lunedì 2 gennaio 2017

POST- VERITA'



I cretini della post verità

É l’anno dei cretini della post verità. Termine già certificato dal prestigiosissimo Oxford Dictionary e infatti tutti i più saccenti giornaloni si sono affrettati a mandare a memoria questa parola: dal Guardian al Washington Post, dal Times al Corriere della Sera, dal radicalchicchissimo Internazionale a Repubblica. È la parola dell’anno finito e senza dubbio ci romperanno le balle con questa strampalata teoria anche in quello che ha appena iniziato. Ma cos’è dunque questa post verità? Di cosa si stratta? È il solito giro di parole che le elite radical chic si inventano per darsi un po’ di arie. Questi sterminatori di parole e di buon senso hanno decretato che siamo nell’era della posto verità; e, per intenderci, sono gli stessi che chiamano lo spazzino operatore ecologico e l’handicappato diversamente abile; quelli che hanno inventato decine di perifrasi per catalogare (con estremo rispetto, ovviamente!) tutti i gusti sessuali, quelli che si dice genitore 1 e 2, quelli che se dici negro ti mettono alla gogna e che prima o poi chiameranno i bianchi diversamente neri per non essere troppo razzisti, senza accorgersi di essere gli ultimi razzisti rimasti sul pianeta terra. Hanno ecceduto a tal punto in questa ossessione politicamente corretta da essere diventati la caricatura di loro stessi. E qualcuno, esasperato da questo galateo dell’ipocrisia, ha sbroccato e ha pensato bene di ruttargli in faccia. L’ultimo in ordine temporale è stato Beppe Grillo. Ma torniamo alla post verità e al suo significato. Post verità è un modo per dire bufala, balla, bugia. Ma siccome – come dicevamo prima  - loro non chiamano mai le cose col loro nome hanno pensato di apparecchiare questo termine paludato. La post verità è una bufala di nome e di fatto. La teoria è che nel far west della rete circolino così tante bugie che la gente (che se avessero il coraggio delle loro azioni definirebbero “plebi”) finisce per crederci e per farsene influenzare. Per non cadere nel loro stesso gioco: siamo di fronte a una cagata pazzesca. Provate un po’ a indovinare quando ha preso campo questa idea? Vi aiuto io: si è fatta largo silenziosamente dopo il successo della Brexit, è esplosa a livello mondiale a seguito della vittoria di Donald Trump e in Italia è diventata verbo dopo il trionfo del No al referendum costituzionale. Un caso? No. Anche perché coloro che la hanno inventata e la utilizzano come una scimitarra contro le folle populiste, sono gli stessi che non avevano capito niente di quello che stava ribollendo nei loro rispettivi paesi. Quelli che fino al giorno prima dicevano che se la Gran Bretagna fosse uscita dall’Europa il secolare impero di sua Maestà sarebbe andato gambe all’aria, che quell’arricchito di Trump avrebbe fatto esplodere il mondo e che lo stop alle riforme avrebbe portato ogni forma di distruzione sullo Stivale (queste non erano post verità ma semplicemente delle idiozie). Invece la regina è ancora lì con la sua imperturbabile permanente, Trump rispetto all’ultimo, isterico, Obama sembra uno statista e in Italia non è cambiato un tubo.

Dunque, lorsignori, non adattandosi a un mondo che va per i fatti suoi e non si adatta ai fatti che circolano nella loro testa, hanno deciso di ribaltare il tavolo: hanno vinto i populisti perché la menzogna ha prevalso sulla verità e gli elettori hanno preso lucciole per lanterne. Insomma, è stato solo un gigantesco abbaglio. Ed è tutta colpa di internet e dei social network. Il passo successivo – e qualcuno già lo ha fatto capire tra le righe – è dire che gli elettori sono solo una massa di imbecilli e quindi bisogna abolire il suffragio universale.
Così improvvisamente la post verità è stata spalmata come un balsamo su tutti i mezzi di comunicazione. Quando non sai come giustificare un clamoroso fallimento della tua combriccola ideologica tiri fuori la post verità e tac è fatta. 

Un manipolo di cretini che non capisce un cavolo di quello che vuole realmente la gente ha risolto la situazione classificando come ebeti qualche centinaio di milioni di persone: noi stiamo dalla parte giusta, loro da quella sbagliata perché sono ignoranti che si bevono qualunque fesseria. Perché è rassicurante, per chi ha perso ogni punto di rifermento, convincersi che è tutta colpa delle balle e di chi le posta su Facebook. Come se non fossero mai esistite le bufale, come se i cittadini, gli internauti e dunque gli elettori, non fossero capaci di distinguere autonomamente il vero dal falso. E così da strampalata teoria autoassolutoria e popolodenigratoria si è trasformata in un’istanza politica. Ed è questo il pericolo. Perché i governi hanno iniziato a dire che bisogna porre rimedio a questa cosa, che i social network sono delle cloache a cielo aperto dove tutti – ohibò! – possono dire quello che gli pare. Giovanni Pitruzzella, il presidente dell’Antitrust, ha dichiarato al Financial Times che “i pubblici poteri devono controllare l’informazione”. Oh, finalmente qualcuno ha calato la maschera. Beppe Grillo, una volta in vita sua, ha detto una cosa giusta: questa è una nuova inquisizione. Ha ragione. Ci manca solo che i burocrati di Roma o – ancora peggio – di Bruxelles si mettano a censurare quello che scriviamo sui nostri profili Facebook… Anche perché, allora, se si dichiara guerra alle balle bisogna mettere alla berlina tutti, ma proprio tutti i pinocchi del mondo, e non solo su Facebook. Sento tintinnare le ginocchia in Parlamento. Vogliamo imbavagliare Maria Elena Boschi perché in televisione diceva che con la vittoria del No sarebbe stato più difficile combattere il terrorismo islamico? E quella non era post verità, ma proprio una stronzata. Difatti i cittadini lo hanno capito, hanno smontato una per una tutte le trimalcioniche promesse referendarie e hanno dato il benservito a Renzi e al suo governo. A dimostrazione del fatto che gli elettori non hanno bisogno di una badante di Stato che verifichi e selezioni per loro quello che possono o non possono leggere. Ma loro, questa badante ce la vorrebbero appioppare. Vorrebbero mettere le nostre idee in libertà vigilata, sigillare una zona traffico limitato del pensiero, mettere fuori legge gli eretici. Perché ci vuole un attimo a infilare le critiche nel cestino della spazzatura, dello spam illeggibile. Sognano una discarica indifferenziata del pensiero politicamente diverso. Non scorretto. Gli scorretti – quelli che vogliono cambiare le regole del gioco – sono soltanto loro. 

Non ce la faranno, perché cercare di fermare la rete – la gente – con qualche carta bollata è come pensare di poter svuotare il Sahara con un cucchiaino da tè. Ma il 2017 sarà comunque l’anno in cui i cretini della post verità cercheranno di mangiarsi pezzi della nostra libertà. Libertà di informazione, libertà di critica e financo politica. Stiamo all’erta.

unamattinamisonsvegliato • un giorno fa

E TI CREDO, che i boiardi si rivoltano come bisce. Loro sulla "verità ufficiale" hanno costruito un sistema: solo loro possono dare le patenti di "ufficialità" ai fatti, e loro tengono le mani BEN AVVINGHIATE su...Altro...

Carline Vincent
Carline Vincent mario • un giorno fa

Le parole di Pitruzzella sono di un inaudita gravità. Ormai rendendosi conto che sia la televisione che la carta stampata non riescono più a canalizzare l'elettorato, almeno non nella percentuale da loro desiderata, gettano le basi per controllare e manipolare l'unica vera informazione libera, certo non esente da difetti ma pur sempre libera.

PITRUZZELLA: Borbonico (DOC+ IGP) esponente della burocrazia autoreferenziale, codina, borbonica IGP-indicazione geografica protetta, profondo sud di Roma, che ha occupato improduttivamente, oltre che dispendiosamente, ogni ganglio del Paese, e sta finendo di mandare a picco l'Ita(g)lia che contribuisce , ogni giorno di più, tramite i famigerati lacci e lacciuoli annidati negli astrusi regolamenti da essa creati, a limitare le nostre libertà. Quelli come lui (Pitruzzella)sono la truppa della quale si avvalgono" i cretini della post verità" , quelli che, non dimentichiamolo, hanno coniato quell'altra pericolosa idiozia del "populismo". Domanda retorica: cosa vorrà mai significare populismo? Se non altro, rinnovata propensione del singolo a riappropriarsi dei propri diritti, della propria libertà di decidere , rifiutando l'appiattimento imposto "manu militari" delle sedicenti marce elites che prosperano nell'attuale opaca società

Suvvia, il 2016 non è stato annus horribilis e neanche storico, per la post-verità

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La post-truth di cui tutti i giornali e i siti di informazione del mondo parlano in questi giorni a cavallo tra la fine dell'"horribilis" 2016 e il principio del nuovo anno è certamente un problema, e neppure piccolo, ma non è "il" problema del difficile momento storico che stiamo vivendo, come molti commentatori tendono a farci credere con i loro allarmati commenti sulla diffusione esponenziale e virale delle menzogne su internet.
Meglio intendersi subito: il fenomeno della diffusione sui principali social network di notizie false e infondate, al solo scopo di influenzare e manipolare il dibattito secondo la propria utilità (spesso politica), sfruttando la condivisione "alla leggera" di masse di utenti, è indiscutibilmente in atto, e non si vuole in alcun modo negarlo.
Tuttavia, prima di eleggere la post-verità a parola chiave globale del 2016 (come ha fatto Oxford Dictionaries), a evento cruciale alla base della vittoria di Trump, dell'uscita della Gran Bretagna dall'Europa, così come anche dell'incedere apparentemente trionfale dei populismi in mezzo Occidente, bisognerebbe utilizzare (molta) più cautela.
Un conto è infatti analizzare, con l'ausilio di tutti gli strumenti a disposizione, come le "bufale" rimbalzano da un utente all'altro su Facebook o su Twitter, fino a raggiungere platee potenzialmente vastissime: questo già si può fare e infatti si fa. Un altro conto, molto diverso, è cercare di capire se e come queste "bufale" influenzino realmente chi le legge: questo è un compito molto più arduo.
Perché se tutto lascia presumere che chi condivide o diffonde una notizia in un certo senso la fa propria, "sposandola" (l'avvertenza "retweet non è endorsement" la scrivono sul proprio profilo soltanto i giornalisti professionisti), non è altrettanto scontato che gli amici o follower del "bufalaro", semplicemente leggendo la notizia falsa, se ne lascino condizionare fino a modificare il proprio pensiero. Anzi, è probabile che non lo modifichino proprio (ma questa è una mia opinione, che cercherò di suffragare qui di seguito).
Tutti sanno ormai che Facebook, Twitter, Instagram, ma anche i principali motori di ricerca interni ed esterni a questi social network, utilizzano algoritmi che fanno emergere nelle bacheche e tra i risultati di ricerca i contenuti cui noi siamo più abituati: in altre parole, ciò che più ci piace, sulla base delle nostre preferenze dedotte dalle nostre interazioni precedenti come ad esempio i like che abbiamo messo.
Così, invece che favorire la nostra apertura mentale nei confronti del mondo là fuori, gli stessi social network ci ricreano attorno, e addobbano, delle echo-chamber, delle camere dell'eco, in cui parliamo con chi la pensa come noi, leggiamo quello che ci conforta leggere, guardiamo video o immagini simili a quelle che abbiamo sempre guardato.
Ma se è vero, come è vero, che si formano queste camere dell'eco, questi compartimenti stagni dell'informazione, allora è probabile che un individuo tendente "bufalaro" (o meglio, profilato dall'algoritmo come lettore per così dire "superficiale" sulla base delle sue interazioni storiche) si faccia raggiungere dalle "bufale" più facilmente di un individuo che invece si informa in maniera più scrupolosa e approfondita, privilegiando canali più attendibili e autorevoli. Questo perché tanto le bufale quanto le notizie più attendibili viaggiano preferenzialmente su circuiti di persone tra loro simili, senza troppo intersecarsi.
Se così non fosse, cadrebbe il discorso delle echo-chamber. Quindi, pare logico dedurne che - in media - i bufalari influenzino i bufalari, mentre i lettori più attenti influenzino i lettori più attenti. Il che equivale a dire che non cambia poi molto.

In questo senso, l'era della post-truth, pur suggestiva anche nell'utilizzo dell'eufemismo "post-verità" invece che menzogna, dovrebbe essere notevolmente ridimensionata, non a livello quantitativo - i dati quantitativi, ripeto, sono innegabili - bensì a livello qualitativo, cioè di effettiva capacità della post-truth stessa di modificare la percezione e le opinioni delle persone fino a condizionare eventi storici come per esempio le elezioni americane o i referendum europei.
È pur vero che alcune di queste falsità non solo rimbalzano su internet, ma cambiano anche vettore informativo, raggiungendo la carta stampata o addirittura la tv nei casi più eclatanti: in questo modo, entrano nelle case anche di non utilizza internet, o comunque non vi si affida per formarsi una propria opinione. Ma anche in questi casi, abbastanza rari, da qui a dire che la bugia ha preso il posto della verità, fortunatamente ancora ce ne passa.
Ecco che quindi - per concludere - il tratteggio di un'era della post-verità appare come una questione squisitamente giornalistica, di riscoperta dell'autentica missione di un giornalismo oggi in crisi e incapace di comprendere le dinamiche in atto, e gli umori reali, della società, piuttosto che la figurazione di un reale pericolo per la democrazia.
Qualcuno potrebbe maliziosamente pensare anche a un'autoconsolazione dei media più importanti, che non avendo minimamente intuito quello che "bolliva in pentola" in America e Gran Bretagna (mentre in Italia, col referendum, è andata già meglio), hanno costruito a loro volta una sorta di post-truth ingigantendo il problema delle bufale e dando così la colpa del loro "misunderstanding" ai mentitori di professione o amatoriali.
Se il giornalismo intende fare finalmente autocritica, ripensando il suo ruolo e sperimentando nuovi modi di informare autorevolmente, allora la battaglia contro la post-verità non sarà stata vana a prescindere dal tempo che ci vorrà per sconfiggerla. Se invece l'era della menzogna diventa l'alibi per spiegare i cambiamenti che non ci piacciono in atto nel mondo, allora va molto meno bene.
Il 2016 è stato un annus horribilis per molti motivi oggettivi come il terrorismo, la guerra in Siria, il dramma delle migrazioni. È stato storico per Brexit, Trump, la Turchia. Ma non è stato né horribilis né storico per la post-verità.

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UNA FALSA REALTA' CREATA CON EVENTI GUIDATI

Postato il Mercoledì, 02 marzo @ 22:10:00 GMT di ernesto



DI PAUL CRAIG ROBERTS
zerohedge.com
Gli Americani vivono in una falsa realtà creata con fatti inventati ?

La maggior parte delle persone che sono consapevoli e capaci di pensare hanno rinunciato a credere al sistema chiamato “media mainstream“. Le presstitutes hanno perso la loro credibilità pur di aiutare Washington a mentire – “Le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”, “Il Nucleare iraniano”, “L’uso delle armi chimiche di Assad”, “L’invasione russa dell’Ucraina” e così via.
I “media mainstream” hanno distrutto la loro credibilità per aver completamente accettato qualsiasi versione abbiano dato le autorità del governo sui presunti “eventi terroristici”, come il 9/11, le bombe sulla Maratona di Boston, o sulle presunte sparatorie sulle masse, come Sandy Hook e San Bernardino.

Nonostante le incongruenze lampanti, le contraddizioni e i fallimenti dei sistemi di sicurezza che sembrano troppo improbabili per essere credibili, i “media mainstream” non si fanno domande e non indagano. Si limitano a raccontare – come un dato di fatto – tutto quello che dicono le autorità.

Il segno di uno stato totalitario o autoritario si ha quando i media non sentono la responsabilità di dover indagare e di dover trovare la verità, accettando invece il ruolo del propagandista. L’intero sistema dei media occidentali già da tanto tempo è “in modalità propaganda”. Negli USA la trasformazione dei giornalisti in propagandisti si è completata con la concentrazione di un sistema che era formato da parecchi media indipendenti in sei mega-società che ormai non sono più gestite da giornalisti.

Di conseguenza, le persone riflessive e consapevoli fanno affidamento sempre più su media alternativi, quelli che si fanno domande, che seguono la logica dei fatti e che offrono analisi al posto di una linea ufficiale con storie incredibili.



Il primo esempio fu l’11 settembre. Un gran numero di esperti ha distrutto una storia ufficiale che non aveva nessun elemento di fatto per poterlo essere. Tuttavia, anche se non esiste nessuna prova concreta finora fornita a chi crede nel 9/11, la storia ufficiale ancora attacca. Dobbiamo credere che alcuni sauditi senza nessuna tecnologia che potesse andare oltre il coltellino da tasca e senza nessun appoggio dei servizi segreti di nessun governo, siano stati tanto abili da superare in astuzia la tecnologia di sorveglianza di massa, creata dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) e dalla NSA (National Security Agency) e che siano stati capaci di affondare il colpo più umiliante, mai subito da una superpotenza in tutta la storia umana. Inoltre, sono stati capaci di farlo senza che né il Presidente degli Stati Uniti, né il Congresso degli Stati Uniti, né i “media mainstream” fossero ritenuti responsabili di un fallimento così totale di tutta la high-tech della sicurezza dello stato nazionale. ….. e la Casa Bianca invece di mettersi alla guida delle indagini su un fallimento tanto massiccio della sicurezza, ha continuato a resistere per più di un anno prima di cedere alle richieste delle famiglie delle vittime del 9/11, quelle famiglie che non hanno potuto comprare e solo allora ha accordato di nominare una Commissione di inchiesta sull’ 11 settembre.



La Commissione non indagò, ma semplicemente si insediò e scrisse la (stessa) storia che aveva raccontato il governo. In seguito, il presidente della Commissione, il co-presidente e i consulenti legali hanno scritto dei libri in cui si diceva che ogni informazione era stata negata alla Commissione, che i funzionari governativi avevano mentito alla Commissione e che la Commissione “era stata istituita per fallire”. Nonostante tutto questo, le presstitutes ancora ripetono la stessa propaganda ufficiale, e ci sono abbastanza americani che ci credono tanto da evitare che debbano essere riconosciute le vere) responsabilità.

Qualsiasi storico competente sa che vengono usati degli eventi false flag per portare a compimento gli ordini del giorno che, altrimenti, non potrebbro essere raggiunti. L’ 11 settembre diede ai neocon – che controllavano l’amministrazione di George W. Bush – una nuova Pearl Harbor che, dicevano, era necessaria per lanciare le loro invasioni militari egemoniche sui paesi musulmani. Le bombe alla Maratona di Boston hanno permesso di testare la Polizia di Stato americana, compreso come si può isolare totalmente una grande città americana, mandando per le strade 10.000 soldati armati e squadre speciali con truppe che facevano perquisizioni casa per casa costringendo, con le armi, gli abitanti a lasciare le loro case. Una operazione senza precedenti come questa fu giustificata come necessaria per trovare un ragazzino di 19 anni, ferito che, chiaramente, era un capro espiatorio.

Ci sono tante di quelle anomalie nella storia di Sandy Hook da aver creato tutta una schiera di scettici. Sono d’accordo che ci siano delle anomalie, ma non ho il tempo per studiare la questione e per farmi una mia opinione personale. Quello che ho notato è che nessuno ha dato una buona spiegazione di queste anomalie.



Per esempio, in questo video realizzato con le copertine di vari telegiornali https://www.youtube.com/watch?v=xaHtxlSDgbk chi ha fatto le riprese del video presenta il caso di un padre in lutto per la perdita del figlio, che è la stessa persona vestita però come uno SWAT a Sandy Hook, mentre segue la sparatoria. La persona è stata identificata come un noto attore. Ora, mi sembra che questo sia un test semplice: Il padre in lutto è stato riconosciuto, l’attore è conosciuto, e le autorità devono sapere chi è questa persona che fa parte delle SWAT.

Quindi se queste tre persone, che possono passare uno per l’altro, possono stare tutte e tre in una stanza, allo stesso tempo, possiamo anche rifiutare di credere a tutto quello che viene raccontato nel video. Tuttavia, se queste tre persone distinte non possono essere presentate insieme, allora dobbiamo chiederci il perché di questo falso, perché questo fatto fa riflettere sul contenuto dell’intera storia. Potete guardarvi tutto il video oppure andare direttamente al minuto 9:30 e osservare quello che sembra essere la stessa persona in due ruoli diversi.



I “media mainstream” hanno tutte le capacità di fare queste semplici indagini, ma non le fanno. Invece, i “media mainstream” parlano di scettici “teorici della cospirazione”.

C’è un libro del professor Jim Fetzer e di Mike Palecek che dice che Sandy Hook sia stato un esperimento della FEMA per promuovere il controllo delle armi e dice anche che a Sandy Hook non è morto nessuno. Il libro era disponibile su amazon.com, ma è stato improvvisamente vietato. Perché vietare un libro?

Ecco un download gratuito del libro: http://rense.com/general96/nobodydied.html non l’ho letto e non ne ho nessuna opininione. So, comunque, che quello stato di polizia che sta certamente diventando l’America ha un prepotente interesse per il disarmo della popolazione. Oggi ho sentito una notizia su gente che dice di essere i genitori dei bambini morti, sta facendo causa contro i produttori di armi, cosa che è in linea con le affermazioni di Fetzer.

Ecco un’ intervista di Buzzsaw con Jim Fetzer: https://www.youtube.com/watch?v=f-W3rIEe-ag. Se le informazioni fornite da Fetzer sono corrette, risulta chiaramente che il governo degli Stati Uniti sta mettendo in atto un’agenda di lavori autoritaria e che sta usando eventi orchestrati (ad arte) per mostrare una falsa realtà agli americani per raggiungere gli obiettivi della sua agenda.

Mi sembra che i fatti di Fetzer possano essere facilmente controllati, così se i fatti verranno confermati, sarà necessaria una vera indagine, se invece non verranno confermati, l’intera storia ufficiale ci guadagnerà in credibilità perché Fetzer è uno tra i più attivi tra gli scettici.



Fetzer non può essere liquidato come un semplice folle, è uno che si è laureato con lode all’Università di Princeton, che ha un dottorato di ricerca dell’ Indiana University e che è stato Distinguished Professor alla McKnight University del Minnesota fino al suo pensionamento nel 2006. Ha avuto una borsa di studio della National Science Foundation ed ha pubblicato più di 100 articoli e 20 libri di filosofia della scienza e di filosofia della scienza cognitiva. E’ esperto di intelligenza artificiale e di computer science, ed ha fondato la rivista internazionale Minds and Machines. Alla fine degli anni ’90 gli è stato chiesto di organizzare un simposio sulla filosofia della mente.

Per una persona di media intelligenza, sia la storia ufficiale dell’assassinio del Presidente Kennedy che quella del 9/11 semplicemente non sono credibili, perché le storie ufficiali non sono coerenti con le prove e con quello che sappiamo. La frustrazione di Fetzer appare sempre più evidente con le persone meno capaci e meno attente, e questo funziona a suo svantaggio.

Mi sembra che, se le autorità che stanno dietro la storia ufficiale di Sandy Hook si sentissero sicure della loro storia ufficiale, dovrebbero cogliere al volo questa opportunità di affrontare e di confutare i fatti di Fetzer. Inoltre, da qualche parte ci devono essere le fotografie dei bambini morti, ma, come per le tante presunte registrazioni fatte dalle telecamere di sicurezza che mostrano un aereo di linea che colpisce il Pentagono, ma nessuno le ha mai viste. Almeno non che io sappia.



Quello che mi disturba è che nessuno né tra le autorità né tra i media mainstream mostra un minimo interesse a controllare i fatti. Invece, quelli che hanno tirato fuori delle questioni scomode vengono additati come teorici della cospirazione.

Però queste cose lasciano maledettamente perplessi. La storia che racconta il governo sul 9/11 è la storia di una cospirazione come lo è anche la storia raccontata dal governo sulle bombe della Maratona di Boston. Queste cose sono accadute per effetto di cospirazioni. Quello che è in questione è: complotto di chi? Sappiamo dall’ Operazione Gladio e dall’Operazione Northwoods che i governi si invischiano in cospirazioni criminali contro i propri cittadini. Pertanto, il vero errore è concludere che i governi non si impegnino nelle cospirazioni.

Spesso si sente qualcuno che obietta che se l’ 11 settembre fosse stato un attacco false flag, qualcuno avrebbe parlato. Perché avrebbero dovuto parlare? Dovrebbe sapere qualcosa solo chi ha organizzato la cospirazione e allora perché dovrebbe far venire altri dubbi su quella che è stata una sua congiura?

Ricordiamoci di William Binney. Quello che sviluppò il sistema di sorveglianza utilizzato dalla NSA. Quando si rese conto che il suo sistema veniva usato contro il popolo americano, si mise a parlare. Ma non si ere preso nessun documento con cui poter provare le sue affermazioni, cosa che lo salvò dall’essere condannato ma che non gli permise di produrre nessuna prova su quanto diceva. Questo è il motivo per cui Edward Snowden si è preso tutti documenti e li ha resi pubblici. Tuttavia, molti vedono Snowden come una spia, come uno che ha rubato dei segreti sulla sicurezza nazionale, non lo vedono come uno che ha saputo e che ci avverte che la Costituzione – quella cosa che ci protegge – è stata ribaltata.

Funzionari governativi di alto livello hanno smentito varie parti della storia ufficiale sia del 9/11 e sia della versione ufficiale che lega l’invasione dell’Iraq al 9/11 e alle armi di distruzione di massa. Il Segretario ai Trasporti Norman Mineta smentì il vicepresidente Cheney e la tempistica della storia ufficiale dell’11 settembre. Il Segretario del Tesoro Paul O’Neill affermò che il rovesciamento di Saddam Hussein fu oggetto della prima riunione di gabinetto dell’amministrazione George W. Bush, molto prima dell’11 settembre. Lo scrisse in un libro e lo disse alla CBS News ’60 Minutes. Anche la CNN e altre stazioni di stampa ne parlarono, ma questo non ebbe nessun effetto.

Gli informatori pagano un caro prezzo e molti finiscono in carcere. Obama ne ha perseguito e incarcerato un numero record. Una volta che li hanno buttati in galera, la domanda diventa: “Chi avrebbe creduto a un criminale?”



Per quanto riguarda il 9/11 hanno parlato persone di ogni tipo. Oltre 100 poliziotti, vigili del fuoco e i primi soccorritori hanno riferito di aver sentito a aver percepito un gran numero di esplosioni nelle Twin Towers. Il personale di manutenzione ha raccontato di enormi esplosioni avvenute negli scantinati prima che gli edifici fossero colpiti da un aereo. Niente di tutte queste testimonianze ha avuto qualche effetto né con le autorità che erano dietro la storia ufficiale, né con le presstitutes.

Ci sono 2.300 architetti e ingegneri che hanno scritto al Congresso chiedendo di aprire una vera indagine, ma invece di accogliere la richiesta con il rispetto che meritano 2.300 professionisti, li hanno liquidati come “teorici della cospirazione”.

Una tavola internazionale di scienziati ha segnalato la presenza di nanotermite reacted e un-reacted nelle polveri del World Trade Center. Hanno offerto dei campioni alle agenzie governative e agli scienziati per darne conferma. Nessuno potrà toccarli. Il motivo è chiaro. Oggi i finanziamenti per la scienza sono fortemente dipendenti dal governo federale e dalle aziende private che hanno contratti federali. Gli scienziati sanno bene che tirare fuori qualcosa sul 9/11 significa la fine della carriera.

Il governo americano ci ha reso proprio come voleva – impotenti e disinformati. La maggior parte degli americani sono troppo ignoranti per essere in grado di comprendere la differenza tra un edificio che crolla per danni strutturali (per asimmetria) e edifici che invece saltano in aria. I giornalisti mainstream non possono fare domante o fare indagini e contemporaneamente mantenersi il posto di lavoro. Gli scienziati non possono parlare se vogliono continuare ad essere finanziati.

Dire la verità è un compito che ormai si permettono solo i media Internet alternativi, tra i quali io scommetto che il governo sta gestendo dei siti che gridano selvaggiamente alle cospirazioni, con il vero scopo di screditare tutti gli (altri siti, quelli) scettici.

Paul Craig Roberts

Fonte: http://www.zerohedge.com/

Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-02-25/do-americans-live-false-reality-created-orchestrated-events

25.02.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario





sabato 31 dicembre 2016

la nuova Inquisizione

BABBO NATALE NON ESISTE !!


In queto periodo in cui si dibatte (a sangue) delle bufale sui Social dei provvedimenti che vorrebbe prendere il presidente dell'Antitrust Petruzzella e la risposta di fuoco di Grillo contro cui si sono scatenate le Vergini e i Soloni della Sinistra, io approfitto dell'episodio di quel miserello direttore d'orchestra che ha detto una semplice verità non condivisa ( e inopportuna, visto che tra il pubblico c'erano proprio i bamnini Disney) che gli è valso il licenziamento, APPROFITTO PER DARE LA MIA OPINIONE NON RICHIESTA...

1. Alla luce del pensiero corrente, BABBO NATALE E' UNA BUFALA, così pure l'Antrace presentata all'ONU da Powell, le armi di distruzione di massa di Saddam, l'epidemia di meningite in Toscana (addirittura a causa degli immigrati), le tasse diminuite da Renzi, e via via potrei starequi per ore a raccontarvi tutto ma passiamo oltre. Vi segnalo solo un libro che scriaai tempo fa EVOLUZIONE DELLA MENZOGNA lo misi in lettura gratuita qui, se volete...   http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=1263



2. Il giorno dopo l'inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria, un mattacchione ha messo on line un ponte caduto spacciandolo per una news che riguardava proprio quel pezzo d'autostrada. Un intervento chiaramente satirico ma che era piuttosto difficile da distinguere. Succede pure con Lercio e altri mattacchioni. Purtroppo c'è la tendenza generale a farsi passare per vere le notizie CHE CI PIACEREBBE LEGGERE, ma cosa fare? Mettere lacci o lacciuoli? Io dico di no. Consiglio sempre di andare a verificare le fonti e nei casi pi+ acclatanti tipo è morto Berlusconi, c'è Google grazie al cielo, su quel motore di ricerca in temporeale si trova on line tutto e il contrario di tutto sulla notizia...

3. Ogni nuova tecnologia AGGIUNGE alla nostra esperiuenza ma cambia solo la società non la nostra natura. Noi siamo quelli che eravamo prima solo che adesso viene amplificato e velocizzato QUELLO CHE GIA' ERAVAMO !

4. E veniamoal punto. Agli inizia del secolo scorso, eminenti pensatori, sociologi e antropologi sturiarono il comportamento delle masse, delle folle e scrissero libri immortali. Io lo ripeto da tempo: è tutto scritto nei libri ANDATELI A LEGGERE ! Quello che occorre, dopo aver approfondito la conoscenza, è AGGIORNARE IL PENSIERO e gli studi del secolo scorso e ampliarlo all'esperienza del presente. Internet ha ampliato la percezione delle masse, occorre aggiornare la nostra conoscenza applicata al Web.

Riporto alcuni titoli che a suo tempo misi on line in consultazione gratuita ad uso e consumo di studenti di materie umanistiche;



PROPAGANDA DI BERNAYS
Finalmente mi sono deciso di tradurre questo segreto libro massonico in italiano.
Ma come, voi mi direte: un libro che si raggiunge facilmente su Internet e si può scaricare
gratis, come può essere considerato segreto? Infatti, dove volete mettere un libro segreto,
se non sotto gli occhi di tutti? Intanto il fatto che sia in inglese e in PDF riduce
sensibilmente i potenziali lettori, poi è collocato in un flusso di traffico in cui i lettori sono
abituati ad aprire mail e leggere messaggi di non piu' di dieci righe; ultimo punto, una
lettura frettolosa senza una guida propedeutica non serve ad approfondire i gangli della
persuasione occulta. Capite ora perchè va considerato "segreto" ?

Altro punto da chiarire, il libro di Bernays spazia a volo d'uccello molti argomenti e settori in cui il condizionamento delle masse potrebbe essere applicato, vi invito a leggere con
attenzione il Capitolo sesto: Propaganda e leadership politica. Un'attenta lettura vi farà
scoprire che questi concetti massonici (Gelli nel suo Piano di Rinascita Democratica
insegna) non furono usati solo da Goebbels, ma leggendo in filigrana si scopre che li usò a
suo tempo anche Berlusconi e attualmente vengono usati da Matteo Renzi e dal suo
maggiore oppositore Berppe Grillo.
Sorpresi? - See more at: http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=1555#sthash.tMWB7C9f.dpuf





UNIVERSITÀ DELLA CALIFORNIA A LOS ANGELES

ISTINTI DEL GREGGE
IN PACE E IN GUERRA
BY
W. TROTTER
NOTA DEL TRADUTTORE Aldo Vincent:

Diciamo che traduttore è una parola grossa.
Certamente non mi assegneranno il Pulitzer per questo lavoro, e vi spiego perchè.
Questa traduzione fa parte di un trittico che ho messo on line contro la guerra.
Tutto cominciò con LE BON e che diede praticamente inizio ad una discussione sulla psiche delle masse in cui si inserì finalmente (per noi, dico) il nostro Wilfred Trotter che quasi al di fuori dalle sue competenze specifiche (era un affermatissimo chirurgo, seguirà Freud della fase finale del suo cancro) ha un'intuizione che lo scaraventa all'avanguardia del pensiero antropologico di quei tempi: l'uomo istintivamente segue la mandria, protettiva, come le mucche, aggressiva, come i lupi oppure costruttiva, come le api e pubblica le sue riflessioni in due articoli del 1908.

Quindi la prima parte della mia traduzione, la piu' accurata si riferisce alla sua famosa pubblicazione Istinti del gregge in pace e in guerra che contiene i suoi scritti fino al 1909 e poi le sue osservazioni fatte alla fine della Prima Guerra Mondiale con la vittoria dell'Inghilterra (la mandria costruttiva di pecore e api) sulla Germania (il branco dei lupi).... - See more at:
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McLUHAN E I NUOVI BARBARI
Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, mentre lui si muoveva da un luogo all'altro, finché l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.
“Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità... - See more at:
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STO RACCOGLIENDO SU UN UNICO SITO ( in lettura gratuita) TUTTE LE PUBBLICAZIONI INERENTI LA COMUNICAZIONE DI MASSA, LA PROPAGANDA E I NUOVI MEDIA.

A questo punto per aiutare coloro che mi hanno seguito in questa avventura sul comportamento umano e la comunicazione di massa facciamo il riepilogo dei lavori che ho messo on line, di cui sono l'autore, di cui ho tradotto il testo oppure solo segnalato.
Un lavoro solitario iniziato quasi per noia, si sta traducendo nel piano di un'insieme di scritti che potrebbero essere archiviati in un file: PSICOLOGIA DELLE MASSE & PERSUASIONE OCCULTA. Vediamo insieme questo percorso che potrebbe essere utile anche agli studenti di Sociologia, Antropologia, et similia... - See more at:
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   I PERSUASORI OCCULTI
Ormai è diventata la documentazione storica sulla manipolazione delle masse, degli elettori, degli acquirenti... Dopo aver pubblicato Le Bon, Trotter, Bernays metto on line questa volta la traduzione di un libro che ha riscosso un successo internazionale perchè rivelava i trucchi, i sotterfugi, le manomissioni per costringere con mezzi subdoli la gente
a comprare ad ogni costo, nel 1957, agli esordi della società dei consumi di massa.
Hidden Persuadrs, di Vince Packard, è ancora maledettamente attuale... - See more at:
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LA MAMMA DEI CRETINI

Dopo la folla delinquente, la psicologia delle masse, Le Bon, Trotter Bernays e Vince Packard è legittimo chiedersi, va bene, questa è la storia, ma oggi? Qui sono raccolte dal Web alcune qualificate opinioni di esperti che hanno voluto trasmetterci le loro riflessioni, considerazioni, allarmi, sui moderni metodi di condizionamento delle masse, alla luce anche delle nuove tecnologie - See more at: http://www.ebookservice.net/scheda_ebook.php?ideb=11


Buona lettura


sabato 17 dicembre 2016

bufale web

LA PISTA BULGARA DELLE PANZANE! LA CATENA DEI SITI SPARABUFALA CONTRO GENTILONI PORTA A SOFIA - LA RICERCA DI DUE INFORMATICI: QUESTI SITI HANNO SEDE IN BULGARIA E SFRUTTANO ANCHE IL NOME "5 STELLE'' - LA BOLDRINI CHIEDE A QUATTRO ESPERTI UN AIUTO PER CONTRASTARE LA DIFFUSIONE DELLE FAKE NEWS


SITI BUFALA SITI BUFALA

Martedì, neanche ventiquattr' ore dopo aver giurato al Quirinale col nuovo governo, Paolo Gentiloni era già sommerso da una valanga di insulti su Facebook. Un post in particolare è diventato viralissimo, ricevendo decine di migliaia di like in poche ore e pompando a sua volta odio, e eventuali diffamazioni sul nuovo presidente del Consiglio.
Sul sito «Libero Giornale» (nulla a che fare né con Libero né col Giornale) gli si attribuiva la seguente frase: «Gentiloni choc: "Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi"». Naturalmente Gentiloni non ha mai pronunciato quelle parole; il post ha generato tanto traffico pubblicitario (e discredito anti-casta).

Le tre bufale più condivise in assoluto negli ultimi 15 giorni in Italia vengono dallo stesso sito, che il primo dicembre aveva viralizzato un altro post, su 35 arresti di «politici legati al Pd» e pronti a truccare il voto referendario; notizia inventata, ma record: al momento tira ancora e supera le 147 mila condivisioni. Insomma, chi c' è dietro questo sito?

Due debunker italiani - tra i professionisti più stimati nel ramo - lo svelano stamane sul sito attivissimo.blogspot.com, pubblicando la prima puntata di un' analisi e un tracciamento che hanno condotto. I due sono Paolo Attivissimo, commentatore informatico, e David Puente, informatico e tracciatore di fake news (oltre che ex dipendente della Casaleggio associati, da cui uscì anni fa in una stagione molto diversa dalla attuale.
SITI BUFALA SITI BUFALA
 
Oggi gestisce il sito specializzato davidpuente.it). «Liberogiornale.com - scrivono - non è un semplice sito d' informazione amatoriale che sbaglia o un sito di "satira e finzione" (come asserisce in caratteri piccolissimi in un angolo ben nascosto): è una fabbrica professionale di panzane.

Pubblica intenzionalmente balle per fare soldi. Fa parte di una rete professionale occulta di siti sparabufale che ha ramificazioni anche fuori dall' Italia». Ieri tra l' altro Laura Boldrini ha raccontato di aver chiesto a quattro esperti un aiuto per contrastare la diffusione delle fake news: oltre a Puente e Attivissimo, anche Walter Quattrociocchi del CSSLab dell' Imt di Lucca, e Michelangelo Coltelli (di Butac.it).

I siti di presunta satira come «Libero Giornale», scrivono Attivissimo e Puente, «spesso storpiano in modo ingannevole i nomi di testate molto note, come Ilfattoquotidaino.com (non è un refuso: è proprio quotidaino), News24tg.com o Gazzettadellasera.com. L' intento sembra piuttosto evidente: ingannare i lettori».
SITI BUFALA MECCANISMO PUBBLICITA' SITI BUFALA MECCANISMO PUBBLICITA'
 
I nomi dei titolari di questi siti sono nascosti. «Libero Giornale» è intestato alla società Domains by Proxy LLC. Ma seguendo la pubblicità, Attivissimo e Puente sono risaliti a un filo, usando i dati pubblici del web o dei social: «Questi siti usano una stessa fonte, e addirittura lo stesso account publisher (denominato "kontrokultura"), per i propri banner pubblicitari.

La fonte è la società Edinet, sede a Sofia, in Bulgaria. I suoi dati pubblici sono nel registro del Ministero della Giustizia bulgaro. Il sito della società è Edinet.bg, il cui "Chi siamo" (scritto, stranamente, in italiano) spiega che si tratta di un "Gruppo editoriale" che ha uffici "in Francia, Germania, Slovenia e soprattutto Italia. I componenti e collaboratori di Edinet sono al 90% Italiani ed è proprio in Italia che sono puntate tutte le nostre risorse". Ma che sorpresa. Il registro del ministero bulgaro indica anche il nome del titolare: Carlo Enrico Matteo Ricci Mingani».

Ulteriori loro ricerche individuano poi un comunicato stampa in cui Matteo Ricci si definisce «come "responsabile delle pubblicazioni" di Edinet Ltd. Il comunicato annuncia che "Edinet Ltd ha rilevato il gruppo KontroKultura". Guarda caso, lo stesso nome usato per l' account pubblicitario. Matteo Ricci si vanta di gestire "oltre 30 testate online"».

Quali altri siti ospitano i banner pubblicitari di Edinet, con l' account «kontrokultura»? «Oltre a Gazzettadellasera.com e Liberogiornale.com spuntano News24europa.com, News24tg.com, Notiziea5stelle.com e altri ancora». Notevole che Ricci Mingani usi anche il nome "5 stelle". Il M5S potrebbe chiedere i danni. Finora non l' ha fatto.

SITI BUFALA SITI BUFALA
 
Attivissimo e Puente, nelle puntate successive, parleranno del meccanismo Facebook attraverso cui, con una serie di pagine e vari gruppi di "fan club politici", si svela, «intorno a questi siti, uno stuolo di promotori e "pompatori" di queste false notizie sui social network: complici consapevoli e inconsapevoli». Camere dell' eco, più o meno individuabili e profilate, attraverso cui il dibattito politico italiano risulta drogato.

yahoo

QUANTO VALGONO I DATI PERSONALI DI UN MILIARDO DI PERSONE? 300MILA DOLLARI. A TANTO (O A POCO) È STATA VENDUTA LA BANCA DATI DEGLI UTENTI YAHOO SOTTRATTA NEL 2013. È ANCORA IN VENDITA, MA SOLO PER 20MILA DOLLARI: NON VALE PIÙ NIENTE DA QUANDO L'AZIENDA HA AVVERTITO GLI UTENTI DI CAMBIARE PASSWORD...



1 - YAHOO: DATABASE ACCOUNT VIOLATI VENDUTO A 300 MILA DOLLARI
(ANSA) - Il database col miliardo di account violati di Yahoo sarebbe stato venduto sul "mercato nero" del web - "Dark Web" in gergo - lo scorso agosto per soli 300 mila dollari. Lo dice al New York Times Andrew Komarov, della società di sicurezza InfoArmor. Secondo quanto riferito dall'esperto, gli acquirenti sarebbero stati tre - due 'spammer' e un soggetto coinvolto in attività di spionaggio - e avrebbero concluso l'affare con un gruppo di hacker basato nell'Europa dell'Est.
YAHOO MARISSA MEYER 1 YAHOO MARISSA MEYER 1

I tre hanno acquistato il database separatamente, il che significa che ognuno ha pagato 300 mila dollari per averne l'accesso completo. Oltre a nomi, password, date di nascita e numeri telefonici, precisa il sito The Next Web, il database contiene anche le domande di sicurezza e gli indirizzi di posta elettronica di "backup" che servono agli utenti per recuperare la password in caso di dimenticanza.

Un elemento preoccupante perché questi dettagli possono essere stati impostati dagli internauti per più piattaforme online e quindi possono essere sfruttati dagli hacker per sferrare attacchi anche verso altri servizi web. Secondo Komarov il database è ancora in vendita, anche se ora le offerte sono calate intorno ai 20 mila dollari dopo che Yahoo ha reso nota la violazione e invitato gli utenti a cambiare le password.


2 - CONTRO YAHOO IL PEGGIOR ATTACCO DELLA STORIA «RUBATI I DATI DI UN MILIARDO DI PERSONE»
Valeria Robecco per “il Giornale

valore di petrobras dal 2007 a oggi da yahoo finanza  
valore di petrobras dal 2007 a oggi da yahoo finanza
 
Non c' è pace per Yahoo: dopo l' attacco hacker di settembre, quando aveva denunciato la violazione dei dati di 500 milioni di utenti, la società finisce nuovamente nel mirino dei pirati informatici. E questa volta secondo gli esperti si tratta del furto maggiore di tutti i tempi, che vede coinvolte «oltre un miliardo di persone». Un incidente che rischia di far saltare anche l' accordo di acquisto da oltre 4,8 miliardi di dollari da parte di Verizon.

Il gigante del web ha ammesso di essere stata nuovamente colpita dagli hacker, un colpo distinto da quello svelato nei mesi scorsi (all' epoca il dito fu puntato su pirati informatici collegati a governi stranieri, come la Russia e la Cina). Il nuovo cyber-attacco risalirebbe all' agosto del 2013 e tra le informazioni rubate ci sono «nomi, indirizzi email, numeri di telefono, date di nascita e password criptate».

Tra le vittime della nuova incursione negli account di Yahoo - riportano i media Usa - ci sono anche oltre 150mila dipendenti dell' amministrazione americana tra cui membri attuali e passati dello staff della Casa Bianca, membri del Congresso, diplomatici ed ex diplomatici del Dipartimento di Stato, militari, agenti della Cia e della Nsa, uomini dell' Fbi.

YAHOO YAHOO
 
A finire nelle mani dei criminali della rete, oltre a generalità e password, sono stati anche i dati salvati in backup, informazioni che se sono finite in mano a Paesi stranieri potrebbero causare gravi rischi alla sicurezza nazionale. E nel maxi attacco hacker è stato rubato anche il codice che può essere usato per falsificare dei «cookie»: i programmi si possono così installare nel browser e gli hacker possono accedere a un account senza necessariamente conoscere la password.

«In base all' indagine in corso crediamo che terze parti non autorizzate hanno avuto accesso al nostro codice proprietario per capire come creare cookie», ha ammesso Bob Lord, a capo della sicurezza di Yahoo. Per il gruppo californiano guidato da Marissa Mayer si tratta di un nuovo e durissimo colpo all' immagine, che potrebbe avere anche gravi conseguenze sull' accordo con Verizon, che ha acquistato Yahoo per circa 4,8 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dall' agenzia Bloomberg, infatti, il colosso americano delle telecomunicazioni starebbe pensando di tirarsi indietro dall' accordo. E inoltre starebbe valutando anche un «mega-sconto» sul prezzo di acquisto delle attività core del colosso informatico.

HACKER HACKER
 
«Come abbiamo sempre detto - ha rivelato Verizon alla Cnbc - valuteremo la situazione alla luce dei risultati dell' inchiesta condotta da Yahoo sui cyber-attacchi e l' impatto dei nuovi sviluppi, prima di raggiungere ogni conclusione finale». Intanto, dopo le indiscrezioni su una possibile marcia indietro del gigante delle tlc, Yahoo è crollata a Wall Street, con il titolo in caduta libera a oltre -4%. E potrebbe essere incerto anche il futuro di Mayer, con una sua conferma per nulla scontata nell' ambito di una eventuale unione con Verizon.

venerdì 16 dicembre 2016

HARARI


“GLI ALGORITMI INCONSCI SARANNO PIÙ POTENTI DELL’UOMO” - LO STORICO YUVAL HARARI: “IN QUESTO SECOLO LE INTELLIGENZE ARTIFICIALI CI RENDERANNO IMMORTALI, MA POI SARANNO LORO A GOVERNARE LA TERRA. LA RIVOLUZIONE HI-TECH STA CREANDO LA CLASSE DEI SUPERFLUI: PERSONE DISOCCUPATE E INOCCUPABILI”



YUVAL HARARI YUVAL HARARI
 
Mai come oggi l’umanità è riuscita a contenere violenza e epidemie, e i progressi della medicina sembrano destinati ad allungare la vita a piacimento. Eppure proprio sulla strada che, grazie a ingegneria genetica e intelligenza artificiale, ci porterà a traguardi mai sognati prima, potremmo perdere noi stessi.

È l’ammonimento dello storico israeliano Yuval Harari, docente presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, membro dell’Accademia israeliana delle Scienze e autore del saggio Homo Deus: a Brief History of Tomorrow (Harvill Secker, pp. 448, l’edizione italiana uscirà per Bompiani nel 2017). Harari è diventato una star della saggistica internazionale con il bestseller Sapiens (tradotto in 30 lingue, uscito in Italia per Bompiani con il titolo Da animali a dei, breve storia dell’umanità), che ricostruiva il modo in cui l’uomo ha conquistato il dominio sul Pianeta.
YUVAL HARARI - HOMO DEUS YUVAL HARARI - HOMO DEUS

Un corso tratto dal libro, distribuito online dall’università telematica Coursera, la più famosa del mondo, è stato seguito da oltre 100 mila persone. La sua previsione del futuro parte da considerazioni molto ottimistiche.

«Per la prima volta nella storia sono più le vittime degli eccessi nel cibo che quelle della denutrizione. Si muore di più per la vecchiaia che per le malattie infettive. Nelle società antiche una fine violenta toccava fino al 15 per cento delle persone. Oggi siamo sotto l’1. L’umanità ha un potere senza precedenti».

Per fare cosa?
«In questo secolo punteremo all’immortalità. O meglio, tenderemo a vedere la morte come un banale problema tecnico. Del resto già nel 2013 Google ha lanciato la società Calico che ha la missione di combattere l’invecchiamento e – come dicono i fondatori – “risolvere la morte”».

E questo è un bene per tutti. O no?
 «Di fatto quello che si prospetta è un tipo di progresso che può minare la democrazia. Mi spiego: la medicina finora ha avuto come obiettivo la guarigione dei malati. È un traguardo che, in qualche modo, risponde a criteri di uguaglianza: una volta che sei sano, sei sano allo stesso modo sia che tu sia ricco sia che tu sia povero.

YUVAL HARARI YUVAL HARARI 
 
Se il nuovo obiettivo della medicina sarà invece – com’è probabile – il potenziamento dell’essere umano, per esempio attraverso interventi genetici, allora chi potrà permetterselo si potenzierà più degli altri. Il divario tra privilegiati e no potrebbe allargarsi a dismisura arrivando persino a codificarsi nel Dna. Oggi c’è ancora mobilità sociale ed economica. Ma sarà più difficile avere “mobilità genetica”: una volta che i potenti saranno più intelligenti, più forti, più sani avremo una classe di “semidei” che metterà a dura prova il concetto di democrazia».

Ma una trasformazione in senso elitario della medicina non incontrerebbe opposizione nella società?
«Non credo, perché la promessa di riuscire a sconfiggere tutti i mali grazie zie a strumenti potentissimi come l’intelligenza artificiale e la speranza di poter prevenire difetti e vulnerabilità grazie alla manipolazione genetica sono troppo allettanti per far sorgere dubbi.
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Pensi solo ai vantaggi che un’intelligenza artificiale come Watson di Ibm ha sui medici umani: potrà avere a disposizione all’istante tutta la conoscenza medica acquisita nella storia e aggiornarsi in tempo reale con ogni nuovo studio pubblicato, in teoria potrà anche consultare dati e statistiche da ogni ospedale del mondo.

Potrò dargli come input tutto il mio genoma e quello dei miei familiari e indossare sensori che gli manderanno dati 24 ore su 24 sulle mie funzioni vitali. Questo “medico artificiale” potrà combinare tutti queste informazioni insieme per diagnosi di una precisione impressionante.

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Certo, non siamo ancora a questo punto, perché rimangono molti problemi da risolvere. Ma poi, una volta sviluppato un “medico artificiale”, in realtà ne avremo infiniti, perché potremo creare all’istante tante copie del programma, mentre per formare un medico umano servono anni per ogni individuo. Il prezzo di tutto questo è la privacy? Ma tra la salute e la privacy la gente sceglierà sempre la prima».

Siamo nelle mani degli algoritmi.
«Proprio così. Se grazie alle enormi quantità di dati che raccolgono già oggi – uno studio mostra come Facebook ci conosca più dei nostri amici – e che raccoglieranno sempre di più, i computer saranno in grado di darci consigli utili sulle scelte importanti della nostra vita, chi sarà così sciocco da rinunciare a questi vantaggi?».

Ma a che prezzo?
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«Un trasferimento di autorità dagli umani agli algoritmi. Che è un passaggio storico. Nel corso della storia l’intelligenza è sempre stata accompagnata dalla consapevolezza. I soli esseri altamente intelligenti, e quindi capaci di curare malattie, giocare a scacchi e guidare veicoli, ossia gli umani, erano esseri consapevoli. Ora però l’intelligenza si sta affrancando dalla consapevolezza. Abbiamo algoritmi – inconsapevoli di sé stessi – che giocano a scacchi, guidano veicoli, diagnosticano malattie meglio di noi.

Perché tutti questi compiti si basano sul riconoscimento di schemi, una capacità in cui gli algoritmi eccellono. La fantascienza dà per scontato che per poter superare l’intelligenza umana i computer dovranno sviluppare anche la consapevolezza. La scienza dice un’altra cosa: ci potrebbero essere diverse vie alternative che conducono alla superintelligenza, e solo alcune di queste passano attraverso la consapevolezza.

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Per fare le cose – pensi alle auto senza pilota o i robot – l’intelligenza è obbligatoria, la consapevolezza solo facoltativa. E potrebbe diventare addirittura un lusso o un impedimento. Dopo migliaia di anni in cui l’uomo ha concentrato il potere nelle sue mani, tra pochi decenni algoritmi inconsci potrebbero essere molto più potenti di noi. E la maggior parte dell’umanità potrebbe diventare economicamente inutile e politicamente impotente».

Con quali risvolti?
«La rivoluzione industriale ha creato la classe lavoratrice urbana, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta creando la classe dei superflui: persone disoccupate e inoccupabili. È un po’ come è successo per gli eserciti: quelli del Ventesimo secolo si fondavano sul reclutamento di milioni di soldati attraverso la leva obbligatoria, mentre quelli del Ventunesimo contano su numeri ridotti di soldati d’élite potenziati da droni, robot e software. Oggi la maggior parte delle persone è militarmente inutile.

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Presto la stessa cosa potrebbe accadere nell’economia civile. Ma se le masse non saranno più utili a nulla – cosa mai successa prima – come potrà reggere l’idea della democrazia? Nel Ventesimo secolo le élite, in democrazia come nei regimi autoritari, hanno investito molto per dare alle masse sanità, istruzione e welfare, perché le masse erano fondamentali: servivano soldati e lavoratori in salute.

Ma se oggi gli umani non servono più, allora le élite perderanno ogni incentivo a investire nell’istruzione e nel benessere delle masse. Poi anche le élite saranno sorpassate dall’intelligenza artificiale, che potrebbe rimpiazzarci come specie dominante sul Pianeta. Non sarà l’Apocalisse, ma l’apertura di un capitolo completamente nuovo negli annali della vita. Che non riusciremmo a immaginare nemmeno nei sogni più strani, visto che anche i sogni sono prodotto di chimica organica, mentre la realtà sarà guidata da menti inorganiche».

E che fine farà l’Homo Deus?
ex machina ex machina
 
«Pensiamo a come è cambiato il nostro rapporto col mondo. Il cacciatore-raccoglitore dell’antichità era animista: adorava il vento, il sole, l’orso, il bosco. Con l’invenzione dell’agricoltura l’uomo ha iniziato a cambiare la natura e si è inventato un Dio a sua immagine che, ponendolo al vertice della creazione, giustificasse il suo dominio sugli animali. Con il pensiero umanista, poi, l’uomo venera sé stesso. Ora però, sulla nuova strada verso la divinità, ci imbatteremo nella nostra irrilevanza. I computer ci renderanno immortali proprio quando saranno così potenti da renderci anche inutili e obsoleti».



FOREVER YOUNG - UN GRUPPO DI RICERCATORI AMERICANI E SPAGNOLI E’ RIUSCITO, PER LA PRIMA VOLTA, A RIPROGRAMMARE LE CELLULE IN MODO DA RINGIOVANIRLE QUEL POCO CHE BASTA A CANCELLARE I SEGNI DELL'INVECCHIAMENTO SUL DNA - ECCO COME



DNA DNA
 
Si torna giovani, si torna sani, si vive più a lungo. Basta riportare le lancette dell' orologio biologico indietro, ma indietro di poco, e non pretendere di fare un balzo nel passato, ma soltanto un piccolo passo. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori americani e spagnoli che per la prima volta sono riusciti a riprogrammare le cellule in modo da ringiovanirle quel poco che basta a cancellare i segni dell' invecchiamento sul Dna.

Ma solo quel poco, e senza far perdere loro l' identità di cellula adulta, per esempio, della pelle, del muscolo o del sistema nervoso. Il trucco, si legge nello studio pubblicato ieri dalla rivista Cell, è lo stesso che si usa per produrre le cellule staminali pluripotenti, per cui il giapponese Shinya Yamanaka è stato premiato con il Nobel della Medicina nel 2012. Ed è un trucco basato sulla possibilità di regolare l' espressione (cioè l' accensione o lo spegnimento) di alcuni geni chiave senza toccarne la struttura: l'intervento si definisce perciò non "genetico" ma "epigenetico".
TEST LABORATORIO TEST LABORATORIO

La ricerca fornisce diversi elementi di entusiasmo. Per Juan Carlos Izpisua Belmonte del Salk Institute di La Jolla, in California, che ha diretto l' esperimento, il principale è ovvio: «Abbiamo mostrato che l' invecchiamento è un processo plastico, e non avviene necessariamente in un' unica direzione». Anzi: può essere regolato.

In questo caso lo si è visto sia su cellule in vitro che su topolini da laboratorio, agendo nella stessa maniera. Cioè si è giocato sui cosiddetti fattori di Yamanaka senza però dare loro un via libera completo, perché se lo si fosse fatto si sarebbe osservato un ringiovanimento delle cellule eccessivo che, come mostrato da ricerche precedenti, provoca lo sviluppo di particolari tipi di tumori originati dalla degenerazione dei tessuti embrionali.

futuri accoppiamenti fatti con dna futuri accoppiamenti fatti con dna
 
In questo caso invece i ricercatori sono riusciti a regolare l'azione dei fattori dall' esterno attraverso l' introduzione di uno speciale interruttore che rispondeva a un antibiotico, il quale a sua volta poteva essere somministrato o non somministrato dai ricercatori stessi. Così la riprogrammazione è stata fatta durare solo un paio di giorni, invece che due o tre settimane come di consueto. In futuro, spiegano gli scienziati, si potrebbe anche provare con durate diverse o con una riprogrammazione intermittente, perché la ricerca è soltanto all' inizio.

Comunque, intanto, il risultato è stato abbastanza clamoroso: le disfunzioni cellulari legate all' età sono chiaramente diminuite, le cellule hanno recuperato la struttura e la funzione di epoche della vita precedenti, e i tessuti sono tornati vitali come un tempo.

test del dna test del dna 
 
Ma il dato davvero notevole della ricerca è che le stesse modifiche sono state osservate anche in vivo, cioè nei topolini di laboratorio, nei quali si è notato non soltanto un miglioramento delle funzioni di ciascun organo, ma anche un beneficio complessivo, misurabile, in questo caso, in settimane di vita.

Lo si è calcolato con precisione sperimentando il sistema su topini geneticamente predisposti a un invecchiamento precoce e calcolando che la loro vita si allungava mediamente del 30 per cento: da 18 a 24 settimane. Che è come se a noi regalassero, più o meno, vent' anni di vita in salute.
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