martedì 15 aprile 2014

MURI E MURAGLIE

MURI E MURAGLIE

Non so che fine hanno fatto gli abitanti di via Anelli a Padova, quelli che hanno eretto un muro per circoscrivere un nucleo di persone provenienti da paesi extra comunitari. Le cronache non ne hanno più parlato, come su tutto si fosse compiuto. Certamente non sarà cresciuto il loro senso di sicurezza, e nemmeno diminuita la loro ansia. Certamente sono convinti di aver tracciato un confine tra loro - il mondo giusto e non inquinato - dai barbari.
Eppure basterebbe leggere la Storia, da Gerico al Vallo d’Adriano, alla Linea Maginot, al Muro di Berlino e quest’ultimo di Gaza eretto da Israele, per capire che i muri, le muraglie non sono mai serviti a nulla, se non a tentare di tracciare questa linea di demarcazione tra i noi e i loro e separare due mondi. Inutilmente. Poi ci sono i muri ideologici erano le arti, le congreghe, le camarille, le logge, gli albi professionali, i gruppi massonici, oggi sono il colore della pelle, il taglio dei capelli, e tutto ciò che alla vista suona diverso in greco Xeno, che fa paura, in greco phobos. Da qui: xenofobo.

Ma ripassiamo per un attimo quello che abbiamo visto fino ad ora.
Abbiamo detto che ad un certo punto, a causa probabilmente di una innovazione tecnologica ( i primi barbari scesero cavalcando con morso e staffe) entrano nelle sacre cattedrali dove gesti antichi hanno cristallizzato nel tempo la nostra cultura facendocela apparire inamovibile, e senza nessun rispetto per la sacralità dei gesti dovuti, scompigliano tutto dando scandalo.
Successe dopo la caduta dell’impero romano, che orde di barbari entrassero nelle cattedrali e violentassero suore su altari dopo averne cosparso il marmo con le ostie consacrate. Successe pero’ che alcuni invece si soffermarono a rimirarne le bellezze per tentare poi di riprodurle nei loro paesi, con scarsi risultati, a prima vista, perché le altissime pareti che erigevano erano troppo sottili e fatte coi mattoni invece che con le pietre massicce. Ma i barbari inventarono il gotico e allora cambiarono tutto il concetto di architettura.
Mi spiego?

Vi ricordate? Avevamo parlato dei viticultori, questi antichi eredi di ducati o contee che se ne stanno appollaiati nelle ville sulle cime delle loro colline piene di vitigni, antichi come loro, che fanno vini che vengono catalogati da maestri con voli pindarici di descrizioni che non capisce nessuno, producendo prodotti quasi inaccessibili…
Ecco, un giorno arrivano i soldati americani e se ne tornano in America con qualche tralcio di vite, e approfittando di una novità tecnologica che è l’aria condizionata, scoprono che la vite germoglia in qualsiasi punto e che il trucco sta nel tenere la temperatura costante in cantina per la fermentazione del mosto. Capita così che se passate per Napa Valley in California, e vi fermate a sorseggiare il loro vino, scoprirete che laddove dalle nostre parti il vitigno era sostenuto da legni particolari, legato con vegetali specifici, e nei solchi del terreno il contadino ci faceva crescere piante speciali per aromatizzare, qui in mezzo al deserto con vitigni tenuti insieme col filo di ferro, botti nuovissime, bolliture e altre scandalose manovre, fanno un vino che non avrà i quarti di nobiltà di quelli europei, ma ne vendono molto ma molto di piu’, ed è buono!
Sto divagando.
In realtà in questa conversazione volevo toccare il tema della comunicazione ( e ti pareva!) perché i muri che erano stati eretti per oltre un secolo, con il giornale che a mosaico metteva in una pagina tutto l’estratto del mondo che ci immaginiamo, mentre giornalisti iscritti ad un albo (di origine fascista) erano gli unici depositari di una tecnica che permetteva loro di discernere il grano dall’oglio e di propinarci la loro “Verità Rivelata Quotidiana”, una innovazione tecnologica – INTERNET – li ha rasi al suolo.

Il Mc Luhan diceva che leggere il giornale la mattina era come immergerci in un caldo bagno di schiuma delle nostre proprie convinzioni. Ed era così, perché ognuno comprava il giornale che RAFFORZASSE le opinioni che già aveva del mondo, della politica, del sistema ecc. anche se i giornalisti in fondo avevano ampiamente dimostrato di essere ben lontani dai cavalieri duri e puri dell’informazione ma che piuttosto erano loro ad inquinare le notizie frammentandole con le loro opinioni che la maggior parte delle volte erano eterodirette dal direttore o dall’editore.
Oggi però molte persone non comprano UN giornale, ma con lo stesso prezzo possono leggere TUTTI i quotidiani che vogliono, non solo, ma possono interagire col giornale non solo correggendo notizie apparentemente oscure o frammentarie, ma fornendo agli stessi giornalisti link per andare a quel paese ad aggiornarsi ( si intende un paese estero dove di solito l’informazione è meno inquinata). Il giornale non ci perde, rimanendo on line perché alla minor credibilità e di conseguenza a minori copie vendute, il profitto dell’azienda prospera attraverso i gadget che il giornale fa vendere.
Per ora.
Ma tutto è in movimento, e coloro che manipolano la comunicazione non sono contenti che una elite di nuovi e giovani intellettuali (è una nuova elite intellettuale, formata dal nuovo media, elite solo per ora, perché si espande in modo esponenziale) possa dissentire in modo virtuale perché si affacciano già nel Web nuovi personaggi (Beppe Grillo, Di Pietro, Barak Obama) in grado di far emergere il consenso dagli impalpabili vicoli virtuali e riversarlo nelle piazze.
Da qui una lotta, sottile e sotterranea che ci vede impegnati…


°

Sociologi e filosofi dibattono oggi sulla identità nazionale, sull'appartenenza, sull'individuo reale o virtuale, nel tentativo di spiegare come il fenomeno Internet abbia modificato i nostri comportamenti individuali e collettivi. Non essendo queste scienze esatte, la discussione di protrarrà ancora per anni senza che alcuno riesca a portare argomenti decisivi. Pure io entro in questo dibattito sicuro di portare solamente un'opinione che vale per quello che è, appunto un'opinione. Io condivido col McLuhan la convinzione che se si vogliono trovare soluzioni diverse occorre partire da diversi presupposti, un po' come: è nato prima l'uovo o la gallina che egli risolse in modo brillante affermando che la gallina altro non è che l'espediente inventato dall'uovo per diffondere altre uova sul territorio. Allo stesso modo, secondo me, occorre accettare per presupposto che il Medio Evo sia finito con l'invenzione della stampa a caratteri mobili che con i libri dal contenuto e prezzo omogeneo, aveva diffuso una lingua omogenea facendo nascere il nazionalismo.
Occorre soffermarci sul concetto di identità che oggi viene definita come coscienza di sé, che razionalmente sa distinguere il sé medesimo, insieme al noi di cui acquisiamo la consapevolezza attraverso le affinità, il vissuto, la storia, in rapporto con gli altri che sono culturalmente diversi.
L'uniformarsi della lingua attraverso la stampa su un territorio definito, fece proliferare scuole che insegnavano quella stessa lingua con la quale si amministrava lo Stato, la giustizia, la legge. Se questo discorso del McLuhan è accettabile per esempio in Germania, dove la Bibbia di Gutemberg insegnò a milioni di contadini a leggere attraverso la parola del loro Dio, altrettanto non si può dire della cattolicissima Italia dove non solo era proibito leggere la Bibbia, pena il rogo, ma con la caduta dell'Impero Romano e l'impraticabilità delle strade, le comunità si erano concentrate in città fortificate dentro le quali il popolo analfabeta continuava a parlare i propri dialetti. Dall'identità romana si passò all'identità cristiana e poi cattolica e a quella del proprio gonfalone. In questo contesto l'identità si formava prevalentemente attraverso la consanguineità dovuta all'istituto del matrimonio che era irreversibile. Attraverso di essa si eleggevano le affinità con il gruppo familiare e quando si incontrava l'anima gemella la si proponeva al gruppo dei consanguinei che ne mettevano alla prova le affinità prima di accettarla nel proprio gruppo. Questa nuova coppia, che si sceglieva ed era approvata per affinità, procreavano una generazione successiva di consanguineità e via così.
Quando, arrivati ai giorni nostri, la società diventò più fluida (liquida, direbbe Bauman) e si scoperse per esempio che il matrimonio non era qualcosa di unito in cielo come diceva il prete e che poteva sciogliersi in terra, non solo ci si avventurò in nuove unioni, ma gli individui diventarono esageratamente prudenti prima di contrarre legami indissolubili. Al solido ponte del matrimonio, che univa la sponda del presente con quella del futuro ben delineato e definibile, si finì per preferire il traghetto della convivenza all'insegna del: “vediamo un po' come va”, dell'unione con la condivisione dei mezzi per attraversare il fiume in piena della vita dove la sponda opposta è immersa nelle nebbie.
Bisogna partire da qui per interpretare il fenomeno Internet perché come diceva il McLuhan, le nuove tecnologie rafforzano quello che siamo già.
E se oggi alle relazioni preferiamo i contatti, meno impegnativi, che possono essere interrotti senza complicazioni, se abbiamo mille amici su Facebook ma non conosciamo il nome di battesimo del nostro vicino di pianerottolo, non sono questi i fenomeni generati dal mezzo, ma sono quello che il mezzo ha accelerato.


Per seguire questa conversazione occorre tener presente la Napoli in bianco e nero dei film di Totò o di Marotta, poi anche De Sica a colori con Sofia e Marcello e anche Manfredi di Operazione San Gennaro. Ormai il cinema ha sostituito il teatro nella rappresentazione della memoria e anche con alcune imperfezioni dovute ai registi, rende l’idea del passato. Imperfezione, dicevo, perchè noi non siamo responsabili di quello che dalla nostra memoria va perso, di quello che viene recuperato nella sua integralità o riproposto con le modifiche della modernità, forse dipende dal caso o dalla fantasia degli artisti, ma non è di questo che volevo parlare. Dicevo invece che nelle immagini dei film che vi ho proposto si vede una Napoli che rappresenta in qualche maniera com’era la società che viveva nelle città del primo dopoguerra. I nobili vivevano ai piani alti dei palazzi, sotto stavano quelli che una volta erano i servitori e che sono diventati artigiani. Nel cortili del palazzo c’è il portiere, il ciabattino, il barbiere, il sarto e dalle case che si affacciano sulle stradicciole qualcuno si improvvisa commerciante. Il nobile decaduto attraversa la strada con l’attenzione passiva del popolo, qualche volta con antico rispetto. I nuovi malavitosi vivono nel quartiere e sfoggiano segni di un pacchiano benessere che saranno i modelli per le nuove generazioni che non hanno altri esempi a cui attingere. Tutti coabitano nello stesso ambiente e tutti sono partecipi dei problemi o della felicità di tutti. In poche parole tutti SOCIALIZZANO che oggi è un termine in disuso e quindi vediamo di recuperare alcune definizioni (la definizione è parte della sostanza). Se chiedete al sociologo, vi dirà che essa è la trasmissione e l’interiorizzazione dell’insieme dei valori di quella comunità, che inizia con la scuola e all’interno della famiglia per poi continuare in modo meno intenso ma più diffuso quando l’individuo entra nel vero e proprio tessuto sociale, col lavoro, il matrimonio i figli, continuando una catena di trasmissione di valori morali che forma(va)no la tradizione. Io ci aggiungo il socializzare inteso come amore, affetto, fiducia e mutuo soccorso dove ad ogni azione non corrisponde un corrispettivo in denaro. Siamo in una fase propedeutica e quindi faccio esempi pratici. Vi si rompe un tubo dell’acqua. Prendete la guida telefonica che vi hanno fornito quando vi siete abbonati al servizio, chiamate con uno scatto alla risposta un locale un’officina, un laboratorio dove un titolare paga l’affitto per espletare il proprio lavoro e dite ad una segretaria, pagata per rispondere al telefono, di mandarvi un idraulico. Quello monterà su un furgone preso con il leasing, si sposterà per la città e verrà a fare la riparazione ed emetterà una fattura. Tutto questo andrà ad aumentare il PIL, Prodotto Interno Lordo, che ad intervalli regolari viene misurato per verificarne con soddisfazione la crescita.
Se si rompeva il tubo alla signora Maria, invece, si affacciava alla finestra per cercare qualche bimbo conosciuto ed individuato il figlio della lattaia, lo pregava di andare dal portiere del numero dodici a dirgli se poteva venire per una riparazione. Il signor Giovanni, il portiere in questione, nell’intervallo del suo lavoro andava a casa della signora Maria e le riparava il tubo. La signora nel frattempo aveva fatto le melanzane e gliene dava un bel piatto da portare alla famiglia per la degustazione, con sommo orrore degli economisti, e dei nostri governanti che in tutta quell’azione non riscontravano il passaggio di danaro e quindi non saliva il PIL.
Ma c’è di peggio: se uno affama la famiglia per comprare l’auto con cui incrementa l’inquinamento atmosferico della città con conseguenze dannose per la salute e va a sbattere contro un’altra auto riportando ferite che lo obbligheranno alla sedia a rotelle mentre la macchina ha bisogno del carrozziere, tutto questo verrà registrato come incremento del PIL cioè del nostro benessere e della nostra felicità mentre in questo caso è vero il contrario.
Tornado all’argomento che stiamo trattando, in quella società precedente l’epoca consumistica nel tessuto sociale si potevano riscontrare alcune cose che si sono perdute, per esempio la condivisione dei beni e dei servizi all’interno della famiglia, la solidarietà ed il mutuo soccorso con vicini e conoscenti e la cooperazione a progetti di vita con gli amici.

Nella società a benessere crescente, succede che i figli, quando crescono, giustamente se ne vanno. Se prima le donne di campagna andavano a servizio in città dalla parente o nella ricca famiglia di conoscenti, se i maschi andavano a fare gli apprendisti in qualche officina gestita da amici, ora dove vanno i giovani non trovano nessun supporto affettivo e tutti i servizi di cui hanno bisogno sono a pagamento. Non solo, ma le famiglie colpite da improvviso benessere si trasferiscono in quartieri dove si trincerano in ghetti dentro i quali si riconoscono con i nuovi arricchiti. Il nobile decaduto vende il palazzo e si trasferisce nella casa in campagna mentre la società immobiliare che compra trasforma il palazzo in appartamenti da vendere a nuovi arrivati. In pratica il territorio viene ceduto a sconosciuti che a loro volta hanno lasciato il luogo dove socializzavano e che qui si trasformano in egoisti, solitari, egocentrici consumatori, che come unica comunità che conoscono è quella del supermercato e dei centri commerciali, assolutamente privi di legami sociali, abitanti ideali dell’economia di mercato sognata dagli economisti che sognano un’inarrestabile crescita del PIL.
Economia morale - la definisce Zygmunt Bauman, il sociologo che più di altri ha studiato questi fenomeni contemporanei - e continua:

E’ perchè l’economia morale na scarso bisogno del mercato che le forze del mercato si levano in armi contro di essa.In questa guerra viene impiegata una duplice strategia.
Primo, mercificare quanti più aspetti possibili dell’economia morale indipendenti dal mercato e riforgiarli come elementi di consumo. Secondo, qualunque cosa resista a tale mercificazione viene considerata irrilevante per la prosperità della società dei consumatori.

In una società addestrata a misurare i valori in base al cartellino del prezzo, più un oggetto costa e più a valore, le cose che non costano nulla ma con alto contenuto morale, non sono ufficialmente accreditate come fonte di benessere per l’umanità.


Sto tracciando un quadro a grandi linee. Mi rendo conto che la situazione è molto più complessa, ci sono dinamiche molto più eterogenee, ci sono processi sociali che come quelli industriali, ad ogni nuovo procedimento produttivo generano scarti, che ora sono impercettibili come fiocchi di neve ma che nel tempo provocheranno valanghe.
Continuiamo quindi il nostro ragionamento tenendo presente che sotto traccia, silente ma inesorabile, ci sono gli scarti umani di qualsiasi procedimento economico e il bisogno di solidarietà che spinge le persone a socializzare, malgrado tutto.



VISITARE GLI AMMALATI

Quanto tempo è che non lo fate? Non intendo accudire qualche parente infermo, ma dar da bere agli assetati, consolare gli afflitti, visitare gli ammalati... eppure sono cardini della carità cristiana. Nessun rimprovero da parte mia, me ne guarderei bene! Sottolineo come non rimorda in alcuna coscienza questa mancanza fisica di mutuo soccorso perchè l’abbiamo sostituita con l’adozione a distanza, un Euro per la ricerca, un sms per i terremotati e altri palliativi virtuali.
Eppure se ci voltiamo a guardare le macerie della nostra vita sociale ci accorgiamo che il fenomeno è impercettibile ma si accumula negli anni come la deriva dei continenti. Cominciò dalle case, che non furono più quella lasciata daI nonnI da ristrutturare ampliare per farci una stanza dei bambini, o quella comprata dalle vecchie zie. Con il primo benessere la casa fu quella comprata altrove, in un altro quartiere dove la struttura, il colore, il verde e il prezzo diventavano una manifestazione esteriore dell’ essere saliti nella scala sociale. Non erano ancora ghetti con entrate sempre più piccole e uscite sempre più grandi per far passare i SUV. Quelli lo diventarono in seguito, quando gli scarti della società lambivano la vista e non potendo più nasconderli si optò per la tolleranza zero, impraticabilità degli spazi attigui, muri, guardie giurate videocitofoni, barriere per le auto...
Scomparve la “stanza del dolore” quella dietro il corridoio dove giocavano i bambini ed i grandi andavano a zittirli perchè il nonno è ammalato. I vecchi non morivano più in casa perchè molto prima erano stati parcheggiati negli ospizi e la morte e il dolore reale, era stato sostituito con le decine di uccisioni e sangue virtuale che la televisione versava ogni giorno negli occhi dei nostri ragazzi che venivano affidati a governanti arrivate da altri luoghi da altre culture,che raccontavano ai nostri figli le storie della loro terra, facendogli perdere quel bene prezioso che è la memoria dei nostri vecchi...

Si sono costituite così due tipi di società. Una “alta” isolata nei propri ghetti che non partecipa alla vita del territorio ma vive la propria socialità in altro modo: non ha più contatti ma connessioni che permettono per esempio a professionisti di scambiarsi opinioni attraverso il Web, e incontrarsi ogni tanto in convegni, conferenze vacanze pagate da sponsor di cui hanno promozionato le vendite. L’altra società, quella “bassa” invece lotta per i problemi del qui ora in questo luogo. E se la percezione della realtà dei primi è la presa di coscienza che non si può far nulla per problemi che nascono da luoghi sempre più lontani, gli altri prendono coscienza del fatto che hanno perso la forza contrattuale che permetta per esempio di imporre la pulizia delle strade, la raccolta dell’immondizia, la sicurezza dei luoghi, il buoncostume...


A che servono gli Intellettuali

A che servono gli Intellettuali oggi?
Non c’è alcuna provocazione in questa domanda, ma solo un tassello per capire in che modo si collocano i nuovi barbari in questa società.
Cominciamo, come sempre dal McLuhan: la velocità elettrica e di conseguenza il computer e Internet, hanno fatto scomparire l’autorità scolastica (nel senso di docente-emittente allievo-ricevente) così come stanno dissolvendosi le sovranità nazionali. Gli antichi schemi di espansione meccanica dal centro alla periferia hanno perso in parte la loro potenza. Alla rete ferroviaria si è sostituita la rete elettrica e ai gangli che attorno alle stazioni coagulavano nuovi centri di distribuzione delle merci, si sono sovrapposti “server” che distribuiscono pacchetti d’informazione in modo che ognuno sia il centro del proprio universo.
Questo capovolgimento era già presente nei congegni elettrici, come l’aspirapolvere o la lavatrice messi sul mercato affinché il lavoro della servitù venisse fatto da ciascuno di noi. Ed ognuno (compresa la servitù), liberato da questi lavori divenisse un consumatore di congegni “che facevano risparmiare tempo”. Ma questo concetto non è esatto. Agli albori della civiltà l’uomo dedicandosi all’agricoltura, si alzava col levarsi del sole e lavorava un giorno intero e si ritirava al tramonto con la consapevolezza di poter mantenere la sua famiglia. Oggi, dopo secoli di civilizzazione, e di macchine-protesi per diminuire la fatica e accorciare i tempi di produzione, l’uomo moderno si alza sempre all’alba e torna a casa al tramonto. Sembrerebbe non averci guadagnato nulla e invece, ha risparmiato tempo PER POTERSI DEDICARE AD ALTRO (compresi altri lavori).

Il procedimento meccanico di dividere ogni processo però, ultimamente si è capovolto trasformandosi in un campo di processi unificati con l’organico intrecciarsi di tutte le funzioni che fanno parte del complesso.
E siamo arrivati agli intellettuali.
Nel suo saggio: il tradimento dei chierici di Julien Benda (chissà se riuscite a trovarlo ancora in libreria) non solo l’autore chiarisce in che modo l’intellettuale tiene in mano le redini di ogni società, ma sottolinea come per esempio gli intellettuali relegati all’opposizione ai tempi di Voltaire, siano poi stati via via cooptati dal potere che li ha usati fino ai nostri giorni.
Ma l’analisi potrebbe andare ancora più indietro, alle Diarchie, cioè al potere diviso tra il Re e il Sacerdote dove quest’ultimo deteneva il sapere di tutta la scienza disponibile e della cosmogonia (ad uso del popolo) che faceva scrivere sulle pietre del Tempio dove la parola divina poteva essere letta con l’aiuto dei sacerdoti, esempio di scrittura che sfidava il tempo da contrapporsi a quella su papiro che grazie alle strade dell’Impero Romano contraevano lo spazio e acceleravano lo spostamento delle merci e della comunicazione. Ai greci che venivano catturati dai romani e che sapevano leggere, veniva loro risparmiata la vita e in segno distintivo veniva loro imposto un orecchino (in greco: skoulikki) di conseguenza l’edificio dove vivevano e studiavano si chiamava Skolìa, da cui deriva scuola e scolari. Furono questi schiavi greci i primi intellettuali che a servizio dei loro padroni, li “civilizzarono” intellettualmente capovolgendo di fatto il dominio, fino ad inoculare il concetto che distrusse l’Impero Romano: il Cristianesimo…

Lo stesso fenomeno si trova nel Quarto Secolo dell’Era Cristiana quando i Germani al servizio dei Romani cominciarono ad andare fieri dei loro nomi e dei loro usi tribali fino a farne sfoggio. Anche qui si potrebbe osservare come un ulteriore capovolgimento si ebbe quando alla Corte id Luigi XIV fiorissero manifestazioni piene di pastori e pastorelle fatte di crini e macranè…
Allo stesso modo gli Americani, affermarono la loro identità riempiendo i loro musei dei fanali delle loro carrozze, bottiglie di birra perse nella Valle della Morte (ne ho vista una) coperte patch-work dei primi pionieri e chiodi delle miniere d’oro.
Chi non ricorda Black Power e quei due atleti di colore che con il pugno alzato rivendicavano la loro identità afro-americana?

Bene, ma cosa sta succedendo oggi?
Qui mi avventuro in considerazioni soggettive, osservazioni che hanno solo l’apporto della mia esperienza: gli intellettuali (quelli veri) se ne vanno dal potere e tornano nelle periferie. La cosiddetta Sinistra italiana, che aveva rivendicato nel Dopoguerra la matrice intellettuale di TUTTI gli italiani ha visto esaurire la funzione formativa dei Grandi Vecchi ed è stata tradita dalla nuova generazione che ne aveva perso la matrice. La Destra arrivata al potere ha scoperto un entroterra esiguo che ha tentato di riempire con nuovi miti e personaggi di lieve spessore.
Questo deserto delle anime è stato via via occupato dal Web dove l’intellighenzia si è frantumata in mille rivoli, migliaia di microcosmi, di Forum, di luoghi virtuali di discussione da cui oggi attingono le vecchie strutture dell’informazione, spacciandole per proprie.









L'INVASIONE DEI BARBARI


Ebbene sì, sto parlando di invasioni barbariche. È un argomento al cui cuore ci stiamo avvicinando volando a spirale come il Condor, dal meraviglioso film canadese premiato come miglior film straniero agli Oscar 2002, giù giù passando dai Barbari di Baricco fino ai miagolii della parte più esangue della sinistra italiana (intendo Fazio, Zucconi Gargantuà con l’accento rigorosamente sulla A, e la piccola Bignardi che ci ha pure dato il titolo di una sua pregiatissima trasmissione). Avrete certamente letto la polemica nata dall’inarrivabile Uto Ughi schifato da Schifani (che bel gioco di parole!) il quale ha osato dissacrare il Sacro Suolo del Senato invitando per il concerto di Natale nientemeno che il giovane Allevi! Il quale benche’ baciato dal favore del pubblico rappresenterebbe (secondo il divino Ughi) una caduta di stile, un imbarbarimento del concetto di musica classica che ci coinvolgerebbe tutti.
Risponde l’Allevi e dice le sue ragioni. Ecco, partiamo da qui, non certo per schierarci con questo o con quello ma per capire cosa sta succedendo intorno alla comunicazione e intorno a noi.

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Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, mentre lui si muoveva da un luogo all'altro, finché l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.
Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità.
È come andare in bicicletta dove il movimento permette non solo di rimanere in equilibrio, ma in una strada in discesa addirittura di caricarci dell’energia necessaria per andare avanti senza pedalare.







Questo post sul mio blog generò una serie di mail:(Avete notato quanti neologismi barbarici, solo sulla riga qui sopra?)

Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi, e di palazzi in sfacelo in cui pascolano greggi, sono ricorrenti nella letteratura della decadenza, dall’antichità fino ai giorni nostri.”

http://www.ladestra.info/?p=16451
Martedì 22 gennaio prossimo venturo, l’Italietta ufficiale festeggia l’ invasione dei barbari che, sbarcando ad Anzio, contribuì al progetto anglo-americano di liberare l’Italia mafiosa dalle galere, delegando a questa, in subordine, il potere conquistato. Da allora l’Italia schiava celebra questa ricorrenza venerando le tombe dei caduti inglesi, americani, marocchini, indiani, kenioti, senegalesi, e simil lordura. Non saranno venerate le migliaia di vittime della menzionata liberazione, inutili capri sacrificali, che morirono sotto le bombe o vittime di assassini premeditati, di stupri, violenze e ruberie da parte dei liberatori. Per tanto, a cura delle Associazioni d’Arma, tutti gli Italiani veri sono convocati per MARTEDI 22 GENNAIO P.V. ore 10 e 30 min AL CAMPO DELLA MEMORIA IN NETTUNO per celebrare, in fraternità e continuità di spiriti e di intenti, la difesa di Roma e della Civiltà Cristiana ed Europea da parte dei reparti della Repubblica Sociale Italiana. Saranno ricordati e venerati i Caduti della Xa MAS, della Aviazione Nazionale Repubblicana, del Folgore e del Nembo e degli altri reparti che caddero combattendo eroicamente sul fronte di Anzio e Nettuno per la difesa di Roma e l’Onore d’Italia.


IL CHIANTI E LA LIGURIA
Sono un appassionato di turismo e dopo aver trattato lo sciacallaggio delle coste tirreniche calabresi della fine degli anni '70 ad opera di costruttori poco trasparenti e governi locali compiacenti, sto studiando lo sciacallaggio in atto verso la campagna del Chianti ad opera dei buongustai americani che stanno creando uno stereotipo anche lì dove si era rimasti fuori dagli stereotipi per secoli. Attenzione l'imbarbarimento sta salendo fino a Como/Bellagio... George Cloney docet.
Vogliamo parlare invece dell'imbarbarimento delle coste liguri ad opera dei "barbari milanesi" che cercano uno sbocco sul mare come nel risiko? Dopo aver rovinato l'Adriatico e la Liguria, sembra che adesso siano ben diretti verso la Sicilia (Pantelleria in primis).
Ecco, l'imbarbarimento del turismo potrebbe essere un buono spunto di riflessione, resto a disposizione.
Non ho parole.
Pi. M.
.......








TUTTA COLPA (O MERITO) DEL WEB
Siamo arrivati al cuore del problema, secondo me: internet, Google. Hanno veramente dato vita a un nuovo modo di intendere la cultura, che ha penalizzato il ruolo del libro, lo ha ridimensionato nel suo valore totemico. Ma intendiamoci il libro rimane e rimarrà per alcuni usi insostituibile. Come dice Baricco, anche l'invenzione della scrittura o della stampa, hanno a loro volta prodotto discontinuità importanti: per esempio non abbiamo più aedi, rapsodi e cantastorie in grado di recitare l'Iliade a memoria, ma non per questo abbiamo avuto meno cultura o una cultura meno profonda e raffinata. Riconosciamo ai barbari i loro meriti: il web ha dato a tutti la possibilità di produrre cultura e informazione. E questo è grande. Chiunque abbia qualcosa da dire: con parole, immagini, suoni può facilmente comunicarlo al mondo. Può cercare un pubblico per la propria creatività e a livello planetario!

Citazione:
Eleganza, purezza e misura, che erano i principi della nostra arte, si sono gradualmente arresi al nuovo stile frivolo ed affettato che questi tempi dal talento superficiale hanno adottato. Cervelli che per educazione o abitudine non riescono a pensare qualcosa d’altro che i vestiti, la moda, il pettegolezzo, la lettura di romanzi e la dissipazione morale, fanno fatica a provare i piaceri più elaborati e meno febbrili della scienza e dell’arte. Beethoven scrive per quei cervelli e in questo pare che abbia un certo successo, se devo credere agli elogi che da ogni parte sento fiorire per questo suo ultimo lavoro…”
( The Quarterly Musical Magazibne and Review come critica alla Nona Sinfonia)

Notare che nel criticare quella che diventerà la colonna del Romanticismo, questo insigne critico accomuna i nuovi barbari che ascoltano questa deprecabile musica, ai lettori di romanzi!!
Incredibile.
E pensare che oggi riteniamo nuovi barbari, coloro che NON leggono romanzi…
Come cambia il comune senso del…, no?

Insomma, continuiamo.           







I saccheggi.

Arrivano da tutte le parti i barbari, e noi notiamo continui saccheggi, vediamo villaggi e roccaforti crollare ma non riusciamo ad intendere il tessuto che tiene insieme il disegno collettivo. Baricco lo fa in una sorta di visione dall’alto, privilegiando l’osservazione di alcuni fenomeni che secondo lui sono indicativi per comprendere il fenomeno nella sua interezza.
Il vino, per esempio, lo facevano esclusivamente francesi ed italiani. Si andava dal vinello che tutti bevevano a tavola fino a vere e proprie forme d’arte che erano i vini pregiati. Nel resto del mondo si bevevo altro: birra, super alcolici e cose così, ma il vino era patrimonio di questi due popoli. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale i barbari, tornarono a casa loro portandosi il piacere di bere vino e la tentazione di produrlo.
Cominciarono in California ma il loro target era il mercato interno con gli americani che di vino ne capivano ben poco, e così si pensò di adattarlo affiancandolo al marketing ed ottennero un prodotto semplice, facile al gusto e spettacolare.
Il vino Hollywoodiano.
Essendo l’America la capitale dell’Impero, non fu difficile convogliare la comunicazione attraverso film o serie televisive dove i protagonisti bevevano vino, ed avendo una distribuzione capillare di prodotti americani, come si conviene alla capitale di un impero, in breve tempo ottennero che il vino americano si diffuse nel mondo tanto che oggi vende molto più del vino francese ed italiano messi insieme. Non solo, ma queste due nazioni europee non solo hanno cominciato ad assorbire quote di mercato di vino americano, ma hanno cominciato a produrlo!
Se vai da uno di questi nobili vignaioli, uno che chissà da quante generazioni i suoi avi facevano il vino in cima a quella collina, uno plasmato e convinto dalla sacra arte di vinificare e gli chiedi cosa ne pensa del vino hollywoodiano, magari uno di quelli che ha cominciato a produrre pure lui, ti dirà che vabbè, si tratta di prodotti commerciali per non intenditori, gente che non ha mai avuto la cultura del vino. Barbari, insomma.
Come chiedere a Schumacher un giudizio sui go-kart o chiedere a Proust una valutazione di Faletti o quel che è peggio, chiedere ad Uto Ughi perché Giovanni Allevi secondo lui non sarebbe degno di suonare il concerto di Natale al Senato.


Il dotto Petrarca (secondo l´arguta ricostruzione di Alberto Asor Rosa), deprecava la diffusione della Commedia fra il popolino di Firenze, cioè fra i «tintori», gli «osti», i «lanaioli»: deprecava cioè il successo di massa contro il successo di critica.


I Barbari e la comunicazione

Ripetiamo alcuni punti della nostra riflessione perché non fanno mai male. Innanzi tutto le invenzioni tecnologiche sono protesi delle nostre capacità, la gru delle braccia, la ruota dei piedi, le armi del pugno e dei denti, eccetera. I media sono estensioni dei nostri sensi e vanno intesi come protesi fuorché il computer e Internet che essendo estensioni del nostro cervello si espandono in un “campo” come quello magnetico, elettrico, e così via.
Ogni media che si affaccia sul mercato inizia con la forma di altri media, ne contiene altri ancora e si sviluppa in un modo non previsto.
La luce è un medium purissimo in quanto ha senso quando ne contiene altri: modifica la nostra vita cancellando le differenze tra il giorno e la notte, permette un’operazione chirurgica o una partita di calcio a qualsiasi ora, annulla il tempo e lo spazio con il Web ecc.

L’automobile comparve nella forma del carro che voleva sostituire, l’aeroplano nasce dalla tecnologica delle biciclette, il telegrafo serviva per avvertire i capistazione dell’arrivo del treno, poi a questa notizia si aggiunsero dati meteorologici pubblicati dai giornali, quindi notizie tra privati, la radio e via così.

Succede però che quando un medium si sviluppa eccessivamente, diciamo così si scalda, entra in crisi e capovolge la sua funzione. È successo con le automobili che facevano risparmiare tempo per andare al lavoro e che ora in un eccesso di produzione, intasano le vie cittadine, non si sa più dove parcheggiarle, e obbligano a spendere un tempo improduttivo spostandosi per raggiungere il luogo di lavoro. Allo stesso tempo le strade (che sono un medium) della città si sono trasformate in autostrade, mentre le superstrade che portavano in periferia hanno causato una tale saturazione che ormai il loro percorso è un continuum della città, senza soluzioni di continuità (si pensi solo che la main road di Los Angeles è lunga più di 200 kilometri, quanto la nostra Milano-Torino) e si è pure capovolta la funzione tra città e campagna, dove quest’ultima era il luogo di lavoro e la città del divertimento e del tempo libero. Oggi la strada ha capovolto queste funzioni e si lavora prevalentemente in città ed in campagna si va per trascorrere il fine settimana.


Stupisce in questi tempi di crisi economica, il tentativo di riavviare l’economia incrementando la produzione di auto, che non sappiamo più dove mettere e che tanti problemi danno con l’inquinamento, invece di tentare di far lavorare le persone senza farle muovere da casa!

°
E veniamo ai mezzi di informazione. Nell’eccessivo sviluppo della tecnica e delle vecchie forme di diffusione ci troviamo davanti al fenomeno che la comunicazione, che era nata per informare, si è trasformata in una tecnica per “far accadere” le cose.
Facciamo un esempio: supponiamo che in una parte sperduta della Groenlandia ci sia una pineta incontaminata che una squadra di Rangers va a controllare ogni tre mesi, e che il satellite esplora ogni settimana. Se cade un albero, finché il fenomeno non sarà rilevato, quella pineta rimarrà integra. Solo quando il fenomeno sarà scoperto ci sarà una relazione agli organi competenti che i giornali proporranno nelle forme più congeniali ai loro lettori:
CADE UN ALBERO IN GROENLANDIA: EFFETTO SERRA?”
ALBERO CADUTO, FORSE PER MANO RUSSA. Fine della distensione?”
ALBERO CADUTO TRE MESI FA. Inefficienza dei controlli?”
E via così, perché la notizia prende forma quando inserita nel contesto del nostro vissuto che modifica. McLuhan diceva che leggere il giornale al mattino è come immergersi nella vasca d’acqua calda delle nostre convinzioni che vengono rafforzate dalle notizie…

Sono però arrivati i barbari che approfittando di nuove tecnologie, non spendono più i loro soldi per comprare il quotidiano che rafforzi le loro convinzioni, ma con lo stesso importo pagano l’allacciamento a Internet e dal web si leggono non solo TUTTI i giornali disponibili, ma pure quelli che non leggerebbero mai.
Succede pure a me, ed oggi vi parlerò di due articoli del “Giornale”.
Ahimè, a volte su questo foglio e sui sui due ultimi direttori sono nate polemiche, e pure sui due giornalisti che più avanti citerò, che qualcuno ha definito giornalisti-jukebox, in quanto basta mettergli una moneta in quel posto e loro cantano la canzone che il committente vuole sentire.
Ma stiamo parlando di fenomeni massmediatici e qui non ci importa molto la politica. Dunque, cominciamo con questo FACCi.

Cosa dice in sostanza?

Furti e omicidi a scopo di rapina negli ultimi venti anni sono diminuiti. Perfino dimezzati. Gli stupri sono in netto calo. Nel 2008 sono scesi da 5.062 a 4.637. L' otto virgola quattro percento in meno. Le violenze sessuali aggravate, nel triennio 2006-2008, sono entrate in profonda crisi: -16%. E gli stupri di gruppo, le cosiddette gang bang, lamentano nel 2008 una diminuzione di ben il 24,6%...

E via così. Dice le cose che si sapevano, che giravano nel Web da tempo, che però i giornali ignoravano, e cioè che gli omicidi, le rapine, gli stupri, sono diminuiti. Ma perché mai, questo tizio tira fuori questi argomenti proprio alla vigilia del congresso che sancirà il trionfo del suo datore di lavoro (che nasconde la proprietà dietro la firma del fratello)? La risposta è nel McLuhan: “Per far accadere le cose” per trasformare cioè la paura che è stato il motore di una campagna elettorale forsennata ed intimidatoria, con quotidiani e TG che avevano triplicato lo spazio per questo genere di notizie, in una rassicurazione mediatica: “se prima la situazione era insostenibile, ora grazie all’Uomo Nuovo, quello che fa arrivare i treni in orario, finalmente torna la calma e potete riposare beati sui vostri sofà a godervi le tette offerte dal Grande Fratello…”

Il secondo articolo è ancora più subdolo e parte con l’intenzione apparente di tessere l’elogio di quei giornalisti eroici che in terre di mafia e di camorra rischiano la pelle per dare notizie con nomi e cognomi. Sembrerebbe un giusto tributo, vista anche la cronaca che ci ha propinato la foto di Pino Maniaci (su tutti i giornali così la mafia prende meglio la mira) denunciato per il suo “disegno criminoso” di lottare contro la mafia da Telejato SENZA il tesserino dell’albo dei giornalisti (istituzione notoriamente fascista, messa lì da Mussolini per controllare le notizie). Bufala pazzesca, visto che Telejato ha un signor direttore responsabile, un giornalista che si chiama Riccardo Orioles, un eroe del nostro tempo, in serie difficoltà economiche perchè non si piega. Non lo ammazzano perchè è ricoperto da tanto prestigio che ne farebbero un Super Eroe e invece è meglio lasciarlo li' in quel modo, nel silenzio colpevole di questa orrenda e collusa nazione che preferisce parteggiare per gli amorazzi del Grande Fratello piuttosto che impegnarsi a ripulire il paese.
Il pezzo in questione non è scritto in elogio dei cronisti di Caserta e Napoli, ma è un atto d’accusa nei confronti di Saviano, che qualche giorno prima in televisione era comparso per farci capire il linguaggio dei media del suo paese, prontamente querelato dal direttore responsabile del quotidiano di Caserta.
Il pezzo non elogia quelli che Saviano NON ha messo sotto accusa. Lui parlava di linguaggio, di connivenze dei direttori e delle proprietà con il sistema camorristico, l'acqua per intenderci senza la quale la paperella non galleggia. Di Saviano, io che ho fatto i capelli bianchi nel Web, si conoscevano le gesta PRIMA di Gomorra, dalle cronache dei coraggiosi che lo descrivevano col suo motorino a portare i suoi articoli ai giornali che li rifiutavano.
La verità l'ha detta Saviano: la sua aspirazione è diventare Primo Levi, uno che non ha descritto l'Olocausto, ma con le sue parole HA PORTATO la gente a vedere Auschwitz.
Vai, ragazzo, portaci a Caserta, a dispetto dei giornalisti jukebox…










lunedì 14 aprile 2014

capitolo primo.

Se fosse un libro questo sarebbe il capitolo primo.


Il centro delle piazze, dei palazzi, è un punto focale per la voce del silenzio che secondo Marshall McLuhan sarebbero le statue, i monumenti, le fontane, e dentro i palazzi sarebbero i tavoli, i salotti e nel centro dei salotti i tavolini. Parrebbe quasi che partendo dall'Agorà di Atene tutti gli altri architetti abbiano cercato la cornice dei propilei o che partendo dal semicerchio del Teatro abbiano voluto imprigionare idealmente lo sguardo, indirizzando l'occhio dell'osservatore su un punto focale preludio della prospettiva lineare su un punto più o meno occulto, come in Piazza San Pietro, dove il punto focale non è l'obelisco o le fontane, ma due piastrelle rotonde di marmo verso cui si indirizza la pavimentazione della piazza, che indicano il punto da cui di tutto il colonnato si vede solo la prima colonna delle quattro che formano l'emiciclo.
Succede così al visitatore occidentale di provare la sensazione di assenza, quasi di vertigine quando si trova davanti alle immense piazze russe, asiatiche o sudamericane con grandi spiazzi riempiti di niente, come le moschee che al confronto con le nostre chiese sembrano cornici che contengono il nulla, solo un punto esterno all'edificio, essendo il tutto chiaramente orientato verso la Mecca. Anche l'interno della stanza principale della casa islamica, quella dove si riceve, non ha nulla al centro. Le poltroncine per gli ospiti sono contro le pareti e al centro c'è solamente lo splendore di un tappeto che occupa tutta la stanza. Piccoli tavolini di servizio reggeranno frutta e qualche dolce. Una volta seduti si scopre la differenza tra la piazza e la casa islamica: se nella piazza dovevi sopprimere il desiderio di gridare, di spiegare la tua voce, nella casa scopri che la conversazione si può fare tra persone sedute da una parete all'altra, senza gridare.
L'ospitalità islamica si intreccia col piacere del parlare.
La piazza italiana è il piacere dello sguardo.

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Se vi capitasse di passare da Como, scendendo per la via Napoleona, vi troverete davanti a Porta Torre il principale ingresso alla città medievale, e fuori dalle mura rimaste integre fin dall'anno Mille (il Barbarossa non le abbattè perchè "Como è coi forti e abbandonò la Lega") potrete vedere il più antico mercato d'Italia. Oggi è una sequela di bancarelle con merci varie ma il giorno di Sant'Abbondio, il patrono della città, il mercato viene allestito esattamente com'era allora.
Tra i tanti commercianti che esponevano le loro merci fuori dalle mura di Como che ricordo, era uno snodo importante di commerci anche con l'estero, c'erano anche i librai che trasportavano i loro prodotti in botti di legno per proteggerli dalle intemperie e si preparavano a scambiare i codici. Infatti a quel tempo il libro era costituito da pagine di pergamena – più tardi fogli di carta di straccio – scritti dagli studenti secondo le buone regole della Scolastica. Portavano un titolo che si riferiva al primo argomento scritto che si incontrava aprendo la rilegatura, ma poi gli altri fogli riportavano svariati argomenti a seconda dell'orientamento scolastico.
Occorre fare due osservazioni, la prima è che i bibliotecari che gestivano le biblioteche private dei castelli, dei conventi e dei signorotti, avevano difficoltà non tanto ad archiviare ma a reperire determinati argomenti, e dovevano affidarsi alla propria pratica o alla propria memoria per andare in un luogo lontano a cercare un libro su Platone dentro il quale ricordavano esserci calcoli matematici o astronomici o di qualsiasi altro argomento che con Platone non avevano nulla da spartire.
La seconda osservazione è che secoli dopo il genio di Leonardo Da Vinci non solo riuniva gli argomenti che reputava più interessanti, ma li metteva tutti in un codice dal cui titolo si potesse intuire che tutti i fogli inseriti in quel codice riguardavano un solo argomento. Il fatto che scrivesse con la sua criptica calligrafia mancina ha fatto credere a qualche studioso superficiale che tutto il materiale scritto da Leonardo fosse stato pensato e concepito dallo stesso, e invece per la maggior parte delle volte copiava. Questo non toglie nulla al suo genio, perchè aveva la capacità superlativa di scegliere argomenti che a distanza di tempo – salvo rare eccezioni – si sono mostrati scientificamente esatti o quantomeno giustamente orientati. Diciamo che la riconoscibilità degli scritti di Leonardo influenzò una pratica che seguì poi nel futuro: ogni libro ha un autore.


Succedeva che il cliente si portasse al mercato il suo codice e ne scegliesse un altro che reputava interessante scambiandoli e lasciando una prebenda al libraio. L'avvento della stampa a caratteri mobili rivoluzionò tutto questo modo di procedere perchè i libri offerti non erano più pezzi unici ma quantità definite esattamente riproducibili. Questo cancellò la trattativa che dipendeva dalle diverse opinioni che i due contrattori avevano su determinati prodotti. Adesso arrivava il libro esattamente uguale ad altri libri con lo stesso titolo e pertanto si instaurò un mercato di prodotti omogenei con prezzi fissi (non è una rivoluzione da poco, pensandoci).


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Se l'eroe del romanzo di Musil era L'uomo senza qualità il protagonista di Amore Liquido di Zygmut Bauman è l'uomo senza legami fissi, indissolubili. Il protagonista di questa società liquida predilige legami allentati, senza la complicazione del doverli recidere. Di conseguenza al posto delle relazioni predilige le connessioni. Nel nostro mondo di individualismo rampante le relazioni vacillano dal sogno inappagato all'incubo del non potersi liberare. Le connessioni invece si staccano e basta. E nessuno ti chiede perchè. Baricco, nel suo "Saggio sulla mutazione" (i Barbari) individua questo fenomeno nella velocità dell'esperienza. Non più approfondimento anche faticoso delle materie, anni di studio su di un argomento tanto da approfondirlo fino a sapere tutto su una parte infinitesimale del sapere cosmico, ma il surfing che è la velocità con cui gli atleti sulla tavola cavalcano le onde e dalla velocità acquistano energia per rimanere in equilibrio e spostarsi velocemente da un argomento all'altro in modo orrizzontale e rapido invece che verticale e statico. (Non lasciatevi ingannare: surfing è un termine coniato dal McLuhan).
Allo stesso modo le amicizie, le conoscenze, le relazioni apparentemente epidermiche in realtà si sviluppano in modo rapido con un flusso continuo. Alcuni intellettuali che non hanno capito il mezzo, si chiedono se non sia scandaloso che su Facebook tu abbia un migliaio di amici mentre non conosci il nome di battesimo del tuo vicino di pianerottolo.
La differenza sta tutta nel fatto che uscendo di casa e andando in edicola potrai comprare il tuo quotidiano preferito mentre col Web, con lo stesso prezzo e rimanendo comodamente seduto, puoi scegliere tra tutti i quotidiani del mondo o il loro riassunto. Dai commenti dei lettori, troverai quelli a te più affini e saranno coloro con cui ti connetterai.
Nella mia decennale esperienza mi è capitato di incontrare molti degli amici con cui avevo connessioni Internet. Nessuno di loro mi ha mai deluso, perchè tutto quello scambiarsi opinioni aveva fatto sì che ci conoscessimo così intimamente da desiderare di incontrarci.
Un altro fenomeno su cui riflettere è la Web-cam, cioè la telecamerina a basso costo con cui ci si collega e ci si vede. E' un ritrovato tecnologico che viene da lontano. Erano gli anni sessanta e venne messo in commercio il video-telefono che non ebbe successo in quanto un ibrido che mal coniugava l'orecchio e il freddo mezzo del telefono con l'occhio e la calda pre-ipnotica televisione.
I maghi del Marketing dissero che l'utente preferiva rimanere occultato all'interlocutore che era entrato quasi prepotentemente in casa sua, nella sua intimità.
Davanti al computer questo invece non capita. "Hai la web-cam?" è la prima domanda che ti scrivono in chat dopo che ti hanno conosciuto meglio.
Perchè ora che ti conoscono, vogliono pure vederti.

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Infelici quei bimbi che non hanno I nonni, si diceva una volta. Sono propenso a dire, infelice quella generazione che i nonni li ha buttati via, ricoverandoli, isolandoli, i più ricchi lasciando che li accudiscano le badanti straniere.
Perché i nonni, nella nostra secolare civiltà contadina, erano tutta la memoria della famiglia, erano i racconti, persino le invenzioni che un tempo avevano alimentato i miti. Oggi con cento giga di memoria viviamo nell’illusione che non ci serva altro. Pensate, quel grande serbatoio di memoria che è Google, ha fagocitato nel suo ventre tutto il Web del mondo: avete un dubbio e lui risponde. Ma non vi restituisce la risposta esatta bensì la più cliccata e così cadiamo nel paradosso che la verità è quello in cui credono gli altri…
I nonni morivano in casa, alcune volte lentamente, nella stanza del dolore: “Silenzio bambini, non fate rumore, che c’è il nonno ammalato…” Adesso muoiono in ospedale e la camera ardente si allestisce nell’obitorio, poi il funerale in auto, di corsa come a voler cancellare la morte quella vera perché quella virtuale ce la propinano il cinema e la televisione con spari, bombe, pistole, omicidi, centinaia al giorno.
E quando la morte si affaccia nelle nostre case attraverso i media, confondendo il vero con il virtuale, poi reagiamo con parole inutili, con atteggiamenti scomposti, con eccessi virtuali, come virtuale è il dolore che ci accomuna, il caso Eluana Engaro ne è la perfetta sineddoche (una parte per il tutto)…


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NEMMENO QUESTO E' UN LIBRO

NEMMENO QUESTO E' UN LIBRO




E' soltanto il seguito di:

QUESTO NON E' UN LIBRO



Atto primo: l'altro ieri.
Suona il telefono: Driiiin driiiin
lei va a rispondere. E' il marito:
  • Butta la pasta che arrivo-
Lei prepara la tavola per il pranzo. Oggi mangiano in tinello: descrizione del tinello: buffet, controbuffet, libreria.
Lui torna, lei chiama i bambini che stanno finendo i compiti e si siedono tutti con la nonna.
Inizia il pranzo e si parla delle vicende della giornata.
Lui torna al lavoro, i bimbi a giocare, la nonna ricama.
Sipario

Atto secondo: ieri pomeriggio.
Suona il telefono: musichetta scelta a pagamento da una società di servizi web
lei risponde. Il marito:
  • Dove sei?
Lei è imbottigliata nel traffico e non sa se riuscirà ad andare a prendere i ragazzi che escono da scuola. Lui mangerà un panino nella pausa lavoro. Parlano di alcune faccende futili tra le quali un programma per andare a trovare la nonna all'ospizio per il fine settimana (non ci andranno, lo sanno bene. Ma ne parlano).
Lui torna a casa la sera. Lei sta chattando con le amiche, ( i bimbi sono chiusi in stanza a giocare con la Playstation). Ha preparato una cena fredda che lui mette in un piatto e consuma velocemente davanti al televisore dov'è iniziato il telegiornale.
E' scomparsa la libreria.
Sipario.

Atto terzo: l'alba di domani.
Sul display del lap-top di lei compare una scritta c'è una mail per te. Lei chiude il programma di telefonate hot che effettua da casa per conto di una compagnia Thailandese, e accende la telecamera per connettersi in chat col marito.
Lui oggi non si è nemmeno lavato perché non esce da settimane in quanto il lavoro ormai lo svolge tutto da casa. Sono separati da un pezzo ma ogni giorno si collegano per scambiare notizie sui figli che danno qualche problema. Infatti c'è un'interrogazione in Parlamento per discutere se il Social Network a cui si collegano giornalmente, sia un mezzo eversivo. I ragazzi ormai sono cresciuti e vivono soli con i soldi che gli passano i genitori: infatti i lavoretti a termine che svolgono non permettono loro l'indipendenza economica.
La nonna dall'ospizio sta vivendo una seconda giovinezza: ha scoperto Internet con il quale ha fondato un'associazione per la terza età e ogni fine settimana va a ballare con i nuovi amici.
E' ricomparsa la libreria, ma ora contiene CD, Videogames, e DVD coi film a noleggio.
-Sei felice? - le chiede lui
Lei pensa alla frase che le ha scritto il suo amico virtuale dalla Cambogia, e dice:
-Forse...
Sipario.


Vi riconoscete in qualcuna delle fasi descritte in questo pseudo-psico-dramma?
Riconoscete qualcuno della vostra rete di conoscenze o amicizie?
Se la risposta è no, tornate a dormire e buttate via questo lavoro che non fa per voi.
Se invece la risposta è sì oppure forse, allora siete pronti per capire il concetto del McLuhan secondo cui i mezzi di comunicazione di massa modificano non solo il nostro comportamento ma pure l'ambiente in cui viviamo.
E' ora di mandare una mail a Umberto Eco, pregandolo di scrivere un saggio riparatore sul McLuhan.
Adesso, continuate a leggere.






Nota per i neofiti:

Chi fosse arrivato qui per sbaglio, o perchè pioveva e sono entrati in libreria per non bagnarsi e stanno sfogliando svogliatamente queste pagine in attesa che spiova, oppure perchè il libro glielo hanno prestato e mai più tornerà sullo scaffale d’origine, o perchè se lo sono infilato sotto il maglione e guadagnata l’uscita all’inglese, ora stanno spaparazzati sul divano aspettando Godot, o udite udite perchè LO HANNO COMPRATO! Insomma a tutti coloro che sono arrivati su questa riga senza essere passati dalla precedente conversazione occorre precisare che questo – che ribadisco, non è un libro – ha una scrittura circolare. Vuol dire che non ha un inizio ed una fine con un percorso rettilineo come la Bibbia, ma si può aprire ad una pagina qualsiasi, come il Corano, leggere e mettere via, poi terminate le pagine, si può tranquillamente iniziare di nuovo, senza soluzione di continuità. E’ scritto secondo il metodo del McLuhan, caotico e puntuativo, e se volete saperne di più, ahimè, dovete procurarvi una copia del lavoro precedente.


mercoledì 9 aprile 2014

APPENDICE

Questo non è un libro. Mi pareva d'averlo già detto.
E allora come chiameremo la parte che viene dopo e che ha la forma dell'Appendice?

Credo che questo sia il momento più adatto per porci la domanda fatidica: che ne è del McLuhan e di tutte le sue teorie? Ha ancora senso, a più di cinquant'anni dal suo LA SPOSA MECCANICA seguire i suoi enunciati per tentare di capire il mondo della comunicazione? La risposta è complessa non solo per la personalità eclettica dell'autore che ha esposto il suo pensiero in modo apodittico rifiutando la serena discussione (famoso per i suoi: “Lei non ha capito nulla del mio lavoro”) rimanendo all'esterno alla dialettica del mondo accademico, spostandosi o avventurandosi nell'imprenditoria e nella consulenza, col risultato di non riuscire mai a far parte di un nucleo intellettuale che potesse meditare, assimilare ed eventualmente riproporre i suoi difficili concetti. Anche l'esposizione delle sue teorie avveniristiche con fulminanti sintesi adatte più ad essere citate che ad essere capite, non ha agevolato la comprensione dei fenomeni che il McLuhan descriveva.
In Italia specialmente, i suoi libri vennero pubblicati con colpevole ritardo e delle tante critiche che in tutti questi anni l'autore ha accumulato, ne propongo solamente tre che per l'importanza degli autori e delle loro posizioni possono riassumere buona parte della critica italiana.
Il primo intellettuale di altissimo spessore è Umberto Eco, che pubblicò nel 1967 “Cogito Interruptus”, una vigorosa stroncatura del libro: “Understanding Media” edito in Italia dal Saggiatore di Alberto Mondadori, e commentando il famoso “Il mezzo è il messaggio” scrisse:Va bene. Vorrà dire allora che quando riceverò un telegramma leggerò il postino! Battuta fulminante che per arguzia e intelligenza ciascuno di noi sarebbe disposto a scrivere a costo di qualsiasi bassezza. In tutto questo tempo Eco non è mai ritornato sull'argomento per chiarire se si sia trattato semplicemente di una battuta, o se a distanza di anni abbia cambiato il suo parere. Secondo me dovrebbe farlo se non altro perché lui occultamente e scientemente è l'intellettuale che meglio ha assimilato e si è avvantaggiato delle teorie del McLuhan per migliorare il proprio lavoro di semiologo.
Il secondo intellettuale che vorrei citare è Stefano Bartezzaghi che in occasione del venticinquennale della morte del McLuhan scrisse su Repubblica un interessante articolo in cui con la sua consueta leggerezza ripercorreva i capisaldi delle sue teorie, riportava gli slogan più incardinati nella memoria collettiva, ripercorreva qualche episodio della vita e del pensiero dell'autore e poi in conclusione lasciava elegantemente il giudizio in sospeso.
Il terzo è Gino Agnese, giornalista del Tempo, nel 1982 fondò la rivista “Mass Media” e tra l'altro collegò il McLuhan al futurismo del Marinetti. Gli chiesero un giudizio sul McLuhan, e lui che era accreditato come uno dei più profondi conoscitori dell'argomento, dichiarò:

Di McLuhan resta semplicemente questo: il merito di averci mostrato la necessità di avere un atteggiamento critico verso i media. Poi molte cose che lui ha detto si sono rivelate infondate, ma questo no, questo resta: siamo critici, stiamo attenti: questo è il suo insegnamento. Quanto alla sua attualità, lì il discorso è diverso, perché McLuhan muore prima di Internet, senza averne previsto l’invenzione. Internet è una realtà che non è stata prospettata da nessun futurologo. La grande novità è che la Rete in qualche modo ha capovolto il messaggio più noto di McLuhan, secondo il quale il mondo è il "villaggio globale", poiché dopo Internet si può ben dire che ogni villaggio sia diventato mondo. E quindi la conclusione è un po’ malinconica perché si può dire che il profeta – McLuhan è stato definito "il profeta dei media" – nel tempo nostro è una figura impossibile: le cose evolvono così in fretta, le novità si profilano all’orizzonte in maniera così veloce e impreveduta, che le personalità di forte intuito, di più vasta apertura mentale e di più grande coraggio intellettuale finiscono col non essere all’altezza dei tempi.

Riprendo nella totalità questa affermazione perché rispecchia il pensiero di molti intellettuali che benché preparatissimi, non hanno potuto o peggio voluto capire il punto di vista del McLuhan. Questi intellettuali finissimi, alfabetizzati e difensori del “punto di vista” non riescono più a concepire una comunicazione senza centro, dove non c'è più un referente e un fruitore perché è scomparso il prima e il dopo, il davanti e il didietro, il sopra e il sotto e loro che sono diventati il “centro” della intellighenzia, non possono o non vogliono accettare ciò che a loro giudizio è diventato il caos. E' successo ai ballerini del Rock and Roll che dopo anni di allenamenti ed esibizioni, si videro superati nelle balere da gente senza specializzazione che ballava il twist e il surf e si divertiva contorcendosi in modo disordinato e senza regole sotto gli occhi dei “rocchettari” che si erano specializzati in passi, figure e volteggi coordinati. Così a questi raffinati alfabeti diventati punti di riferimento, ripugna la contemporaneità immediata e il coinvolgimento totale della forma elettrica della comunicazione senza centro da cui partono le periferie, ma con le periferie che sono diventati esse stesse centri di comunicazione. Per molti di loro poi, le cui sensibilità sono state deformate e in qualche modo bloccate nelle posizioni fisse della scrittura meccanica della tipografia, le forme tattili della comunicazione elettrica sono addirittura invisibili. Non è colpa degli intellettuali che in questi casi hanno una funzione di retroguardia, ma è compito degli artisti avere visioni con cui evocare e rappresentare le nuove frontiere tecnologiche. Aggiunge il McLuhan:
Queste persone sono vittime dei media riluttantemente mutilati dai loro studi e dal loro lavoro come i bambini in una fabbrica vittoriana...”

Che McLuhan poi, muoia prima di Internet senza averne previsto “l'invenzione” è una frase che secondo me può dire solo qualcuno che non ha letto “Understanding Media” o che l'ha letto distrattamente o che se l'è fatto riassumere in comodi bigini. Mi spiego meglio: vediamo la funzione del profeta.
Secondo il Mito, Cassandra che aveva ingannato Apollo promettendogli amore in cambio della chiaroveggenza, venne punita dal dio per non aver mantenuto la promessa facendo in modo che prevedesse il futuro ma che nessuno le credesse. Il Mito è fondatore e porta sempre con sé brandelli di verità ma in questo caso potremmo andare ancora più a fondo dicendo che coloro che non credono alla profezia, di solito lo fanno perché non si rendono conto di che si tratti. Prendiamo per esempio Gesù Cristo dinanzi al Tempio e la sua profezia: “Non ne resterà pietra su pietra”, che a coloro che lo stavano ascoltando poté sembrare semplicemente un'invettiva. Furono gli estensori dei Vangeli dopo il 70 A.D. cioè dopo la distruzione del Tempio da parte di Tito che si accorsero che ciò che era stato detto mezzo secolo prima era una profezia.
Diversa invece la frase sempre di Gesù Cristo: “Ognuno prenda la sua croce, e mi segua” che con ogni probabilità è una riminiscenza dell'estensore delle loghìe, perché la croce non aveva nessun significato simbolico PRIMA che vi fosse lo scandalo di un Dio crocifisso. E' come se Giovanni XXIII si fosse affacciato all'udienza del mercoledì ed avesse affermato:” Piangete i vostri morti nei grattacieli a causa di aeroplani e non andate a distruggere un altro popolo” frase incomprensibile ai suoi contemporanei, ma acclamata con vigore dopo le vicende dell'11 Settembre alle Twins Tower di New York.
E veniamo al McLuhan. Quando cominciò a scrivere le sue prime intuizioni il computer era una macchina che registrava dati su un nastro magnetico. Da qui la sua prima constatazione che esso fosse il proseguimento della tipografia perché spezzava e inanellava dati in modo logico sequenziale. Per spiegarci, poiché si erano scoperte le alte funzioni della memoria elettronica, si sarebbe potuto per esempio mandare una lettera a tutto l'elenco telefonico di Toronto perché i dati stavano comodamente in ordine alfabetico, un po' meno veloce la ricerca per esempio di tutti gli utenti di Trafalgar Square perchè tra quelli che cominciavano per la lettera A e quelli con la Zeta occorreva scorrere tutto il nastro. Con questo vogliamo dire che il McLuhan non si rese conto che sarebbe arrivato il processore su disco fisso e quindi non capì la funzione del computer?
Non mi pare. Credo piuttosto che parlando delle nuove tecnologie della comunicazione di massa ( tra le quali non cita il computer) si intuisca A POSTERIORI che ne prevedesse gli sviluppi. Allo stesso modo è errato pensare che egli sbagliasse nel teorizzare un villaggio globale mentre la realtà ci mostra come ogni villaggio sia diventato il mondo, quando i due concetti sono perfettamente identici, cosa più volte teorizzata dall'autore. Anzi, per essere obiettivi, vediamo in realtà quali furono le previsioni sbagliate del McLuhan. Primo, nello spiegare l'impatto mediatico della fotografia, egli cita come esempio: “ la vista di gentiluomini che ordinavano da bere nei circoli standosene comodamente seduti sui loro cavalli provocò rapidamente un senso di revulsione tra la gente comune che indusse i ricchi americani ad abitudini timidamente modeste e oscure dalle quali non si sono più discostati...”
Anche le persone diventano istantanee....quando devono condividere con l'intera umanità l'estensione del loro sistema nervoso centrale. In tali condizioni i consumi dimostrativi o gli sprechi da status symbol diventano impossibili anche per il più audace dei ricchi che si riduce a consumi omologati.
Non aveva previsto il SUV, il Rolex da 24.000 dollari, e tutti i consumi che vengono definiti come “status symbol”.
Aveva previsto la scomparsa della ruota, intesa come mezzo di trasporto, partendo dalla considerazione che l'aereo usa le ruote solo per una minima parte del suo percorso. La ruota è scomparsa dal disco del telefono e da qualche altro marchingegno, ma quella dell'auto per ragioni di macroeconomia, non scomparirà tanto facilmente.
Con il computer ha previsto la diminuzione dell'uso della carta che invece è aumentato. Ha previsto la scomparsa del manuale d'istruzioni che invece è diventato sempre più voluminoso visto le molteplici funzioni degli oggetti elettronici.
Una cosa invece che McLuhan non ha previsto e non poteva prevedere è il fenomeno Google, l'espediente tecnologico più rivoluzionario dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili. Per la verità egli aveva teorizzato che qualsiasi nuova tecnologia nasce con alcuni obiettivi immediati apparenti per poi svilupparsi in un'innovazione tecnologica che rompendo i privilegi di un ristretto numero di usufruitori apre la possibilità di accesso ad una nuova popolazione di utenti.
E così è successo alla Rete, nata per scopi militari che si è sviluppata in modo imprevedibile specie quando gruppi economici e di potere tentarono di catturare gli utenti che vagavano per il Web indirizzandoli in portali, specie elettronica di centri commerciali che raggruppavano servizi e offerte interessate dagli sponsor dove secondo i maghi del marketing si sarebbe concentrato il business elettronico. Errore pagato carissimo (in termini di perdite aziendali). Infatti l'utente, che nel web ha acquisito una indipendenza individuale persa nella vita reale, presto si chiese: perché devo entrare in un portale per conoscere che tempo farà al mio paese, quando posso collegarmi direttamente ai satelliti che in contemporanea mi danno tutte le previsioni del tempo sulla Terra? Il problema era quello di conoscere l'indirizzo web di queste strutture e per agevolare la navigazione erano nati i motori di ricerca tipo Altavista che fungevano da enciclopedia elettronica. Bastava cliccare una parola e comparivano tutte le pagine del mondo in cui quella parola era scritta. Il difetto stava nel fatto che comparivano in modo casuale e non in ordine di importanza ma in base alla frequenza della parola che il motore di ricerca trovava nelle pagine cercate. Se per esempio uno avesse cliccato la parola “porcini” sarebbero comparse 1.200.000 pagine sui funghi porcini, evidentemente non consultabili tutte e un milione duecentomila! Il problema era che magari tra le prime pagine comparivano i porcini di Borgotaro, poiché esiste una famosa fiera in quella località, alcune pagine di ricette messe on line da casalinghe deliziose, qualche caso di intossicazione per l'Amanita Muscaria, libri per bambini ma le cose più importanti, tipo il Bresadola, Wikipedia con le catalogazioni, un manuale di scienze naturali e cose così interessanti, si potevano trovare solamente dopo aver aperto pagine e pagine di notizie inservibili.
Era il 1966 e Larry Page e Sergey Brin, i due studenti ventitreenni che stavano rivoluzionando il mondo della comunicazione, intuirono l'importanza dei links, cioè di quei rimandi ragionati che indirizzavano verso le pagine più importanti: più importante era il sito che indirizzava, maggiori erano i link che le indicavano, quelle erano le pagine che comparivano per prime nel motore di ricerca.
Questo è Google: milioni di frecce che vi indirizzano verso pagine guida della conoscenza, come se uno si trovasse in una città sconosciuta e chiedesse a tutti quelli che incontra dove si trova Piazza Garibaldi, per seguire poi la maggioranza delle indicazioni che vanno in una direzione che si rivelerà quella esatta. Il problema però, nella cultura, non è così semplice e le pagine più cliccate non è detto che siano le più profonde o le più preziose. Sono solo le più frequentate, per cui la Verità non è più solo quello che credono gli altri, ma soprattutto quello che gli altri hanno trovato più velocemente.
Non è un problema da poco.
Recentemente per esempio, un'amica virtuale, di quelle per intenderci con cui si chatta ma non si hanno relazioni, mi ha mandato una frase:”Le parole che non ti ho detto” che mi hanno ricordato il mio amore per Jorge Luis Borges e il piacere che mi ha dato in molti Paesi dove ho vissuto, di leggerlo nella lingua originale. Intellettuale eclettico, ha scritto poesie in italiano, spagnolo, francese, inglese e tedesco ed io ricordavo il verso di una delle sue ultime poesie dedicate a Maria Kodama, la sua giovane segretaria che si prese cura di lui fino a diventarne la moglie negli ultimi istanti della sua vita, a cui aveva dedicato alcuni versi che pressapoco facevano: “Quando morrò, e verrai al cimitero a visitarmi, ti raccomando di non strappare quei fiori rossi che troverai cresciuti attorno alla croce della mia tomba: quelle sono le parole che non ti ho detto, le frasi d'amore che non ti ho scritto” La mia amica virtuale, male interpretando le mie parole, mi mandò lo spezzone di un film con Kevin Costner e Paul Newman. Le scrissi facendole notare che il film di Mandoki in originale aveva un altro titolo: “The message in a bottle” e lei rispose scusandosi per essersi confusa con il libro. Poiché io da anni seguo la ferra regola inglese del “Rubbish in, rubbish out” cioè che se nel computer metti spazzatura poi quando vai a cercare ritrovi spazzatura, mi affrettai a correggere l'affermazione della mia amica secondo cui la frase in questione era relativa ad un libro, e andai su Google per cercare la poesia di Borges digitando: “le parole che non ti ho detto” e sono uscite 4.000.000 di pagine (diconsi quattromilioni! ) che portavano nelle prime trenta pagine il film di Mandoki, poi il libro di Spark, poi la canzone di Bocelli, poi Ron (che forse ha scritto i testi di detta canzone) in seguito Enrico Brignano che aveva girato l'Italia con uno spettacolo con quel nome, quindi poesie sparse di giovani poeti italiani, e qualche blog dove accidentalmente e non sempre in questo ordine venivano riportate le medesime parole. Dopo 40 pagine (circa 500 Siti citati) di Google, Jorge Louis Borges, l'autore di quei versi sublimi a cui si erano ispirati altri artisti, non comparivano. Allora ho ricominciato la ricerca anteponendo BORGES alla frase precedente, sono uscite 400 pagine (circa 5.000 Siti) che non mi hanno portato da nessuna parte. La soluzione sarebbe stata quella di cercare BORGES POESIE, ma non ricordavo in che lingua avevo letto il libro, in quale Paese l'avevo comprato, e soprattutto in quale contesto la poesia (se si trattava di una poesia o di un biglietto d'addio) era stata pubblicata.
Morale: da Google, cioè dalla nostra cultura di lingua italiana è scomparso l'autore di quei versi sublimi, non solo. Poiché le pagine più cliccate sono le prime cinque, sei, sette e rare volte qualcuna in più, ci ritroveremo nella condizione che più le pagine inerenti il film saranno cliccate, e a maggior ragione appariranno tra le prime dieci, più rimarranno posizionate tra le prime dieci, più saranno cliccate.... e buonanotte a Borges.



FINE primo volume