lunedì 2 aprile 2018

fake news e Repubblica

CLAMOROSO! ODIFREDDI, NEL BLOG CHE TIENE SUL SITO DI 'REPUBBLICA', DEMOLISCE ‘REPUBBLICA’, SCALFARI E BERGOGLIO IN UN SOL COLPO – ‘’DIRE CHE IL PAPA CREDE ALL’ESISTENZA DELL’INFERNO LASCEREBBE INDIFFERENTI LA MAGGIOR PARTE DEI GIORNALI. PER QUESTO SCALFARI SCRIVE, E 'REPUBBLICA' PUBBLICA, CHE IL PAPA NON CREDE ALL’INFERNO: PERCHÉ ALTRI GIORNALI LO RIMBALZINO PER L’INTERO MONDO”
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ODIFREDDI ODIFREDDI

Oggi è la Giornata Mondiale del Fact Checking, e vale la pena soffermarsi su una straordinaria serie di fake news diffuse da Eugenio Scalfari negli anni scorsi a proposito di papa Francesco, l’ultima delle quali risale a pochi giorni fa.

mario calabresi eugenio scalfari mario calabresi eugenio scalfari
Com’è ormai noto urbi et orbi, Scalfari ha ricevuto nel settembre 2013 una lettera dal nuovo papa. Fino a quel momento, per chi avesse seguito anche solo di lontano la cronaca argentina, Bergoglio era un conservatore medievale, che nel 2010 aveva scandalizzato il proprio paese con le proprie anacronistiche prese di posizione contro la proposta di legge sui matrimoni omosessuali, riuscendo nell’ardua (e meritoria) impresa di coalizzare contro di sé un fronte moderato che fece approvare in Argentina quella legge, ben più avanzata delle timidi disposizioni sulle unioni civili approvate nel 2016 in Italia.
papa scalfari papa scalfari

Dopo la sua lettera a Scalfari papa Francesco si è trasformato per lui, e di riflesso anche per Repubblica, in un progressista rivoluzionario, che costituirebbe l’unico punto di riferimento non solo religioso, ma anche politico, degli uomini di buona volontà del mondo intero, oltre che il papa più avanzato che si sia mai seduto sul trono di Pietro dopo il fondatore stesso. Fin qui tutto bene, o quasi: in fondo, chiunque ha diritto di abiurare il proprio passato di “uomo che non credeva in Dio” e diventare “l’uomo che adorava il papa”, andando a ingrossare le nutrite fila degli atei devoti, o in ginocchio, del nostro paese.
PAPA BERGOGLIO E LA LAVANDA DEI PIEDI NEL CARCERE DI REGINA COELI PAPA BERGOGLIO E LA LAVANDA DEI PIEDI NEL CARCERE DI REGINA COELI

Odifreddi - Copyright Pizzi Odifreddi - Copyright Pizzi
Il fatto è che Scalfari non si è limitato alle proprie abiure personali, ma ha incominciato a inventare notizie su papa Francesco, facendole passare per fatti: a produrre, cioè, appunto delle fake news. In particolare, l’ha fatto in tre “interviste” pubblicate su Repubblica il 1 ottobre 2013, il 13 luglio 2014 e il 27 marzo 2018, costringendo altrettante volte il portavoce del papa a smentire ufficialmente che i virgolettati del giornalista corrispondessero a cose dette da Bergoglio. Addirittura, la prima intervista è stata rimossa dal sito del Vaticano, dove inizialmente era stata apposta quando si pensava fosse autentica.

Le interviste iniziano pretendendo che gli incontri con Scalfari siano sempre scaturiti da improbabili inviti di Bergoglio. E continuano attribuendo al papa impossibili affermazioni, dalla descrizione della meditazione del neo-eletto Francesco nell’inesistente “stanza accanto a quella con il balcone che dà su Piazza San Pietro” (una scena probabilmente mutuata da Habemus Papam di Moretti), all’ultima novità che secondo il papa l’Inferno non esiste.

scalfari_675 scalfari_675
Quando, travolto dallo scandalo internazionale seguìto alla prima intervista, Scalfari ha dovuto fare ammenda il 21 novembre 2013 in un incontro con la stampa estera, ha soltanto peggiorato le cose. Ha infatti sostenuto che in tutte le sue interviste lui si presenta senza taccuini o registratori, e in seguito riporta la conversazione non letteralmente, ma con parole sue. In particolare, ha confessato, “alcune delle cose che il papa ha detto non le ho riferite, e alcune di quelle che ho riferite non le ha dette”.

scalfari scalfari
Ma se le fake news sono appunto opinioni riportate come fatti, o falsità riportate come verità, Scalfari le diffonde dunque sistematicamente. Il che solleva due problemi al riguardo, riguardanti il primo Bergoglio, e il secondo Repubblica.

Il primo problema è perché mai il papa continui a incontrare Scalfari, che non solo diffonde pubblicamente i loro colloqui privati, ma li travisa sistematicamente attribuendogli affermazioni che, facendo scandalo, devono poi essere ufficialmente ritrattate. S

icuramente Bergoglio non è un intellettuale raffinato: l’operazione (fallita) di pochi giorni fa, di cercare di farlo passare ufficialmente per un gran pensatore, suona appunto come un’excusatio non petita al proposito, e non avrebbe avuto senso per il ben più attrezzato Ratzinger (il quale tra l’altro se n’è dissociato, con le note conseguenze).

SCALFARI NEL 1939 A SANREMO CON I GENITORI SCALFARI NEL 1939 A SANREMO CON I GENITORI
L’avventatezza di papa Francesco l’ha portato a circondarsi autolesionisticamente di una variopinta corte dei miracoli, dal cardinal Pell alla signora Chaouqui, e Scalfari è forse soltanto l’ennesimo errore di valutazione caratteriale da parte di un papa che non si è rivelato più adeguato del suo predecessore ai compiti amministrativi.

Non bisogna però dimenticare che Bergoglio è comunque un gesuita, che potrebbe nascondere parecchia furbizia dietro la propria apparente banalità. In fondo, un minimo di blandizia esercitato nei confronti di un ego ipertrofico gli ha procurato e gli mantiene l’aperto supporto di uno dei due maggiori quotidiani italiani, che è passato da una posizione sostanzialmente laica a una palesemente filovaticana.

EUGENIO SCALFARI CON IL SUO RITRATTO BY PERICOLI EUGENIO SCALFARI CON IL SUO RITRATTO BY PERICOLI
Se da un lato Bergoglio può ridersela sotto i baffi dell’ingenuità di uno Scalfari, che gli propone di beatificare uno sbeffeggiatore dei gesuiti come Pascal, dall’altro lato può incassare le omelie di un Alberto Melloni, che dal 2016 ha trovato in Repubblica un pulpito dal quale appoggiare le politiche papali con ben maggior raffinatezza, anche se non con minore eccesso di entusiasmo. A little goes a long way, si direbbe nel latino moderno.

PAPA BERGOGLIO CON IL CAPPELLO ANDINO PAPA BERGOGLIO CON IL CAPPELLO ANDINO
Rimane il secondo problema, che è perché mai Repubblica non metta un freno alle fake news di Scalfari, e finga anzi addirittura di non accorgersene, quando tutto il resto del mondo ne parla e se ne scandalizza. In fondo, si tratta di un giornale che recentemente, e inusitatamente, ha preso per ben due volte in prima pagina le distanze dalle opinioni soggettive del proprio ex editore-proprietario ma che non dice una parola sulle ben più gravi e ripetute scivolate oggettive del proprio fondatore.

PAPA BERGOGLIO CON I GIORNALISTI PAPA BERGOGLIO CON I GIORNALISTI
Io capisco di giornalismo meno ancora che di religione, ma la mia impressione è che in fondo ai giornali della verità non importi nulla. La maggior parte delle notizie che si stampano, o che si leggono sui siti, sono ovviamente delle fake news: non solo quelle sulla religione e sulla politica, che sono ambiti nei quali impera il detto di Nietzsche “non ci sono fatti, solo interpretazioni”, ma anche quelle sulla scienza, dove ad attrarre l’attenzione sono quasi sempre e quasi solo le bufale.
BERGOGLIO RATZINGER - PASTICCIO LETTERE BERGOGLIO RATZINGER - PASTICCIO LETTERE

Alla maggior parte dei giornalisti e dei giornali non interessano le verità, ma gli scoop: cioè, le notizie che facciano parlare la maggior parte degli altri giornalisti e degli altri giornali. E se una notizia falsa fa parlare più di una vera, allora serve più quella di questa. Dire che il papa crede all’esistenza dell’Inferno è ovviamente una notizia vera, ma sbattuta in prima pagina lascerebbe indifferenti la maggior parte dei giornalisti e dei giornali. Per questo Scalfari scrive, e Repubblica pubblica, che il papa non crede all’Inferno: perché altri giornalisti e altri giornali lo rimbalzino per l’intero mondo.
BERGOGLIO RATZINGER BERGOGLIO RATZINGER

Il vero problema è perché mai certe cose dovrebbero leggerle i lettori. Che infatti spesso non leggono le fake news, e a volte alla fine smettono di leggere anche il giornale intero. Forse la meditazione sul perché i giornali perdono copie potrebbe anche partite da qui, nella Giornata Mondiale del Fact Checking.

giovedì 29 marzo 2018

STO PERDENDO LA MEMORIA


Sono un giovane autore esordiente
ho messo on line una ventina di romanzi
ho registrato 250.000 letture gratuite
ho riceuto sul mio profilo FB 200.000 like documentati
e tante, tante manifestzioni di incoraggiamento.

Ora, poichè ho scritto una cosa nuova
ed ho compiuto 74 anni
vorrei sollecitarvi a leggere il mio manoscritto
perchè questo giovane autore esordiente
tra un poco vi lascia
rimanendo inedito
e poi chissenefrega di essere pubblicato postumo?
(non so se mi piego)

Vi allego il mio lavoro.
Grazie per l'attenzione.

Aldo Vincent


E’ la storia di un uomo che sta perdendo la memoria e sospetta si tratti di Alzheimer.
Il medico gli dice di non arrendersi e di scrivere tutto quello che gli torna in mente. Comincia così con una scrittura leggera, alla maniera della Coscienza di Zeno per intenderci, la soggettiva del suo cammino verso il buio e lui comincia a sbocconcellare ricordi alla rinfusa ma ogni volta che si ritrova davanti al ricordo del suo grande amore si blocca perchè non si ricorda più come si chiama.
Qui comincia l’interessante analisi di come elabora i ricordi, di quali appigli usa per ricomporre le sinapsi, quali accorgimenti... ma davanti al  nome della sua amata, il nulla! Come se fosse un buco nero, levigato, lucido, senza protuberanze, o fronzoli, o maniglie...


Qui si apre un piccolo probema, in quanto penso che non si possa parlare di memoria senza citare Umberto Eco che fece scalpore con un suo articolo sull’Espresso. Io lo cito, metto pure le foto, e mi spiacerebbe per ragioni di copyright doverlo togliere, ma è un problema tecnico e ci penserò su


Quando torniamo al racconto, il nostro omino è in uno stato avanzato del suo percorso verso l’ignoto. E’ sul letto, in uno stato di torpore, tra il dormiveglia, il sogno e l’allucinazione.
Nel suo delirio immagina di trovarsi davanti ad una grossa cupola di onice con tante fessure dalle quali entrano grosse api come fosse un alveare. Lui si fa piccolo, entra e in un androne buio trova una massa spugnosa nera che capisce essere il suo cervello e tra la materia che si sgretola sotto le picconate di alcuni nani, cadono grossi diamanti azzurrini che emettono una luce intermittente. Quando la luce si spegne, i nani con una pala caricano le some degli asinelli.
-          Cos’hai da guardare, non hai mai visto un nano in miniera?
-          Certamente, ma solo nei cartoni animati, mai dal vero. Tu come ti chiami?
-          Trufolo
-          Trufolo? Non mi pare che Biancaneve...
-          Non ci sono solo i nani di Biancaneve, ci sono in tutte le favole, solo che a volte non appaiono per non  disturbare il racconto.. Quelli non sono diamanti ma i tuoi ricordi che stiamo picconando per portarli via... –
Il nostro protagonista prende in mano queste pietre fluorescenti e ci vede alcuni dei suoi ultimi ricordi, l’ultimo dei quali lo vede tornato nelle dimensioni normali, steso sul suo letto in uno stato pre-comatoso. Dall’orecchio escono tanti somarelli  che in colonna si portano via i suoi pensieri. Per ultimo quattro nani portano in spalla una lettiga romana. Lui scosta la cortina per vedere chi c’è dentro e:
-          Ma tu sei Beatrice Serani, il mio grande amore!
-          Sì, grande amore, che non ti ricordavi nemmeno come mi chiamo..
Fermati, non posso, suvvia, non posso ti dico, è tutto finito, non hai capito?
E se ne va al seguito della carovana.
Per ultimo esce dal suo orecchio il somarello che porta il ricordo dei somarelli che portano via i suoi ricordi, e infine Cucciolo, il nano muto di Biancaneve, appare saltellando sulla coperta bianca del letto suonando un flauto traverso.
Ad un certo punto si gira e mostra sopra la testa un cartello con su critto:  FINE

Sì lo so, raccontata così sembra una storia da nulla, e lo è.
Ma emoziona.





ALZHEIMER


COME T’IMBROGLIO L’ALZHEIMER – UN GRUPPO DI RICERCATORI ITALIANI HA SCOPERTO COME BLOCCARE LA PERDITA DI MEMORIA – VA INONDATO DI DOPAMINA L’IPPOTALAMO - LA SPERIMENTAZIONE SU PAZIENTI UMANI 


Cristina Marrone per il Corriere della Sera

Per la prima volta in uno studio su pazienti, è stato scoperto da scienziati italiani il ruolo chiave di una piccola regione cerebrale, l’area tegumentale ventrale, nella malattia di Alzheimer. Se questa area (deputata al rilascio di una importante molecola «messaggera» del cervello, la dopamina, in neurotrasmettitore della felicità) funziona poco, ne risente il «centro» della memoria, l’ippocampo, quindi la capacità di apprendere e ricordare.

alzheimer alzheimer
Resa nota sul Journal of Alzheimer’s Disease, la scoperta potrebbe rivoluzionare sia la diagnosi precoce, sia le terapie per questa forma di demenza, spostando l’attenzione su farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Autrice dello studio è Annalena Venneri, dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN) in Gran Bretagna, che spiega: «la nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente» e la formazione dei ricordi risulta compromessa.

STUDIO SU ESSERI UMANI
VILLAGGIO ALZHEIMER VILLAGGIO ALZHEIMER
Si tratta del primo studio al mondo che dimostra questo collegamento negli esseri umani. Venneri e Matteo De Marco della University of Sheffield hanno eseguito test cognitivi e risonanze magnetiche su 29 pazienti con Alzheimer, 30 soggetti con declino cognitivo lieve e 51 persone sane, trovando una correlazione tra dimensioni e funzioni della VTA con le dimensioni dell’ippocampo e le funzioni cognitive dell’individuo. Più piccola risulta la VTA, minori le dimensioni dell’ippocampo e la capacità del soggetto di apprendere e ricordare. La scoperta arriva a un anno dai risultati di esperimenti di laboratorio condotti presso l’Ircss Santa Lucia e l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Coordinato da Marcello D’Amelio, lo studio (su Nature Communication) evidenziava anche l’effetto del mancato rilascio di dopamina da parte della VTA su un aspetto che accompagna spesso la malattia fin dalle sue prime fasi: la perdita di motivazione della persona.

SCOPERTA IMPORTANTE PER LA DIAGNOSI PRECOCE
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«La nostra scoperta - spiega Venneri - indica che se una piccola area di cellule del cervello, chiamata area tegmentale ventrale, non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, un piccolo organo situato dentro il lobo temporale, questo non funziona più in modo efficiente. L’ippocampo è associato con la formazione di nuovi ricordi, per questo la scoperta è cruciale per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Il risultato mostra un cambiamento che scatta repentinamente e che può innescare l’Alzheimer». «Stiamo somministrando farmaci `agonisti-dopaminergici´ - spiega Giacomo Koch, Direttore del Laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale dell’IRCCS capitolino - a pazienti con malattia di Alzheimer per osservare se questi farmaci stimolano la plasticità cerebrale e quindi la conservazione delle facoltà cognitive».

IL NODO DEI FINANZIAMENTI
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«Un altro possibile beneficio di questa scoperta è che potrebbe portare a un’opzione di trattamento differente della malattia, con la possibilità di cambiarne o fermarne il corso molto precocemente, prima che si manifestino i principali sintomi. Adesso - conclude Venneri - vogliamo stabilire quanto precocemente possono essere osservate le alterazioni nell’area tegmentale ventrale e verificare anche se queste alterazioni possono essere contrastate con trattamenti già disponibili». Ma la ricerca fa i conti con il ‘nodo’ dei finanziamenti. «Non è possibile quantificare il tempo necessario - conclude - perché tutto dipende da quanto verrà investito per finanziare la ricerca necessaria a portare a questo risultato».