promette una seconda barbarie più profonda di quella dei Vandali e degli
Unni e un dispotismo più duro del napoleonico. Guai alla civiltà nostra se la moltitudine
prevalesse negli Stati". -(V. Gioberti, Studio della filosofia, cap. Della politica, vol III,
Tipografia Elvetica, Capolago 1849). (Gioberti, quello Del primato morale e civile degli
italiani" pubblicato nel 1843).

Un polemista aggiunse : "Va bene il valido mandriano, ma se il mandriano non ha la
collaborazione di buoni "cani" per tenere insieme il gregge, è costretto lui ad "abbaiare", a
"fare il cane", e a rimanere un "cane" perchè anche se è nato uomo un "cane" è.

Per imporre i suoi programmi Stalin cosa scriveva?: "La Libertà? solo gli illusi e i forti vivono
in questa fede. Ma l'umanità è debole ed ha bisogno di pane e autorità".
Notevole corrispondenza con le parole di Dostoievsky, quando il Grande Inquisitore dei
Fratelli Karamazov si rivolge al Cristo reincarnato "E gli uomini furono felici di essere di
nuovo condotti come un gregge e che il loro cuore era stato infine alleggerito d'un dono così
terribile (della libertà) che aveva loro causato tanti tormenti".

Quanto a Hitler, in quaranta minuti di discorso alle folle, era capace di ripetere per 26 volte
la stessa frase, molto semplice ma d'effetto, accompagnata dallo stesso gesto mimico,
drammatico spesso con voce sprezzante, con gesti studiati che aveva provato prima davanti
allo specchio; e diceva alle folle quello che i tedeschi volevano sentirsi dire: "Farò tornare
grande la Germania"; "Riscatterò la vergogna"; "la razza tedesca dominerà il mondo"; "ogni
tedesco troverà lavoro"; e perfino...quando si ricordò che c'era anche l'"altra metà del cielo",
aggiunse ... "le donne avranno tutte un marito!". Del resto fu proprio lui a dire (prendendo a
prestito Le Bon) "Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in
verità". E lanciò lo slogan "Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer" (un popolo, un impero, un capo)

"La massa - dirà Amann - ha sempre bisogno di un certo periodo di tempo per essere pronta
ad apprendere una cosa. La sua memoria si mette in moto soltanto dopo che per mille volte le
sono state ripetute le nozioni più semplici, e sono proprio queste che tendono ad abbattere
l'istintivo potere di resistenza dell'individuo.
E' la vecchia storia della necessità dei ripetuti colpi di martello per poter ficcare il chiodo o del
costante cadere della goccia che consuma la pietra. Quando poi la folla inizia a mettersi in
moto non si ferma più, marcia, cammina, corre, e bela come un gregge, muggisce come una
mandria, ruggisce come un branco, e a quel punto è capace di tutto".

"Hitler con la stessa semplice frase, strappava gli appalusi, eccitava gli animi della folla, e
questa proiettava su di lui i propri latenti desideri cui il demagogo aveva semplicemente tolto
il "coperchio". La frase, con la quale apriva o chiudeva ogni discorso o lo intercalava spesso,
era sempre quella: il "Popolo vuole", il "Popolo mi ama", Il "Popolo brama", il "Popolo
aspetta", il "Popolo è impaziente", il "Popolo pretende", il "Popolo desidera", il "Popolo è
pronto", il "Popolo lotterà fino alla morte". Volk, Volk, Volk..... all'infinito.
Tutti i dittatori con il delirio di onnipotenza hanno sempre imbottito i loro discorsi con la
parola "Il Popolo" e non con la parola "i Cittadini". Questi ultimi amano le persone serie,
mentre il primo (la storia ne è piena) ama solo i ciarlatani; e questi sanno che basta
apostrofare la folla chiamandola "popolo" per indurla a malvagità reazionarie. "Che cosa non
si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi in "nome del
popolo"." (T.Mann).
Leggiamo cosa scriveva Hitler nel suo Mein Kampf. Come intendeva avvalersi degli espedienti
della propaganda: "Le masse non sanno cosa farsi della libertà e, dovendone portare il peso, si
sentono come abbandonate. Esse non si avvedono di essere terrorizzate spiritualmente e
private della libertà e ammirano solo la forza, la brutalità e i suoi scopi, disposti a
sottomettersi. Capiscono a fatica e lentamente, mentre dimenticano con facilità. Pertanto la
propaganda efficace deve limitarsi a poche parole d'ordine martellate ininterrottamente
finchè entrino in quelle teste e vi si fissano saldamente. Si è parlato bene quando anche il
meno recettivo ha capito e ha imparato.. Sacrificando questo principio fondamentale e
cercando di diventare versatili si perde l'effetto, perchè le masse non sono capaci di assorbire
il materiale, nè di ritenerlo".


Mussolini imparò a memoria "Psicologia delle Folle"
"Ho letto tutta l'opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua "Psicologia delle
folle. E' un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno".


"Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo
l'illusione di essere sovrano. (Mussolini -Da "Dottrina del fascismo" e S.e D., vol. VIII, pag
79-80).


"In un regime totalitario, come dev'essere un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la
stampa (l'informazione, la radio ecc.) è un elemento di questo regime, una forza al servizio di
questo regime. LA LIBERTA' sta nel servire la causa e il regime" ... ""il giornalismo italiano E'
LIBERO perché serve soltanto una causa e un regime: E' LIBERO perché, nell'ambito delle
leggi del regime, può esercitare -e le esercita -funzioni di controllo, di critica e di
propulsione".(Mussolini - Discorso ai direttori di giornali del 10 ottobre 1928).


"Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si
sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una
tragica burla. Il popolo tutto al più, delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I
sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale"
" Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene
lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria
amministrazione. Vi immaginate voi una guerra proclamata per referendum? Il referendum
va benissimo quando si tratta di scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del
villaggio, ma quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi
ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo stesso".
(Mussolini -Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109)
"Quando mancasse il consenso, c'è la forza. Per tutti i provvedimenti anche i più duri che il
Governo prenderà , metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto
spirito di patriottismo o subirli". -(Mussolini -Disc. Risposta al Ministero delle Finanze, 7
marzo 1923 - S. e D., vol III, pag 82)


"Voi sapete che io non adoro la nuova divinità: la massa. E' una creazione della democrazia e
del socialismo. Soltanto perchè sono molti debbono avere ragione?. Niente affatto. Si verifica




spesso l'opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione". ( Mussolini -Intervista
rilasciata a Ludwig, 1928, pag 197)


« Tra i popoli, nonostante le predicazioni, nonostante gli idealismi, ci sono dei dati di fatto
che si chiamano razza, che si chiamano sviluppo, che si chiamano grandezza e decadenza dei
popoli, e che conducono a dei contrasti, i quali spesso si risolvono attraverso la forza delle
armi. »
(Mussolini - Dalle dichiarazioni fatte al Parlamento, il 6 Febbraio 1923). - III, 54.


« Noi creeremo, attraverso un'opera di selezione ostinata e tenace, la nuova generazione. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 117.


« Il gerarca deve avere in sé, moltiplicate, quelle virtù che egli esige dai gregari. »
(Dal discorso pronunciato al Foro Mussolini, il 28 Ottobre 1937). - XI, 171.


«Non é gerarca colui che non sa scendere in mezzo al popolo per raccoglierne i sentimenti e
interpretarne i bisogni. »
(Dal discorso pronunciato al Foro Mussolini, il 28 Ottobre 1937). - XI, 171.


« Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero, lo feconderà col suo lavoro e lo
difenderà contro chiunque con le sue armi. »
Dal "Discorso dell'Impero" pronunciato a Roma il 9 Maggio 1936). - X, 119.


« Il nuovo Impero é stato fatto dal popolo; é impresa di popolo, e tutto il popolo italiano,
qualora si trattasse di difenderlo, balzerebbe in piedi come un sol uomo, pronto a qualsiasi
sacrificio, capace di qualsiasi dedizione. »
(Dal Gran Rapporto tenuto in Roma, ai pie' del Tempio di Venere, il 30 Maggio 1936). -X,


143.
«L'individuo non esiste, se non in quanto é nello Stato e subordinato alle necessità dello
Stato. Man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell'individuo
sempre più si restringe. »
(Dal discorso pronunciato all'Assemblea del P.N.F. in Roma, il 14 Settembre 1929). - VII, 147.


« Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le
differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato.»
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 71.


«Nessuno può ignorare l'Italia. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). - IV, 72.


« L'Italia esiste e rivendica pienamente il diritto di esistere nel mondo. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Littorio, il 7 Aprile 1926). - V, 312.


«L'Italia fascista é un'immensa legione che marcia sotto i simboli del Littorio verso un più
grande domani. Nessuno può fermarla. Nessuno la fermerà. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Venezia, il 27 Ottobre 1930). - VII, 233.


« Con un proletariato riottoso, malarico, pellagroso non vi può essere un elevamento
dell'economia nazionale.»
(Dal discorso pronunciato all'Augusteo di Roma, il 9 Novembre 1921). - II, 204.


« Solo da canaglie e da criminali noi possiamo essere tacciati di nemici delle classi lavoratrici;
noi che siamo figli di popolo; noi che abbiamo conosciuto la rude fatica delle braccia; noi che
abbiamo sempre vissuto fra la gente del lavoro che é infinitamente superiore a tutti i falsi
profeti che pretendono di rappresentarla. »
(Dal discorso pronunciato a Cremona, il 26 Settembre 1922). - II, 324.


« Amo gli operai che sono una parte integrante della vita della Nazione. »
(Dalle parole rivolte agli operai del Poligrafico di Stato in Roma, il 28 Gennaio 1923). - III, 50.


« I lavoratori devono amare la Patria. Come amate vostra madre, dovete, con la stessa
purezza di sentimento, amare la madre comune: la Patria nostra. »
(Dalle parole rivolte ai portuali di Bari a Palazzo Chigi, il 10 Aprile 1923). - III, 101 e 102.


« È anche nell'interesse degli operai che la produzione si svolga con ritmo ordinato, vorrei
quasi dire solenne".
(Dal discorso agli operai della "Fiat ,, di Torino, pronunciato il 25 Ottobre 1923). - III, 217.


« Le sorti del popolo lavoratore sono intimamente legate alle sorti della Nazione, perché il
popolo lavoratore é parte di questa Nazione. Se la Nazione grandeggia, anche il popolo
diventa grande e ricco, ma se la Nazione perisce anche il popolo muore. »
Dal discorso pronunciato a Perugia, il 30 Ottobre 1923). - IIl, 237.


«La classe lavoratrice é la potenza, la speranza, la certezza dell'avvenire d'Italia. »
(Dal discorso pronunciato allo Stabilimento Tosi di Legnano, il 5 Ottobre 1924). - IV, 305.


« Se la Nazione é oppressa, la massa operaia é oppressa. Se la bandiera della Nazione é
rispettata, anche gli operai che appartengono a quella Nazione sono rispettati. La gerarchia
delle Nazioni si riverbera sulla posizione delle loro classi operaie. »
(Dall'articolo « Fascismo e Sindacalismo n, pubblicato sul numero del Maggio 1925 di
Gerarchia). - V, 91.


«Adoriamo il lavoro che dà la bellezza e l'armonia alla vita. »
(Dall'articolo "Discorso da ascoltare", pubblicato sul Popolo d'Italia del 1o Maggio 1919). - II,


11.
« Il lavoro é la cosa più alta, più nobile, più religiosa della vita. »
(Dal discorso agli operai della " Fiat,, di Torino, pronunciato il 25 Ottobre 1923). - III, 218.


«Se il secolo scorso fu il secolo della potenza del capitale, questo ventesimo é il secolo della
potenza e della gloria del lavoro. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 6 Ottobre 1934). - IX, 130.


« Le leggi sono degli strumenti e la loro efficacia é in relazione diretta con l'energia e la
tenacia di coloro che questi strumenti impugnano. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 16 Maggio 1925). - V, 70.


« La libertà non é solo un diritto, ma é un dovere. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, il 27 Novembre 1922). -- 111, 32.


« La libertà non é un fine; é un mezzo. »
(Dall'articolo "Forza e Consenso", pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III,


78.
« La libertà non é, oggi, più la vergine casta e severa per la quale combatterono e morirono le
generazioni della prima metà del secolo scorso. Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre
che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano
un fascino molto maggiore, e sono: ordine, gerarchia, disciplina. »
(Dall'articolo "Forza e Consenso", pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III,

79.
«Ma che cosa é questa libertà? Esiste la libertà? In fondo, é una categoria filosofico-morale. Ci
sono le libertà: la libertà non é mai esistita ! »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 15 Luglio 1923). - III, 196.


« La libertà senza ordine e senza disciplina significa dissoluzione e catastrofe. »
(Dal discorso pronunciato nell'atrio del Municipio di Torino, il 24 Ottobre 1923). - III, 214.


« Se per la libertà s'intende di sospendere ogni giorno il ritmo tranquillo, ordinato del lavoro
della Nazione, se per libertà s'intende il diritto di sputare sui simboli della Religione, della
Patria e dello Stato, ebbene, io Capo del Governo e Duce del Fascismo, dichiaro che questa
libertà non ci sarà mai! »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza Belgioioso di Milano, il 28 Ottobre 1923). - III, 225.


«La libertà non é un diritto: é un dovere. Non é una elargizione: é una conquista. Non é una
uguaglianza: é un privilegio. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). -- IV, 77.


« Il concetto assoluto di libertà é arbitrario. Nella realtà non esiste. »
(Dal discorso pronunciato al Cova di Milano, il t Ottobre 1924). -- IV, 291.


« Il Governo fascista ha ridato al popolo le essenziali libertà che erano compromesse o
perdute; quella di lavorare, quella di possedere, quella di circolare, quella di onorare
pubblicamente Dio, quella di esaltare la Vittoria e i sacrifici che ha imposto, quella di avere la
coscienza di se stesso e del proprio destino, quella di sentirsi un popolo forte, non già un
semplice satellite della cupidigia e della demagogia altrui. »
(Dalle parole rivolte ai rappresentanti dei Sindacati agricoli in Roma, il 30 Luglio 1925). - V,


124.
« Se la libertà dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui
pensava il liberalismo individualistico, il Fascismo é per la libertà. È per la sola libertà che
possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato.»
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 71.


« Rinunziare alla lotta significa rinunciare alla vita. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Chigi, il 20 Dicembre 1923). - III, 290.


"Dobbiamo dire che siamo stati nobilmente assecondati. Ci voleva anche un uomo come
quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; È dunque con profonda compiacenza che
crediamo di avere con esso ridato Dio all'Italia e l'Italia a Dio. - (Pio XI - dopo il Concordato).
Quando Mussolini sdoppiò la questione clericale dalla questione religiosa, assieme alla parola
Patria, assieme alla parola Duce, l'ex contadinello di Romagna, l'ex ribelle allievo dei
Salesiani, l'ex socialista, l'ex redattore della "Lima" che si firmava negli anni ruggenti del suo
anticlericalismo "il vero eretico", diventato poi "l'uomo della provvidenza", ebbe una "voce"
come Giovanna la pastorella di Lorena, e fece risuonare dal suo "vangelo-giuramento" il nome
di Dio. Del resto «Facendomi cattolico - diceva Napoleone al Consiglio di Stato - ho terminato
la guerra della Vandea; facendomi mussulmano mi sono insediato in Egitto, facendomi
oltramontano ho conquistato i preti in Italia. Se avessi governato un popolo di Giudei, avrei
ristabilito il tempio di Salomone. »

Ma come sappiamo, l'opportunismo ad entrambi servì a poco; perchè ogni tanto "il popolo",
fa quello che vuole.
"Non sono affatto abnormi e inutili tutti i comportamenti umani che non hanno la razionalità
e la meccanicità dei meccanismi autoregolantisi o, (peggio) quando qualcuno li vorrebbe
regolare (compresi quelli politici ed economici). Se si vogliono trarre conclusioni sull'uomo
bisogna studiarlo e accettarlo complicato com'e'. E guai a non esserci queste contraddizioni,
sono solo queste che ci distinguono dagli animali" .
A dire queste cose è guarda caso Wiener il padre della cibernetica, proprio l'uomo degli
"automi". E aggiunse "Ogni società efficiente (e ogni dittatore) che crede a un certo punto di
aver trasformato l'uomo e l'intera sua società in efficiente formicaio, fallisce perchè non ha
studiato (credendosi Dio) e non ha osservato nè le formiche nè gli uomini". (Wiener,
Introduzione alla cibernetica, Ed. Boringhieri).


"Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed
eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la
loro anima… Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si
occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto,
minuzioso, metodico, previdente, e persino mite.
Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli
uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un'infanzia perpetua. Lavora
volentieri alla felicità dei cittadini ma vuole esserne l'unico agente, l'unico arbitro. Provvede
alla loro sicurezza, ai loro bisogni, facilita i loro piaceri, dirige gli affari, le industrie, regola le
successioni, divide le eredità: non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di
pensare?". (Tocqueville)

Un politico preoccupato di dover fornire le "prove" di quanto andava affermando, il suo
consigliere di suggestione di fama nazionale gli disse: "Prove? Non ne avete bisogno! Dite al
popolo una data cosa con solennità ed autorità, e ripetetela abbastanza spesso e non avrete
bisogno di offrire alcuna prova. Ripetizione e pretesa autorità, sono due vecchie frodi
mascherate da Verità; usatele e siete a posto!"

Bulwer Litton fu ancora più chiaro: "Quando state per profferire qualche cosa di
straordinariamente falso, cominciate sempre con la frase: "è un fatto accertato" ecc. Molte
false affermazioni sono state sempre accettate se precedute da un "Io asserisco senza tema di
contraddizione" ecc.; Oppure "E' generalmente ammesso dalle migliori autorità, che..."; "Le
migliori fonti di informazioni concordano";, oppure "Come voi probabilmente sapete". -"
Spesso non occorrono nemmeno queste se l'affermazione è fatta in un modo autoritario. Essa
viene accettata a causa del tono della voce o del teatrale gesto che l'accompagna e anche se
non ci sono argomenti o prove logiche, sono ugualmente cacciate dentro quali verità
lampanti". (W. W. Atkinson "Suggertione e auto-suggestione". Bocca, 1943)

Fonte del testo: http://cronologia.leonardo.it/lebon/indice.htm

COMUNICAZIONE - 1 - IL PRIMO

1 - IL PRIMO


Ho perso la documentazione, ma ricordo i racconti registrati dai sindacati inerenti i primi scioperi in Italia. Erano i tempi dell'abolizione del reato di sciopero e la legittimazione delle Camere del Lavoro e dei sindacalisti rivoluzionari di Arturo Labiola che con Filippo Turati del Partito Socialista Italiano erano riusciti a coagulare le forze operaie fino al famoso sciopero generale del 1904 indetto dalla Camera del Lavoro di Milano il 15 Settembre e protratto fino al 20 Settembre.
Erano tempi difficili per gli operai che rivendicavano migliori condizioni di lavoro. Gli antefatti sono noti: le sanguinose repressioni dei Fasci Siciliani da parte del governo Crispi del 1894, e Bava Beccaris a Milano che fronteggiò lo sciopero a colpi di cannone lasciando sul terreno 300 lavoratori nel 1898.
Nel 1899 era nata a Torino quella che sarebbe diventata la Fiat e i primi modelli in produzione costavano 5.000 lire e venivano venduti a 15.000 lire con notevole profitto della proprietà che però rifiutava un accordo per una riduzione degli orari di lavoro. Le lotte operaie riuscirono a organizzarsi in federazioni nazionali di categoria e a partecipare agli accordi col governo per la regolamentazione del lavoro e dei diritti dei lavoratori. Malgrado ciò, durante le varie manifestazioni di insofferenza alla mancata applicazione delle norme, le forze dell'ordine sparavano sulla folla lasciando sul terreno svariati morti, a Cerignola tre morti e quattordici feriti, a Buggerru l'esercito sparò sui minatori che chiedevano miglioramenti dell'orario di lavoro uccidendo quattro manifestanti e ferendone undici, a Castelluzzo in Sicilia i Carabinieri spararono sui contadini che protestavano per l'arresto di un dirigente di una cooperativa agricola, lasciando sul terreno due morti e dieci feriti.
Fu in questo contesto, con questa tensione sociale che capitò un fatto grave ed inaspettato: durante uno di questi scioperi, alcuni lavoratori riuscirono ad isolare un gruppuscolo di militari che li fronteggiavano e li pestò a sangue ruducendoli al peggio. Individuati e arrestati, subirono un processo di cui non ho che vaghe notizie riportate, senza alcuna documentazione. L'accusa era resistenza a pubblico ufficiale a cui si aggiungeva l'aggravante del numero di persone che avevano aggredito le forze dell'ordine e questa aggravante poteva portare ad un inasprimento della pena per i colpevoli.
A questo punto entra in scena Scipio Sighele (Brescia 24 giugno 1868 - Firenze 21 ottobre 1913)un giovane avvocato che aveva pubblicato nel 1891 La folla delinquente opera che gli darà la fama internazionale soprattutto in Francia.
Era nato a Brescia nel 1868, Dopo il liceo studiò con Guglielmo Ferrero e Adolfo Zerboglio (seguaci del criminologo Cesare Lombroso) e si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1890 con Enrico Ferri. Raggiunse la notorietà con l'opera La folla delinquente (1891), tradotta immediatamente in lingua francese e poi diffusa come best seller in tutto il mondo. Davanti al giudice Sighele analizzò i meccanismi interni alla folla, volendo dimostrare come nelle tendenze del collettivo sussistessero attitudini fondamentalmente criminose e poco razionali, sottolineò inoltre come l'essere umano, inserito in un contesto di folla, perda il suo autocontrollo razionale lasciando entrare in gioco la sua natura atavicamente crudele e i suoi istinti primordiali e criminali. Gli operai vennero assolti e il processo ebbe tAnto clamore che balzò il giovane avvocato e studioso della moderna sociologia delle masse in un contesto internazionale.

SCIPIO SIGHELE
LA FOLLA DELINQUENTE

INTRODUZIONE.
La sociologia e la psicologia collettiva.
« Nei fatti psicologici, la riunione degli
individui non dà mai un risultato eguale
alla somma di ciascuno di loro ».

La società attuale è la stratificazione delle varie fasi di aggregazione
« Riunendo questi fatti e cercando di dedurne una verità generale,
noi vediamo che — i caratteri dell'aggregato sono determinati
dai caratteri delle unità che lo compongono. Dire che le proprietà delle parti determinano le proprietà del utto, è infatti enunciare una verità che può applicarsi alla società umana come a tutto il resto

dodici uomini di buon
senso e intelligenti possono emanare un verdetto stupido e assurdo.
Una riunione di individui può dunque dare un risultato opposto a
quello che avrebbe dato ciascuno di loro.
L'identico fenomeno si verifica in seno a quelle moltissime commissioni
— artistiche, scientifiche o industriali — che sono una
delle piaghe più dolorose del nostro ordinamento amministrativo.
Accade di frequente che le loro decisioni sorprendano e sbalordiscano
il pubblico per la loro stranezza. Come mai si dice — uomini
come quelli che facevan parte della commissione poterono giungere
ad una conclusione simile ? Come mai dieci o venti artisti, dieci o
venti scienziati — riuniti insieme — danno un verdetto che non è
conforme nè ai principii dell'arte, nè a quelli della scienza?
Il perchè finora — non è stato detto da alcuno, ma il fatto
fu osservato e notato da tutti
E non solo'! giurì e le commissioni, ma anche le assemblee politiche
compiono talvolta degli atti che sono in aperto ed assoluto

contrasto colle opinioni e colle tendenze individuali della maggior
parte dei loro membri. Un'antica sentenza dice: senatores boni viri,
senatus autem mala bestia, e il popolo oggi ripete e conferma questa
osservazione, quando, a proposito di certi gruppi sociali, afferma che,
presi gli individui uno per uno son galantuomini, messi insieme
sono birbanti (1).
Se noi poi vogliamo salire da queste riunioni, in cui v'è almeno
un certo criterio nella scelta degli individui, ad altre riunioni, determinate
dal puro caso, quali sarebbero, ad esempio, gli uditori in
un comizio, gli spettatori in un teatro, il popolo negli assembramenti
improvvisi delle piazze e delle vie pubbliche, — noi vediamo
che il fenomeno che ci occupa ha nuove e più luminose conferme.
Questi agglomeri d'uomini non riproducono certamente — ed ognuno
lo sa ed è inutile dimostrarlo — la psicologia dei singoli individui
che li compongono.
Non v'è quindi dubbio che assai spesso il risultato complessivo
dato da una riunione di uomini può essere ben diverso da quello
che a rigore di logica astratta dovrebbe risultare dalla semplice
somma di ciascuno di loro ; non v'è dubbio cioè che molte volte è
in gran parte smentito il principio Spenceriano « che i caratteri
dell'aggregato sono determinati dai caratteri delle unità che lo
compongono ».
Enrico Ferri aveva sentita questa verità quando scriveva : « La
riunione di persone genericamente capaci non è sempre arra sicura
della capacità complessiva e definitiva; dalla aggregazione di individui
di buon senso si può avere un'assemblea che non lo sia, come
nella chimica, dalla aggregazione di due gaz si può avere un corpo
liquido » (2). Ed è perciò ch'egli avea notato come fra la psicologia
che studia l'individuo e la sociologia che studia una società intera,
vi sia posto per un altro ramo di scienza che si potrebbe chiamare psicologia collettiva, la quale dovrebbe occuparsi appunto di quegli
aggruppamenti di individui quali i giurì, le assemblee, i comizi,
i teatri, ecc. — che nelle loro manifestazioni si allontanano così dalle leggi della psicologia individuale come da quelle della sociologia

Una riunione cosmopolita non può evidentemente — rispecchiare
nel suo insieme i vari caratteri degli individui che la compongono,
con quella relativa esattezza con cui una riunione di soli
italiani o di soli tedeschi riflette, nel suo insieme, i caratteri specifici
di questi italiani o di questi tedeschi. E così dicasi di un giurì
in cui la sorte cieca ha posto vicino a uno scienziato un droghiere,
— al confronto di un collegio di periti; così dicasi di un teatro, in
cui vi sono individui d'ogni condizione e d'ogni coltura; così dicasi
di tutte le riunioni multiformi di uomini, al confronto di quelle
composte da un'unica classe, da un unico ceto di persone. L'eterogeneità
degli elementi psicologici (idee, interessi, gusti, abitudini),
rende impossibile nell'un caso quella rispondenza fra i caratteri dell'aggregato
e i caratteri delle unità, che l'omogeneità degli stessi
elementi psicologici rende invece possibile nell'altro.
Nè — a stabilire un'analogia fra i caratteri dell'aggregato e quelli
delle unità - basta che le unità siano molto simili fra loro: esse
devono altresì essere fra loro legate da un rapporto permanente ed
organico.
Lo Spencer, nell'esempio riprodotto al principio di questo studio,
notava — come prova che le qualità del tutto sono determinate
dalle qualità delle parti che lo compongono — che con dei quadrelli
duri, ben cotti e rettangolari si può costrurre, anche senza calce, un
muro di una discreta altezza, — mentre ciò è impossibile a farsi
con delle pietre di forma irregolare. Ma ognuno vede che la possibilità
della costruzione del muro nel primo caso, non dipende mica
soltanto dal fatto che si adoperino quadrelli eguali anziché sassi
informi, — dipende anche, e sopratutto, dal fatto che quei quadrelli
siano posti l'uno vicino all'altro e l'uno sopra l'altro con una data
norma, siano cioè uniti stabilmente fra loro. Egli è ovvio, infatti,
che se io ammucchiassi gli stessi quadrelli senz'ordine, alla rinfusa,
l'aggregato che ne risulterebbe differirebbe ben poco o quasi nulla
da quello che potrei ottenere ammucchiando delle pietre di varia
forma, e di diversa grandezza.

Trasportiamo quest'osservazione nel campo sociologico, e ne trarremo
la conclusione che gli aggruppamenti avventizi e inorganici /
di individui — come quelli che si hanno in un giurì, in un teatro,
in una folla — non possono riprodurre nelle loro manifestazioni i
caratteri delle unità che li compongono, — come l'agglomero confuso
e disordinato di una quantità di quadrelli non può riprodurre
la forma rettangolare del quadrello. Nello stesso modo che in que- '
st'ultimo caso, per aversi un muro, occorre Vunione stabile e la disposizione
regolare di tutti i quadrelli — così nel primo caso, per
aversi un aggregato che riassuma le qualità degli individui di cui
è composto, occorre che questi individui siano legati fra loro da
rapporti permanenti ed organici, quali si hanno, ad esempio, fra
gli individui che compongono una famiglia o una data classe sociale
Non dunque la omogeneità sola, fra le unità, ma anche la loro
unione organica è necessaria, — perchè l'aggregato ch'esse formano
riproduca i loro caratteri.




La folla criminale e la responsabilità individuale


Carlo Maria Zampi·




Riassunto

Negli ultimi anni del XIX secolo la preoccupazione della borghesia per la progressiva diffusione delle idee socialiste e la crescita esponenziale delle agitazioni di massa delle classi popolari stimolarono la riflessione sulle cause dei frequenti epiloghi violenti dei tumulti ed indussero autori come Gustave Le Bon e Scipio Sighele ad ipotizzare l’emergere di un’“anima della folla” superiore e cogente che si s ovrappone alla volontà individuale e si nutre degli impulsi primordiali ed aggressivi dell’uomo.

Questa impostazione è stata in seguito superata dalla psicologia sociale, ma ha continuato ad influenzare la giurisprudenza di legittimità italiana che, sino al le più recenti decisioni, ha tralaticiamente richiamato il motivo della “fermentazione psicologica per contagio che si spri giona dalla folla”.






1. La folla.

1.1. Introduzione.

A cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’interesse per le masse cresce progressivamente: la rivoluzione francese aveva dimostrato l’importanza e la capacità della moltitudine, i moti del 1848 ne avevano ribadito la forza, la diffusione delle idee marxiste e il progressivo sviluppo dei partiti socialisti....

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PER NON APPESANTIRE LE PAGINE DI QUESTO BLOG, HO SCARICATO I LIBRI SU
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mercoledì 24 aprile 2019

SALLUSTINO

 

IL MATTINO DEI COMUNICATORI



Uscì negli anni '60 il libro di Pauwels & Berger IL MATTINO DEI MAGHI che aveva lo scopo da loro dichiarato di suscitare nel lettore il dubbio su tutto ciò che lo circondava. Il libro aveva lo scopo di offrire una differente visione del mondo mettendo in relazione fatti diversi in maniera inconsueta, con differenti punti di vista o avanzando ipotesi che paiono improbabili, eppure clamorosa-mente possibili. Ebbene, gli ultimi avvenimenti a cui sto assistendono mi impongono di rimettere mano ai miei scritti per presentare una realtà che ho l'impressione che sfugga ai più. Mi sembra che avvenimenti apparentemente indecifrabili, in realtà nascondano verità conosciute solo da pochi (gli Illuminati, direbbe Berlusconi). Ho l'impressione che il successo ottenuto da alcuni spin doctors al servizio di questi politici sia dovuto più alla conoscenza di dinamiche già studiate e masticate negli ultimi cent'anni, che non a formule astruse con cui confondono le menti più tenere. In fondo, queste nuove tecnologie altro non sono che un moltiplicatore di ciò che già conosciamo, che già è stato applicato, si tratta solo di riconoscere i meccanismi e di applicarli.

Questa è la ragione per cui ho deciso di ripubblicare la storia della manipolazione delle masse ma prima occupiamoci del presente.

Vediamo cosa ho notato:

 

Wednesday, April 24, 2019



Ieri sera in televisione il prezzemolino Sallusti, che ormai sta più in televisione a difendere l'indifendibile che al suo Giornale, diceva che LE ARMI NON SONO NE' BUONE NE' CATTIVE DIPENDE DALL'USO CHE SE NE FA,,,
e mi ha fatto ridere, perchè lo scrisse McLuhan sessant'anni fa e lo riscrissi io nel mio QUESTO NON E' UN LIBRO che ormai ha compiuto trent'anni...
Io scrivevo:
 
Agli inizia della guerra fredda il generale David Sarnoff accettando una laurea ad honorem presso l'Università di Notre Dame tenne una "lectio magistralis" che trasse in inganno milioni di persone per de-cenni. Egli disse: "Siamo troppo propensi a fare degli strumenti tecnologici i capri espiatori dei peccati di coloro che li maneggiano. In se stessi i prodotti della moderna tecnologia non sono né buoni né cattivi, dipende dall'uso che se ne fa." Come dire che si costruiscono armi che non sono né buone né cattive, le pistole per esempio se in mano alla polizia uccidono un criminale sono buone, se in mano ad un criminale uccidono un bambino sono cattive. Come dire che le torte alle mele non sono né buone né cattive, dipende dall'uso che se ne fa: portate ad una festa sono buone, tirate in faccia alla sposa sono cattive... spero vi rendiate conto che anche in questo caso la domanda è mal posta. Il generale nella sua lezione portò ad esempio la stampa e sottolineò come malgrado essa fosse stata veicolo di materiale deteriore, fosse anche la principale causa della diffusione della Bibbia. A questo generale e a tutti coloro che ripeterono per decenni questi concetti, non li sfiorò nemmeno l'idea che qualsiasi apporto tecnologico non può far nient'altro che AGGIUNGERSI a quello che già siamo.
PURTROPPO nessuno che abbia letto il McLuhan, altrimenti non solo avrebbe risposto con buonsenso a quel piccolo direttore di Giornale, ma avrebbe pure (forse) impedito lo scempio comunicativo che stiamo vivendo...

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P.S.
La mattina apri la tv e nel carrozzone di opinionisti politici che infestano le varie reti, ci trovi sempre Gasparri e Sallusti, poi li ritrovi saltellando qua e là tra le reti, da Agorà, a Coffee Breack, a l'aria che tira,  Tagadà e poi nel serale...
Quale potere occulto obbliga le reti alla loro presenza?
Boh 

 
Katrina 28 Agosto 2005



Ci fu un giorno in cui ho capito che qualcosa era cambiato. Era cominciato tutto il 23 Agosto 2005 e il ciclone Katrina si era formato alle Bahamas e si avvicinava pericolosamente a New Orleans aumentando la sua forza fino a 5 con venti di 280 Km. Orari.
Alla conferenza stampa delle 10:00 del 28 agosto, subito dopo che Katrina ha raggiunto categoria 5, il sindaco di New Orleans Ray Nagin ha ordinato l'evacuazione obbligatoria della città, definendo Katrina "una tempesta che molti di noi hanno a lungo temuto". Ma era successo qualcosa prima: in collegamento sul satellite vedevo la CNN che era entrata nello studio del sindaco e la giornalista gli chiedeva se si rendeva conto del pericolo che stava correndo e quali provvedimenti aveva preso. Il sindaco impettito e impomatato diceva che no, non stava succedendo niente di pericoloso, ma la giornalista insisteva e lui per convincerla era andato alla finestra, l'aveva aperta e le aveva detto: "Visto? Non sta succedendo niente!" al che la giornalista le aveva gridato:

"Chiuda quella bloody finestra e accenda la televisione! Si sintonizzi su CNN se vuole sapere davvero cosa sta succedendo!

Di fatto si era ripetuto l'episodio di Alì il Comico, al secolo Mohammed Seed Al Salaf, ministro della comuncazione di Saddam Hussein che rilasciava nel 2003 improbabili interviste alla CNN che affermava che non vi erano americani a Bagdad mentre i carri armati americani su un altro monitor passeggiavano allegramente per Bagdad: la notizia data dalla CNN vale di più della realtà che è sotto i tuoi occhi e che stai mostrando al pubblico. Scoprimmo poi che le cose non stavano esattamente così, ma che qualcosa fosse cambiato, era un fatto...







Aprile, 2019 Elezioni presidenziali in Ucraina



Prendete un comico che fonda una società di produzione e per tre anni manda in onda un programma in cui un insegnante di storia diventa presidente della repubblica. Poi immaginate che questo tizio fondi un partito "Servitore del popolo" che è il medesimo della serie televisiva il cui clou di ogni puntata sia un pesantissimo turpiloquio contro la nazione, immaginate poi che questo tizio si presenti alle elezioni e nei tre giorni precedenti le votazioni mandi in onda una maratona con tutte le precedenti puntate della serie televisiva. Poi fate finta che il tizio in questione vinca e diventi davvero presidente. Si direbbe la copia un po' meno comica del film italiano Benvenuto Presidente con Brisio e la Smutniak per la Regia di Riccardo Milani e invece il protagonista si chiama Volodymyr Zelensky e ha vinto veramente le elezioni con 73 virgola rotti per cento sconfiggendo il presidente uscente. Caratteristica della sua campagna elettorale: non ha presentato alcun programma di governo e non ha mai risposto alle domande dei giornalisti.

In passato ci aveva provato Coluche famoso comico e satiro francese che il 30 ottobre 1980 in un pessimo periodo per la Francia, durante una conferenza stampa annunciò che si sarebbe candidato alle elezioni del 1981. Tutti lo presero in giro (prima ti ingnorano poi ti deridono, quindi ti temono, poi vinci - Mahatma Ghandi) ma quando alcuni famosi intellettuali cominciarono ad incoraggiarlo fino ad elevarlo al 16% dei consensi cominciarono le forti tensioni sfociate con l'assassinio del suo collaboratore a cui seguirono minacce che lo convinsero ad abbandonare il progetto nell'aprile 1981.


Dalle nostre parti invece andò meglio a Beppe Grillo che nel 1989 si presentò alle primarie del PD chiedendo la tessera che gli venne rifiutata. Quel lungimirante di Fassino dichiarò: "Se Grillo vuol fare politica, metta in piedi un'organizzazione, fondi un partito, poi vediamo quanti voti prende... "

https://youtu.be/8T_8D_0PEPU

Come sia andata a finire è sotto gli occhi di tutti e non mi soffermo al momento sull'analisi delle dinamiche che portarono al consenso. Quelle le vedremo più avanti...
Coluche




P.S.
Esperti, come per esempio Kramer del New York Times, ritengono però che l’elezione di Zelensky potrebbe essere un’opportunità: l’allontanamento della leadership ucraina post-rivoluzionaria, che secondo la Russia è arrivata al potere con un colpo di stato, potrebbe offrire al governo russo una via di uscita per mettere fine al conflitto con l’Ucraina e liberarsi allo stesso tempo dalle sanzioni occidentali, senza però perdere la faccia di fronte ai propri sostenitori. 

 Aldo Vincent - www.amazon.it