giovedì 29 marzo 2018

ALZHEIMER


COME T’IMBROGLIO L’ALZHEIMER – UN GRUPPO DI RICERCATORI ITALIANI HA SCOPERTO COME BLOCCARE LA PERDITA DI MEMORIA – VA INONDATO DI DOPAMINA L’IPPOTALAMO - LA SPERIMENTAZIONE SU PAZIENTI UMANI 


Cristina Marrone per il Corriere della Sera

Per la prima volta in uno studio su pazienti, è stato scoperto da scienziati italiani il ruolo chiave di una piccola regione cerebrale, l’area tegumentale ventrale, nella malattia di Alzheimer. Se questa area (deputata al rilascio di una importante molecola «messaggera» del cervello, la dopamina, in neurotrasmettitore della felicità) funziona poco, ne risente il «centro» della memoria, l’ippocampo, quindi la capacità di apprendere e ricordare.

alzheimer alzheimer
Resa nota sul Journal of Alzheimer’s Disease, la scoperta potrebbe rivoluzionare sia la diagnosi precoce, sia le terapie per questa forma di demenza, spostando l’attenzione su farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Autrice dello studio è Annalena Venneri, dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN) in Gran Bretagna, che spiega: «la nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente» e la formazione dei ricordi risulta compromessa.

STUDIO SU ESSERI UMANI
VILLAGGIO ALZHEIMER VILLAGGIO ALZHEIMER
Si tratta del primo studio al mondo che dimostra questo collegamento negli esseri umani. Venneri e Matteo De Marco della University of Sheffield hanno eseguito test cognitivi e risonanze magnetiche su 29 pazienti con Alzheimer, 30 soggetti con declino cognitivo lieve e 51 persone sane, trovando una correlazione tra dimensioni e funzioni della VTA con le dimensioni dell’ippocampo e le funzioni cognitive dell’individuo. Più piccola risulta la VTA, minori le dimensioni dell’ippocampo e la capacità del soggetto di apprendere e ricordare. La scoperta arriva a un anno dai risultati di esperimenti di laboratorio condotti presso l’Ircss Santa Lucia e l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Coordinato da Marcello D’Amelio, lo studio (su Nature Communication) evidenziava anche l’effetto del mancato rilascio di dopamina da parte della VTA su un aspetto che accompagna spesso la malattia fin dalle sue prime fasi: la perdita di motivazione della persona.

SCOPERTA IMPORTANTE PER LA DIAGNOSI PRECOCE
alzheimer alzheimer
«La nostra scoperta - spiega Venneri - indica che se una piccola area di cellule del cervello, chiamata area tegmentale ventrale, non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, un piccolo organo situato dentro il lobo temporale, questo non funziona più in modo efficiente. L’ippocampo è associato con la formazione di nuovi ricordi, per questo la scoperta è cruciale per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Il risultato mostra un cambiamento che scatta repentinamente e che può innescare l’Alzheimer». «Stiamo somministrando farmaci `agonisti-dopaminergici´ - spiega Giacomo Koch, Direttore del Laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale dell’IRCCS capitolino - a pazienti con malattia di Alzheimer per osservare se questi farmaci stimolano la plasticità cerebrale e quindi la conservazione delle facoltà cognitive».

IL NODO DEI FINANZIAMENTI
alzheimer alzheimer
«Un altro possibile beneficio di questa scoperta è che potrebbe portare a un’opzione di trattamento differente della malattia, con la possibilità di cambiarne o fermarne il corso molto precocemente, prima che si manifestino i principali sintomi. Adesso - conclude Venneri - vogliamo stabilire quanto precocemente possono essere osservate le alterazioni nell’area tegmentale ventrale e verificare anche se queste alterazioni possono essere contrastate con trattamenti già disponibili». Ma la ricerca fa i conti con il ‘nodo’ dei finanziamenti. «Non è possibile quantificare il tempo necessario - conclude - perché tutto dipende da quanto verrà investito per finanziare la ricerca necessaria a portare a questo risultato».

sabato 24 marzo 2018


ECCO TUTTE LE COSE CHE FACEBOOK CONOSCE DELLA NOSTRA VITA - E’ POSSIBILE ATTIVARE UNA FUNZIONE CHE RIVELA LE INFORMAZIONI RACCOLTE: DAI NUMERI DI TELEFONO DEGLI AMICI ALLA RELIGIONE - SAPEVATE CHE E' POSSIBILE SCARICARE UNA COPIA DI TUTTO CIO' CHE ABBIAMO CONDIVISO? (ECCO COME SI FA) - E IL SOCIAL NETWORK, DOPO LA NOSTRA MORTE…
-

Condividi questo articolo
Mauro Evangelisti per “il Messaggero”
mark zuckerberg 3 mark zuckerberg 3

Facebook conosce e conserva tutti i frammenti della nostra vita. Conosce e conserva la frase rabbiosa che abbiamo scritto in chat a una fidanzata che ci voleva lasciare nell'ottobre del 2012; conosce e conserva la foto che ci siamo scattati ubriachi a playa d' en Bossa nel luglio del 2014 e abbiamo inviato in privato a un amico di cui ci fidiamo; conosce e conserva i nostri pensieri sull' immigrazione e sulla religione che abbiamo consegnato a dei post nel febbraio del 2017.

Non solo: Zuckerberg ha tutti i numeri di telefono della rubrica del nostro smartphone. Gli abbiamo consegnato la scatola nera dei nostri giorni, uno per uno, ora per ora, post dopo post, conversazione dopo conversazione. C' è tutta la nostra vita, quanto meno quella cominciata quando siamo entrati in Facebook, nel decennio scorso.

privacy facebook privacy facebook
E' semplicissima, istruttiva e un po' ci stordisce la verifica di cosa il social network sa e conserva di noi. Basta accedere a impostazioni e cliccare su «scarica una copia dei tuoi dati». Dopo una decina di minuti Facebook consegna una serie di file con tutte le tracce della nostra attività da quando ci siamo iscritti.

Ci sono sorprese inquietanti: Zuckerberg ha le nostre foto, ma non solo quelle che non abbiamo pubblicato, ma anche quelle che abbiamo condiviso con una fidanzata o un amico in chat; di più: ha i numeri di tutti i nostri contatti memorizzati sullo smartphone, anche se non sono iscritti a Facebook. Come è possibile? Lo abbiamo autorizzato a prenderli quando abbiamo installato l' applicazione; ha l' elenco di tutti i nostri amici e nella copia dei dati conservati che gentilmente ci invia, ci spiega quando abbiamo accettato un' amicizia o quando l' abbiamo cancellata.
mark zuckerberg 2 mark zuckerberg 2

Nicola Zamperini, studioso e autore del libro Manuale di disobbedienza digitale: «Abbiamo esternalizzato la nostra memoria. C' è un altro risvolto che ci deve spaventare: sulla base di questi dati Facebook applica la funzione del ricordo che ci ripropone ogni tanto. Finisce l' attivazione della memoria involontaria, tutto è legato a un algoritmo che ci indica cosa ricordare».

C'è poi il lato oscuro legato all' utilizzo di questa infinita banca dati di pezzi di vite: temevamo che sarebbe stata usata per venderci qualcosa, la cronaca ci racconta altro. Chi accede a questi dati può orientare il dibattito politico, favorire alcune tesi e alimentare le paure. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha scritto una lettera a Zuckerberg chiedendo spiegazioni sullo scandalo Cambridge Analytica. Osserva: «Sui giganti del web bisogna dar vita a un sistema di regole, sono gli unici sistemi di comunicazione che non ne hanno».
FACEBOOK TIMELINE FACEBOOK TIMELINE

DOPO LA MORTE
Eppure, la scatola nera della nostra vita che abbiamo consegnato a Zuckerberg cela anche un lato più suggestivo e denso di incognite. Viene in mente un episodio di Black Mirror (serie inglese che descrive futuri distopici) in cui una ragazza fa rivivere il fidanzato morto, sulla base dei dati lasciati sul social network. Rileggendo le conversazioni che in dieci anni abbiamo avuto sulla chat di Fb capiamo come eravamo e come siamo cambiati, come sono mutate le persone che conosciamo, ricordiamo dialoghi, litigi o lampi di tenerezza che non avevamo impresso nella memoria ma che Zuckerberg ha conservato per noi; possiamo commuoverci rileggendo la lunga chat nel 2012 sul campionato di calcio o sulla birra preferita con un amico che pochi anni dopo sarebbe morto. Un tempo andavamo a rileggere lettere o cartoline, oggi c' è qualcosa di molto più dettagliato, una verbalizzazione continua delle nostre vite.
Facebook spia Facebook spia

«Ma scompaiono le gerarchie dei ricordi - avverte Zamperini -: di mio padre so distinguere le foto cartacee più importanti, quelle del matrimonio o di un viaggio, noi lasceremo migliaia e migliaia di immagini e testi in cui i nostri figli si perderanno».

giovedì 22 marzo 2018

i vostri dati

https://medium.com/@azael/dati-personali-e-altre-cazzate-che-vi-hanno-rubato-5bba724f9e43

Ok, a questo punto avrete senz’altro appreso del crollo in borsa di Facebook, dovuto allo scandalo legato all’inchiesta sull’utilizzo illegale dei dati da parte di Cambridge Analytica.

Cambridge Analytica Cambridge Analytica
 
La questione è molto più semplice di quanto appaia nei colonnini morbosi dei quotidiani online: questa società inglese non ha *esattamente* rubato i dati personali degli utenti. Questa società ha

1. creato una specie di sondaggetto su Facebook, di quelli che facciamo continuamente con grande gioia, tipo “Scopri che alimento senza glutine saresti se fossi un ex parlamentare repubblicano”
2. vi ha chiesto se poteva prendere alcuni dati del vostro profilo
3. voi gli avete detto di sì perché voi non avete niente da nascondere, perdìo
4. vi ha chiesto anche se poteva avere la lista dei vostri amici
5. voi gli avete detto di sì (e all’epoca per Facebook non era illegale farlo)

storie su facebook storie su facebook
 
6. sulla base di analisi psicometriche ha dedotto, ad esempio, che l’utente Guiseppe, dato che gli piacciono i tarallucci e le Dolomiti, allora vota a destra e ha paura che i clandestini gli rubino il lavoro. L’utente Mariabudella invece vota la Bonino perché le piacciono le poesie di Neruda e i labrador.

7. su questa base, la società ha creato un grosso grasso foglio excel in cui ha messo tutte le tendenze politiche delle persone (“lui voterà Ingroia”), le paure (“lui teme l’invasione degli Unni”), i gusti (“a lui piacciono molto i grassi saturi”) e le opinioni (“per lui la terra è trapezoidale”), poi ha spedito il foglione a Trump, facendosi dare in cambio un po’ di soldi
8. Trump ha preso questo foglione Excel e sulla base dei dati in esso contenuto ha mostrato delle pubblicità su Facebook e su altri siti in giro per il web, spiegando

Cambridge Analytica Cambridge Analytica 
 
— a Guiseppe che — se Trump avesse vinto le elezioni — Trump avrebbe ucciso i clandestini con la fibia della cinta e avrebbe regalato tarallucci al casello di Civitanova Ovest,
— a Mariabudella che - se Trump avesse vinto le elezioni — Trump avrebbe invece liberalizzato l’uso personale della Bonino e regalato labrador ai poeti poveri
9. la signora Mariabudella e il giovane Guiseppe, guardando con attenzione queste pubblicità, in virtù di un complicato calcolo di costi/benefici, hanno deciso quindi di votare Trump,
facebook facebook
10. Trump ha vinto le elezioni.
10bis. Bellammerda.

Ora, posto che la società Cambridge Analytica è stata cattiva perché non vi ha spiegato bene come avrebbe usato i nomi dei vostri amici e i vostri like a Tiziano Ferro, che Trump è stato cattivo perché d’altra parte lo è di natura, il problema non vi sembra che sia un altro?

gruppo facebook esplicito gruppo facebook esplicito

Cambridge Analytica ha fatto — molto velocemente, grazie a un bel programmino che ha sviluppato — un’operazione volgarmente meccanica: ha preso la lista degli utenti Facebook e ha preso nota delle informazioni utili che c’erano dentro: like, commenti, amici, contenuti, poi ne ha dedotto gli argomenti su cui puntare per orientare il voto degli utenti stessi (Es: se devo far cambiare il voto di Mariabudella, posso dirle che Trump ama come lei i labrador, mentre la Clinton e la Bonino li detestano e li stuprano di nascosto). Giusto per capire: se avessi un po’ di decenni a disposizione e un foglio Excel molto grande, potrei farlo anch’io, A MANO.

Quindi no, il problema, evidentemente, non è questa razzia di dati personali. Il problema, mannaggia alle peonie putrefanti, è che questi cazzo di americani hanno deciso per chi votare sulla base delle pubblicità — pubblicità personalizzatissime, per carità — , ma pur sempre pubblicità viste su Facebook. Il problema è che le persone han preso a decidere il proprio voto con lo stesso processo mentale che fino a qualche anno fa serviva per scegliere il succo di frutta al mirtillo e i detersivi al bergamotto. Il problema — signori della corte — è che la gente vota a cazzo di cane, sulla base di paure, promesse, convenienze personali, notizie finte, teorie sbagliate, idee sceme di ogni forma e colore.
mussolini su facebook mussolini su facebook

Certo, è la fine delle ideologie, signora mia, lo sapevamo, è l’epoca delle opinioni personali, della valutazione soggettiva e della politica liquida (saranno finiti i politici ricchi di fibre?). L’epoca dei cittadini e non dei partiti, perché chi più di un cittadino del Wisconsin può decidere della politica estera di una superpotenza nucleare? Lo sapevamo, e ci è anche stato bene, perché così abbiamo mandato al confino i partiti, i politici e il carrozzone incomprensibile della rappresentatività.

Lo sapevamo, ma proprio per questo adesso dovremmo evitare di cercare il colpevole in chi *ruba* i vostri dati personali. I vostri dati personali, detto per inciso e fuori dall’enfatica rappresentazione che in genere ne fanno i conduttori dei talkshow, sono una montagna di merda, composta per lo più da citazioni con refusi di Fabio Volvo e foto di voi che mangiate il sushi a Pavia. I vostri dati personali non contano un santissimo cazzo. Voi non contate un cazzo.
FACEBOOK E ANZIANI FACEBOOK E ANZIANI

Non avete nulla da proteggere, e dovreste preoccuparvi di una sola cosa: informarvi, studiare, cercare di capire qualcosa prima di scegliere se votare per un imbecille. Solo questo. Se faceste questo piccolo esercizio di umiltà e di senso civico potrebbero venirvi a rubare pure la cuccia del cane e la password di Tinder e non avrebbero comunque cambiato la vostra idea politica. E la democrazia, come l’antico vaso, sarebbe stata portata in salvo.

giovedì 15 marzo 2018

COCCODRILLO



E’ morto Hawking, e con lui la mia speranza di riuscire a dirgli che i calcoli di una sua famosa teoria sono sbagliati.
Peccato, un altro pezzo di vita che se ne va.
Era cominciato tutto con il successo clamoroso del suo libro DAL BIG BANG E I BUCHI NERI che aveva trasformato noi lettori in astrofisici, matematici, e tuttologi. Passando per caso tra le scrivanie dell’ufficio captai un brandello di discussion tra colleghi che discettavano sulla caducità dei nostri sensi:
-      In fondo, se l’Universo si contraesse un milione di volte e noi  con esso, chi se ne accorgerebbe? – diceva un occhialuto interlocutore
-      Il mio salumiere! – risposi io, distrattamente
-      - Cosa?
-      - Certo, il mio salumiere se ne accorgerebbe perchè cadrebbero i prosciutti e i salami appesi... 1)
Fu nel clamore che seguì questa mia dichiarazione che tentai di dire ai miei colleghi che alcune volte le teorie vanno valutate seriamente invece di stare lì a bocca aperta a bersi tutto ciò che sta scritto. Pure Hawking per esempio, nella teoria dei mini buchi neri aveva commesso un errore di calcolo...
Apriti cielo! Tu piccola insignificante cacchina di mosca OSI! mettere in dubbio il pensiero del più grande astrofisico vivente?
Fu così che la faccenda prese una piega sgradevole con conseguente effetto valanga, ed io lo chiedo al professore di mia figlia, ma io conosco il docente di matematica alla Statale di Milano, ed io...
Per farla breve: mi licenziai, presi la mia macchina fotografica e cambiai vita, ma prima andai a Cambridge per tentare di farmi ricevere dall’eminente scienziato e spiegargli che secondo me nel libro da lui scritto c’era un errore. Purtroppo una volta arrivato da quelle parti, una gentile ma determinata assistente non mi permise di andare oltre, e così per anni ho tenuto solo per me la convinzione dell’errore. Ma oggi è arrivato il giorno di condividerlo con voi. Si tratta di questo:
Nel suo libro DAL BIG BANG AI BUCHI NERI nel capitolo sui buchi neri microscopici, lo scienziato scrive che uno di questi potrebbe – senza che nessuno di noi se ne accorga- penetrare tutta la Terra, collocarsi al centro di essa e da lì più o meno lentamente mangiarsi tutta la materia distruggendoci. Ecco, io non contesto la teoria, che come tutte le teorie va solo verificata. Io contesto che il buco nero si vada a collocare al centro della Terra e lo dimostro.
Premesso che il discorso è puramente teorico in quanto all’atto pratico la Terra non se ne sta ferma nello spazio ma ha al suo interno fluidi che vengono influenzati dalla rotazione (effetto Coriolanus ecc.) e dalla traslazione, la domanda in termini esatta dovrebbe essere la seguente:
Supponendo la Terra ferma nello spazio, teorizzando un pozzo che la trapassi da parte a parte passando dal suo centro, se dentro questo pozzo gettiamo una grossa palla di cannone, essa andrà a collocarsi al centro della Terra come teorizza Hawking?
Secondo me no, e lo dimostro:
Supponiamo di mettere dentro il pozzo una scala con 100 pioli e di cominciare a scendere. Sul primo piolo avremo la gravità che ci attira verso il centro pari a 100. Fatto il primo gradino, avremo 99 verso il centro e 1 verso la superficie. Continuando così, di gradino in gradino avremo una massa che ci attira verso il centro chiamiamola 75, mentre l’altro 25 (il totale è sempre 100) ci attirerà verso la superficie. Arrivati ad un punto di equilibrio (a suo tempo lo avevo calcolato ma oggi non ne ho voglia) la palla di cannone comincerà ad oscillare vistosamente secondo la teoria di Galileo avendo come punto focale una posizione intermedia nel percorso verso il centro MANON SI COLLOCHEREBBE STABILMENTE AL CENTRO DELLA TERRA.
Ecco, era questo che volevo dire ad Hawking  ma adesso è troppo tardi.
R.I.P.

1)   I prosciutti ed i salami cadrebbero perchè il diametro della cordicella non è proporzionale al peso che reggono.


venerdì 9 febbraio 2018

Algoritmo FB

VI INCAZZATE PER IL BRACCIALETTO DI AMAZON, MA ABBIAMO TUTTI UNA SONDA NEL CERVELLO CHE SI CHIAMA FACEBOOK: SA TUTTO DI NOI E RIVENDE I NOSTRI DATI - L’ALGORITMO SA SE SIAMO RICCHI O POVERI IN BASE AI VIAGGI CHE FACCIAMO, DOVE ABITIAMO, I LUOGHI CHE FREQUENTIAMO. E MOLTI ALTRI COMMERCIANO SULLA NOSTRA SALUTE: ECCO COME SANNO SE CI AMMALEREMO...
-

Condividi questo articolo
Massimo Gaggi per il Corriere della Sera

storie su facebook 2 storie su facebook 2
Il brevetto di Amazon sul braccialetto che guida la mano dei magazzinieri ha suscitato tempeste d' indignazione. Molto meno quello (reso noto negli stessi giorni) di Facebook che ha costruito un algoritmo per dedurre dall' enorme mole di dati dei quali dispone il livello sociale ed economico dei suoi due miliardi di utenti. Un sistema che consente di suddividere tutti noi tra ricchi, poveri e ceto medio senza disporre direttamente di informazioni su stipendi percepiti o patrimonio posseduto.

facebook mobile facebook mobile
Per arrivarci con un accettabile grado di approssimazione Facebook mette insieme altri parametri: il tuo livello d' istruzione, che viaggi fai, dove vai in vacanza, quanti e quali apparecchi elettronici usi, con quanta intensità, dove abiti, se sei proprietario del tuo alloggio e altro ancora. Profili che, rivenduti a imprese, serviranno a indirizzare i messaggi pubblicitari: se sei catalogato come ricco ti proporranno viaggi in Polinesia, altrimenti proposte low cost . Solite questioni.

facebook facebook
Invasione della privacy , dati con un valore economico prelevati gratis da una società che continuiamo a chiamare rete sociale ma, in realtà, è ormai una enorme macchina di accumulazione, elaborazione e rivendita di dati. E c' è molto di più dell' uso (spregiudicato ma lecito) di informazioni personali a fini commerciali: intanto questi profili sono approssimativi. Chi li compra si accontenta di identificazioni magari precise al 90%. Così molti di noi verranno identificati in modo errato senza saperlo.
IMPEDIRE A WHATSAPP DI DARE I TUOI DATI A FACEBOOK IMPEDIRE A WHATSAPP DI DARE I TUOI DATI A FACEBOOK

E questi sistemi, molto al di là del brevetto di Facebook, si stanno diffondendo a macchia d' olio. Hanno dato vita a un giro miliardario di aziende - da Acxiom a Oracle - che pescano, impacchettano e rivendono dati di ogni tipo: anche salute, comportamenti sociali, psicologia. Facebook attinge anche da loro per costruire profili sempre più complessi (c' è chi misura la nostra emotività dal modo in cui usiamo la tastiera del pc).

Informazioni che non solo servono a indirizzare pubblicità e consumi, ma sono vendute ad aziende che vogliono conoscere la nostra credibilità come pagatori, il nostro stato di salute, magari l' orientamento politico. Un esempio? NexisLexis misura anche la possibilità che ci si ammali usando dati non sanitari: dai consumi al titolo di studio passando per l' iscrizione alle liste elettorali (se voti e sei attivo nella comunità probabilmente curerai il tuo corpo).

SUNGLASS IN CINA


Cina, la polizia usa gli occhiali per il riconoscimento facciale

Gli smart glass possono identificare un volto in 100 millisecondi (foto Getty)
I dispositivi pescano dal database dei ricercati e riconoscono un volto in 100 millisecondi. Ma le Ong lanciano l'allarme: dati usati senza consenso


Le lenti indossate dai poliziotti scansionano il viso dei passanti e segnalano se tra di loro c'è un ricercato. Sembra un film di fantascienza, in Cina è realtà. La polizia di Zhengzhou, capitale della provincia di Henan, nel centro del Paese, li avrebbe infatti usati per identificare le persone sospette nella locale stazione ferroviaria. Secondo quanto riferito da People's Daily (organo del partito comunista) e riportato dal Wall Street Journal, questa tecnologia avrebbe già aiutato a identificare sette latitanti.

Come funzionano gli smart glass

Non è ancora chiaro come questi occhiali funzionino esattamente. Secondo il ceo di LLVision Technology, la società che ha sviluppato questi smart glass, l'identificazione di un volto da un database di 10mila facce richiederebbe solo 100 millisecondi. Non è chiaro però quali siano i tempi di risposta: i ricercati vengono identificati immediatamente o i poliziotti devono attendere qualche minuto prima di agire? Al momento, l'uso del dispositivo è in dotazione solo agli agenti che pattugliano la stazione principale della città. Perché sarebbero utili a individuare singoli volti nella folla e a verificare l'identità dei passeggeri anche in caso di documenti falsi. Il dispositivo esordisce non a caso in un periodo che si annuncia di super-lavoro: per il capodanno cinese viaggeranno in treno 389 milioni di cinesi.

L'allarme per i diritti umani

Ma il riconoscimento facciale potrebbe servire non solo per esigenze di sicurezza ma anche per volontà di sorveglianza. Le minoranza del Paese, ad esempio, usano documenti falsi per fare viaggi che altrimenti sarebbero preclusi. Secondo la Ong Human Rights Watch, “il governo pensa di raggiungere la stabilità sociale mettendo le persone sotto un microscopio, ma questi programma tendono piuttosto a esacerbare l'ostilità nei confronti delle autorità”. Per questo motivo l'organizzazione chiede che Pechino “interrompa l'utilizzo di questo tipo di tecnologie e distrugga i dati immagazzinati senza un consenso informato”.