martedì 26 febbraio 2019

software

L’Unesco propone il software come patrimonio dell’umanità. Una rivoluzione epocale

L’Unesco propone il software come patrimonio dell’umanità. Una rivoluzione epocale

Professore universitario di Informatica
In varia misura, siamo tutti consapevoli di essere nel mezzo di una rivoluzione per l’umanità intera. La società industriale (che tra il XVIII e il XX secolo ha soppiantato la precedente società agricola) si sta trasformando molto velocemente in una società sempre più digitale. Questa rivoluzione, resa possibile dalla tecnologia dei computer digitali e spiegata e alimentata dalle conquiste scientifiche dell’informatica, ha permesso di realizzare per la prima volta nella storia dell’umanità sistemi automatici che – manipolando simboli di cui ignorano il significato secondo istruzioni di cui ignorano il significato – trasformano dati che hanno significato per l’uomo.
La società digitale è quindi pervasa da “macchine cognitive”, che realizzano, cioè, operazioni di natura cognitiva. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, la “rivoluzione informatica”, che ho caratterizzato come la terza “rivoluzione dei rapporti di potere”, perché per la prima volta nella storia dell’umanità funzioni cognitive vengono svolte da macchine. Questa terza rivoluzione “rompe” il potere dell’intelligenza umana, realizzando artefatti che possono meccanicamente replicare azioni cognitive caratteristiche dell’uomo.
L’essenza e il valore di queste macchine della conoscenza non risiedono nel loro supporto fisico (l’hardware) ma nel codice informatico sorgente (il software) che esse eseguono (dopo averlo eventualmente trasformato in forma direttamente eseguibile dall’hardware stesso). Così come non molti secoli dopo l’invenzione della scrittura l’umanità aveva inventato le biblioteche per conservare e tramandare il patrimonio di conoscenza che si era venuto via via accumulando, nel 2015 l’Inria ha avviato il progetto Software Heritage, per il mantenimento del codice informatico sorgente (software source code). L’Unesco si è aggregata nel 2017, insieme ad altri partner industriali e accademici, tra i quali l’università di Bologna.
Si tratta di mantenere anche in questo caso un patrimonio di conoscenza analogo a quello dei libri, ma di natura diversa. Nel libro è infatti conservato e tramandato un potere legato alla conoscenza di natura statica: è necessaria una persona che lo legga e lo trasformi in azione. Il codice informatico sorgente è invece una macchina cognitiva, conoscenza già pronta a entrare in azione (actionable knowledge, in inglese). Non abbiamo più, come nei libri, soltanto una rappresentazione statica di fatti e relazioni, ma un “artefatto cognitivo dinamico”, cioè un processo dinamico e interattivo di elaborazione e di scambio dati tra soggetto e realtà. Si tratta appunto di una rivoluzione di portata epocale, che l’umanità non ha ancora ben compreso.
Ecco appunto il motivo in base al quale un gruppo internazionale di esperti (dei quali mi onoro di far parte) è stato chiamato a Parigi lo scorso novembre da Unesco e Inria e ha elaborato un appello per rafforzare in tutto il mondo azioni miranti a conservare un patrimonio culturale di enorme valore per l’umanità e a renderlo accessibile a tutti.
La diffusione della consapevolezza del ruolo dei sistemi informatici (le macchine cognitive) tra i decisori politici è uno degli elementi fondamentali (il primo e il più importante) affinché questa conservazione diventi obiettivo largamente condiviso da tutte le nazioni. Non è secondario osservare che uno dei motivi per la nascita della grande biblioteca di Alessandria fu esattamente la consapevolezza del ruolo strategico posseduto dalla conoscenza.
Un altro elemento fondamentale dell’appello è l’invito a tutti gli Stati membri a inserire i fondamenti scientifici dell’informatica nell’istruzione di base per tutti i cittadini, e a responsabilizzare tutti sulle conseguenze etiche dell’uso dei sistemi informatici. Si tratta di un elemento indispensabile al buon funzionamento di ogni società democratica, in cui il codice informatico sempre di più interviene nella regolazione e realizzazione di ogni attività umana. Mettendo a disposizione un enorme potere creativo, ma richiedendo anche un’accorta regolamentazione che assicuri quella trasparenza e responsabilità senza le quali nessuna democrazia è degna di questo nome. L’importanza di un’adeguata formazione scientifica nell’informatica sin dalla scuola è un tema sempre più condiviso in tutti i Paesi avanzati.
Le macchine cognitive sono e diventeranno sempre più diffuse e necessarie in ogni settore dell’attività umana, dalla ricerca ai servizi, dalla giustizia all’amministrazione, dalle comunicazioni allo svago. Diffondere la conoscenza scientifica dei loro princìpi di funzionamento e dei loro limiti, la consapevolezza del ruolo che esse svolgono e dell’impatto che hanno su individui e società è indispensabile affinché le condizioni di vita dell’intera umanità possano continuare a migliorare in modo sostenibile.


E' nato prima l'uovo o la gallina?
Secondo il McLuhan la domanda è mal posta, perchè la gallina altro non è che l'hardware che esplora il territorio e passa le informazioni al software che permetterà all'uovo di produrre altre uova e rimanere nell'ambiente...

sabato 23 febbraio 2019

Adorando l’immagine eletttronica



CHRIS HEDGES





Donald Trump, come gran parte del pubblico americano, è affascinato dalle immagini elettroniche. Interpreta la realtà attraverso le distorsioni dei media digitali. Le sue decisioni, opinioni, posizioni politiche, pregiudizi e la percezione del sè gli vengono riflessi dagli schermi. Vede la sua persona e il mondo che lo circonda come un enorme programma televisivo, con se stesso come protagonista. Le sue preoccupazioni principali come presidente sono i suoi indici di gradimento, la sua popolarità e la sua immagine. È una creatura, magari anche l’emblema, della cultura moderna post-letteraria, una cultura su cui critici come Marshall McLuhan, Daniel Boorstin, James W. Carey e Neil Postman ci avevano messo in guardia.

Non si tratta esclusivamente, come alcuni hanno suggerito, del fatto che Trump parla come un ragazzino di prima media o che è regredito ad una cultura orale pre-letteraria. Egli incarna l’incoerenza dell’era digitale moderna, fatta di improvvisi cambiamenti da un soggetto all’altro, una corsa su montagne russe di alti e bassi emotivi, inframmezzati da spot pubblicitari. C’è una continua esposizione agli stimoli. Raramente esiste qualcosa che impegna la nostra attenzione per più di pochi secondi. Niente ha un contesto. Le immagini sovrastano le parole. Siamo perennemente confusi, ma sempre intrattenuti. Ricordiamo a malapena ciò che abbiamo visto o sentito pochi minuti prima. Questo è voluto dalle élite che ci manipolano.

“Non si tratta unicamente del fatto che sullo schermo televisivo l’intrattenimento è la metafora di tutti i discorsi,” sottolinea Postman. “Fuori dallo schermo prevale la stessa metafora.” Gli Americani, proprio perchè la televisione mette in scena il loro mondo, “non parlano più fra di loro, si intrattengono l’un l’altro.”  Trump è ciò che succede quando una società si distacca dalla parola scritta, quando essa spinge l’arte, l’etica, i classici, la filosofia, la storia e le discipline umanistiche ai margini delle università e della cultura, quando i suoi membri passano ore intere seduti immobili di fronte ad uno schermo. Oggi, le informazioni, le idee e l’epistemologia, come scrive Postman, sono fornite dalle immagini elettroniche.
Sarebbe un errore considerare quello che sta succedendo come una regressione culturale. È anche peggio. Le culture orali davano molto valore alla memorizzazione e coltivavano la nobile arte della retorica. Nelle culture orali, leader, drammaturghi e poeti non si rivolgevano al pubblico con la volgare terminologia usata da Trump. Più inquietante del limitato vocabolario del presidente è il fatto che non riesca a mettere insieme frasi di senso compiuto. Questa è una replica non solo dello scadente vocabolario televisivo, ma soprattutto dell’incoerenza della televisione. Trump è in grado di comunicare con decine di milioni di Americani, anch’essi cresciuti di fronte agli schermi, proprio perché anche loro sono stati trasformati, linguisticamente ed intellettualmente, dalle immagini digitali. Hanno perso la capacità di scoprire la menzogna o di pensare razionalmente. Fanno parte della nostra cultura post-fattuale.
Quasi tutti i tweet o i commenti ad alta voce di Trump mettono in luce questa incoerenza. In un’intervista del 31 gennaio al New York Times, quando gli era stato chiesto del macabro omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, aveva dato questa risposta:

“Si. Khashoggi. Pensavo fosse un crimine terribile. Ma se guardate ad altri paesi, molti altri paesi. Guardate all’Iran, non così lontano dall’Arabia Saudita, e date un’occhiata a quello che stanno facendo lì. Quindi, sapete, questo è proprio il modo in cui mi sento. Anche il Venezuela è in continua evoluzione. Fra tutti e due, sono probabilmente 14 anni che ne sentiamo parlare. E cose terribili stanno accadendo in Venezuela. Quindi, se posso fare qualcosa per aiutare la gente. E’ veramente un aiuto per l’umanità, se possiamo fare qualcosa per aiutare le persone, mi piacerebbe farlo.”
Le immagini elettroniche sono i nostri idoli moderni. Adoriamo il potere e la fama che da esse derivano. Bramiamo diventare celebrità idolatrate. Misuriamo le nostre vite in rapporto alle fantasie che queste immagini diffondono. Se qualcosa non appare su uno schermo o non viene proclamata da uno schermo, la sua autenticità viene messa in discussione. Costruiamo con fervore piattaforme in miniatura di media sociali, su cui aggiorniamo quotidianamente “il film della nostra vita,” confondendo l’auto-presentazione con la comunicazione e l’amicizia autentica. Questo desiderio di validazione da parte delle immagini elettroniche e del loro pubblico ci ha resi un popolo isolato, disinformato, alienato e molto infelice.
“Ora, la morte di Dio unita alla perfezione dell’immagine ci ha portati ad uno stato di aspettativa completamente nuovo,” scrive John Ralston Saul. “Noi siamo l’immagine. Noi siamo attori e spettatori. Non c’è nessun’altra presenza che distragga. E l’immagine ha tutti i poteri della divinità. Uccide a volontà. Uccide senza sforzo. Uccide magnificamente. Dispensa moralità. Giudica all’infinito. L’immagine elettronica è l’uomo come Dio e il rituale coinvolto ci porta non ad una misteriosa Santissima Trinità, ma a ritornare in noi stessi. In mancanza di una chiara comprensione del fatto che ora noi ne siamo l’unica fonte, queste immagini non possono fare a meno di regredire all’espressione della magia e della paura, proprie delle società idolatriche. Ciò, a sua volta, facilita l’uso dell’immagine elettronica come propaganda da parte di chiunque sia in grado di controllarne una parte.”

La fissazione di Trump per le immagini elettroniche sta a significare che lui e milioni di altri Americani adulti, che, secondo un rapporto del 2018 della società Nielsen, passano in media, ogni giorno, quattro ore e 46 minuti davanti alla TV e “più di 11 ore al giorno ascoltando, guardando, leggendo o, in generale, interagendo con i media,”  sono ormai distaccati dal pensiero complesso. Sono stati infantilizzati. La televisione, compresi i telegionali, riduce tutta la realtà ad una semplicità infantile e fumettistica. Le notizie presentate sugli schermi “forniscono immagini degenerate o una pseudo-realtà di stereotipi,” scrive James W. Carey. ” Le notizie riescono ad avvicinarsi alla verità solo quando la realtà è riducibile ad una serie di dati statistici: risultati sportivi, notizie di borsa, nascite, decessi, matrimoni, incidenti, sentenze giudiziarie, elezioni, transazioni economiche come il commercio con l’estero o la bilancia dei pagamenti.” I notiziari, sui nostri schermi, sono ormai incapaci di trasmettere la complessità e le sfumature. Mancano di contesto storico, sociale o culturale. I telegiornali comunicano attraverso cliché  e tropi politico-culturali facilmente assimilabili. Sono sensazionalistici e frammentati. Il ritmo frenetico delle notizie televisive significa che, tranne che per la divulgazione di dati statistici, i programmi possono operare solo sulla base di stereotipi consolidati. I notiziari televisivi sono, in sostanza, distaccati dal reale e irragionevolmente radicati nell’ideologia imperante neoliberista, militarista e suprematista bianca delle élite al potere.
Postman, nel suo libro “Amusing Ourselves to Death” [Divertendoci fino alla morte], scrive che dopo lo sviluppo del telegrafo, “le notizie avevano preso la forma di slogan, per essere notate con entusiasmo e dimenticare subito dopo l’invio [del telegramma].” Sostenendo che questa invenzione del 19° secolo sta alla base della comunicazione dell’era digitale, [Postman] dice, “Il suo linguaggio era anche assolutamente discontinuo. Un messaggio non aveva alcun legame con ciò che lo precedeva o lo seguiva. Ogni ‘titolo’ rappresentava il suo stesso contesto. Era il ricevente della notizia a dovergli attribuire un significato, se era in grado di farlo. Il mittente non ne era obbligato. E, proprio per questo motivo, il mondo descritto dal telegrafo aveva iniziato ad apparire ingestibile, persino indecifrabile. La forma lineare, sequenziale e continua della pagina stampata aveva cominciato lentamente a perdere la sua importanza di metafora sull’acquisizione della conoscenza e sulla comprensione del mondo. ‘Conoscere’ i fatti aveva assunto un nuovo significato, poiché non implicava più la conoscenza di riferimenti, background o connessioni. Il discorso telegrafico non concedeva tempo alle prospettive storiche e non dava priorità alla qualità.”

Coloro che cercano di comunicare al di fuori delle strutture digitali per mettere in discussione o sfidare la narrativa dominante, per affrontare le ambiguità e le sfumature, per avere discussioni radicate su fatti verificabili e su un contesto storico, stanno diventando incomprensibili alla maggior parte della società moderna. Non appena iniziano ad utilizzare un linguaggio non radicato nei cliché e negli stereotipi dominanti, essi non vengono più compresi. Televisione, computer e smartphone hanno assuefatto una generazione e l’hanno condizionata a parlare e a pensare con l’irrazionale, incoerente linguaggio infantile con cui viene nutrita, giorno dopo giorno. Questo analfabetismo culturale, storico, economico e sociale è la delizia delle élites dominanti, che progettano, gestiscono e traggono profitto da questi sofisticati sistemi di controllo sociale. Armati dei nostri dati personali e con la conoscenza delle nostre inclinazioni, abitudini e desideri, ci manipolano abilmente come consumatori e come cittadini, per accelerare l’accumulo di ricchezza e il consolidamento del potere da parte loro.
“Le uniche persone che comprendono la distinzione tra realtà ed apparenza, che capiscono le leggi del comportamento e della società, sono i gruppi dominanti e quelli che eseguono i loro ordini: le élite scientifiche e tecniche che studiano le leggi comportamentali e la funzione della società, cosicché le persone possano essere governate in modo sempre più efficace, seppur inconscio,” scrive Carey in “Communication as Culture: Essays on Media and Society.” [Comunicazione come cultura: saggi su media e società].
Daniel Boorstin in “The Image: A Guide to Pseudo-Reality in America” [L’immagine: una guida alla pseudo-realtà in America] sostiene che il costruito, l’inautentico e il teatrale hanno ormai sostituito la naturalità, la genuinità e la spontaneità. La realtà è diventata tecnica teatrale. Viviamo in un mondo, scrive, “dove la fantasia è più reale della realtà.” Egli avverte:

“Rischiamo di essere i primi nella storia ad essere riusciti a rendere le proprie illusioni così vivide, così persuasive, così ‘realistiche,’  da poterci vivere dentro. Siamo le persone più visionarie sulla Terra. Eppure non osiamo disilluderci, perché le nostre illusioni sono la casa stessa in cui viviamo; sono le nostre notizie, i nostri eroi, la nostra avventura, le nostre forme artistiche, la nostra stessa esperienza.”
Trump è un prodotto di questo decadimento culturale, non un’aberrazione. Il modo in cui parla, agisce e pensa è il modo in cui molti Americani parlano, agiscono e pensano. Un giorno sparirà, ma la degenerazione culturale che lo aveva prodotto rimarrà. Le istituzioni accademiche, che dovrebbero essere depositarie della cultura e dell’istruzione, si stanno trasformando, spesso proprio per i finanziamenti da parte delle multinazionali, in complementi dell’era digitale, espandendo i dipartimenti che si occupano di tecnologia, ingegneria ed informatica (i principali corsi di laurea in università come Princeton ed Harvard) mentre, allo stesso tempo, riducono le discipline che riguardano l’arte, la filosofia, l’etica, la storia e la politica. Questi precetti, radicati nella carta stampata, sono gli unici antidoti alla morte culturale.
Lo storico intellettuale Perry Miller nel suo saggio “The Duty of Mind in a Civilization of Machines” [Il dovere della mente in una civiltà di macchine], ci esorta a costruire contrappesi alla tecnologia della comunicazione per “resistere agli effetti paralizzanti sull’intelletto del nichilismo incombente” che caratterizza la nostra epoca. In breve, più spegneremo i nostri schermi e torneremo al mondo della carta stampata, più ricercheremo il potere trasformativo dell’arte e della cultura, più ristabiliremo relazioni autentiche, condotte di persona piuttosto che attraverso uno schermo, più useremo la conoscenza per comprendere ed inserire il mondo che ci circonda nel suo giusto contesto, più saremo in grado di proteggerci dalla distopia digitale.
Chris Hedges

Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/worshipping-the-electronic-image/

lunedì 17 dicembre 2018

Mcluhan & dintorni
https://www.facebook.com/altrovincent/


CHI VOLESSE AVERE GRATUITAMENTE le mie pubblicazioni sul McLuhan e le traduzioni degli autori più significativi inerenti la PSICOLOGIA DELLE MASSE & COMUNICAZIONE GLOBALE mi contatti
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vincentaldo CHIOCCIOLA gmail.com

giovedì 26 aprile 2018

recensione

Sapete che sono contrario a bruciare i libri
Ma per questo farei un'eccezione
e brucerei pure l'autore se fosse vivo.
E' stato pubblicato nel 1984
quattro anni dopo la morte del McLuhan
da un professore che ha pagato le royalties alla vedova per poter millantare
che questo fosse il pensiero del grande pensatore canadese.
Lo ha intitolato IL VILLAGGIO GLOBALE autore McLuhan
e ci ha messo dentro un sacco di puttanate tra le quali i popoli che ragionano con l'emisfero sinistro contro quelli che ragionano  con l'emisfero destro
la Tetralicomia
previsioni sul un mondo che verrà di cui non se n'è avverata nemmeno una
e la registrazione, questa vera, di una conversazione informale avuta con il McLuhan, una di quelle cose che parli davanti ad un bicchiere, anche di cazzate, e lui ci ha tessuto sopra un pamphket da cui ricavare soldi.
Se incontrate il libro in biblioteca, non bruciatelo
ma andate oltre
please

giovedì 12 aprile 2018

essere ed apparire



L'ESSERE  E IL NULLA
 ovvero:
Fenomenologia di Alessandra Drusian
in arte  JALISSE


Qualche tempo fa, per i tipi del Melangolo con testo originale a fronte e' uscito IL NULLA E LE TENEBRE di Fredegiso di Tours, un Diacono della Corte di Carlo Magno che attorno all'ottavo secolo ad Aquisgrana con questo testo - l'unico che ci sia pervenuto in forma integrale - fece nascere un lucido e drammatico dibattito che si protrasse per tutto l'Alto Medioevo.
Drammatico perche' a differenza di adesso dove queste disquisizioni si fanno allegramente quando si e' pieni di vino se sei in Veneto, da fumato se sei alternativo, da scoppiato se frequenti i salotti borghesi, allora facevano rischiare il collo.
Pure Carlo Magno, che qualche dubbio lo nutriva, mando' una lettera ad un suo fido consigliere in Irlanda, tale Dungalo per avere lumi in proposito.
Ma di cosa si dibatteva, di grazia?
Beh, in poche parole Fredegiso si chiedeva: cosa significa la parola NULLA?
E' forse questo NULLA una parola che usiamo per definire qualcosa che non esiste?  Ma allora non si trattera' forse che la cosa da esso significata e' UNA COSA , un'entita', consistente nel non avere niente dentro di se' ma di fatto gia' per se stessa una cosa?
E non e' forse vero che prima del mondo c'era il Nulla da cui tutto ebbe conseguenza?
"Come puoi trattare il nulla?" si chiede Fredegiso " mentre diciamo "Il nulla non esiste" gia' gli conferiamo un'esistenza.

La filosofia moderna ha liquidato da tempo questo Nulla dicendo che non e' un nome ma si tratta di una particella logica che usiamo per esprimere qualcosa che non c'e'. Per spiegarci,  il nulla non e' "IL" niente ma e' il NON qualcosa espresso in un discorso.
Definizione comoda, ma ahime' insufficiente per spiegare il nuovo Nulla che incombe per esempio nel Cyberspazio dove una biblioteca non raccoglie piu' gli atomi di un libro, cioe' la sua presenza fisica, ma ne conserva soltanto i suoi ioni luminosi. Fisicamente quindi nel Web non c'e' nulla, pero' e' possibile trovarci tutto.

Un fenomeno quasi analogo, a mio parere, si e' verificato quando nel 1997 (forse, non ricordo bene la data) i Jalisse vinsero il Festival di Sanremo e subito dopo la stampa nazionale comincio' ad insinuare che tale vittoria avesse portato sfortuna ai due protagonisti facendoli di fatto sparire dal panorama canoro nazionale. Affermazione di volta in volta smentita con educata fermezza dagli interessati che con proclami, comunicati stampa e altro, asserivano di essere su piazza e di mietere successi di concerto in concerto.

Furono anni di incertezza col pubblico che non aveva il piacere di vedere i Jalisse nell'esercizio delle proprie funzioni, cioe' mentre cantavano, mentre era certo della loro esistenza dalla copiosa redazione dei comunicati stampa. Finche' si diffuse il Web e loro, da ottimi navigatori, puntigliosamente misero on line tutto cio' che li riguardava, dai testi, alle fotografie dei loro concerti, dagli mp3 con cui scaricare le loro canzoni, alle date del nuovo tour. Ma le notizie che misero su Internet erano cosi' sterilizzate che ancora oggi aprendo quelle pagine si ha come la sensazione di qualcosa fuori dal tempo. Per esempio:

www.jalisse.it
Jalisse in concerto   Immagini dal concerto della Festa del Secolo
(A quando risale detto concerto? Mah)

... pagelle Jalisse, Fiumi di pagelle, l'epilogo I Jalisse meglio del mago
Do Nascimiento: pronostico quasi azzeccato. ...
(Di quale Festival stiamo parlando? Boh)

www.zuccaweb.it/musica/Jalisse.asp -
Entra nella pagina dedicata a: Jalisse. Scegli tra i siti proposti quello da te ricercato.  ...

www.canzoni-mp3.net/jalisse.htm
jalisse mp3
Canzoni MP3 - Archivio di canzoni di jalisse - mp3 jalisse. Canzoni-mp3.net,. ...

www.musical-genre.com/jalisse.htm -
Jalisse. Buy and sell used Jalisse CDs. Discount prices
- best selection on Jalisse music. Jalisse. ...

www.golemblog.rai.it/golem/archives/000819.php
golem:  GOLEM JALISSE. L' uomo di fango incontra i Jalisse nel corso
del festival digital satellitare. ... Commenti.

musicaitaliana.it/linx/alessandradrusianjalisse.html
Alessandra drusian jalisse - musica italiana links
Jalisse.it E` il sito di Alessandra Drusian, in arte Jalisse
  Biografia
Jalisse é Alessandra Drusian.La formazione originale era invece composta dalla stessa Alessandra in coppia con...

www.publiweb.it/area/musicaitalia/pag293.shtml
jalisse torna alla musica - con il singolo dal titolo 'i`ll fly'
dove leggiamo:
"Dopo tre anni di silenzio discografico Alessandra Drusian si presenta da solista con il nome JALISSE e la produzione di Fabio Ricci e Massimo Giabardo per l' etichetta indipendente Tregatti, con un singolo dal titolo "I'LL FLY" che anticipa il cd Album di prossima uscita.


( Vi bastera' una brevissima navigazione per rilevare che ogni notizia riguardante questo duo - che nel frattempo e' diventato il nome di solo lei - non riportando alcun riferimento temporale, se ne rimane in sospeso, congelata nel tempo e nello spazio virtuale dandoci la sensazione che il Nulla cominci ad avere le dimensioni dell'Infinito.)

~

Ma il fenomeno stupefacente doveva avvenire in occasione del Festival di Sanremo 2004 dove come ogni anno voci incontrollate davano i Jalisse ( solo lei) quali partecipanti alla nota competizione canora.
Alla cannibalizzazione di Sanremo, oltre ai soliti media, si e' aggiunto pure il Web ed alcuni benefattori hanno avuto lo spirito di sacrificio di seguire ogni minuto del festival per riportarne le sensazioni sui loro Blogs. Ebbene tra tutti i Blog che si sono distinti in originalita', tempestivita' e traffico, qual'e' stato quello che si e' distinto?
Ma ca va sans dire: IL BLOG DEI JALISSE !!

E qui il cerchio si e' chiuso.
Infatti, dopo un lungo itinerario, i Jalisse, che erano emersi dal nulla durante la competizione di Sanremo, erano tornati sul luogo del delitto, e come magnifica crisalide, erano riapparsi in vita solo per qualche giorno, per dire al mondo virtuale che loro non erano affatto scomparsi ma esistevano eccome.
Nel Nulla.


P.S.
Una divertente/dolorosa (cancellare quello che non interessa) appendice.
Lei, la Jalisse si è presentata ai provini di una di queste nuove competizioni dove mandano allo sbaraglio migliaia di esordienti ma qualche volta pescano un jolly e lo mandano a vincere a San Remo.
Ebbene, giudici titolati quali la Pavone o la Carrà, non ricordo bene, perchè seguo di sguincio queste cose, solo come fenomeni massmediologici, L'HANNO SCARTATA!
Praticamente non l'hanno ritenuta degna di una competizione di esordienti!
Quando, dopo essere stata gettata via, lei ha rivelato di essere la Jalisse, I titolatissimi giudici sono impalliditi, quasi svengono come I critici d'arte che avevano scoperto I Modigliani fatti col Black & Deker, ma non ci hanno potuto fare nulla.
E l'hanno cancellata (forse) per sempre.


venerdì 6 aprile 2018

NOVITA' IN LIBRERIA


QUESTO
NON E' UN LIBRO
( E' solo un espediente dell'autore per spiegarvi le intuizioni di
           Marshal McLuhan cinquant'anni dopo...)





   
QUESTO NON E' UN LIBRO

Sembra una frase di Magritte scritta sotto la sua famosa pipa, invece è proprio così. Questo non è un libro o per lo meno non lo è nel senso classico del termine, essendo in questi ultimi anni cambiati tutti i parametri di un libro, di come era fatto, di chi lo scrivesse e di chi sono stati per secoli i suoi fruitori. Infatti, nel momento in cui lo sto scrivendo – non su carta, non usando l'inchiostro e nemmeno la penna, tanto per sottolineare le differenze – non posso escludere che per uno strano rigurgito culturale, queste note finiscano stampate su di un supporto di carta, rilegate e distribuite. Dove? Non solo in libreria, o meglio le probabilità che finisca solamente in libreria sono ridotte. 

Infatti, se fino al 1700 i libri erano scritti prevalentemente da coloro che li leggevano, se col romanticismo l'idea della fama e dell'immortalità risiedeva tutta nell'aver scritto un libro importante, oggi il libro è una tappa di un percorso che porta  dalla notorietà (per pubblicare un libro devi già essere conosciuto) alla celebrità. La fama eventualmente verrà attraverso altri mezzi.
Questo, quindi non è un libro ma un espediente escogitato dall'autore per far il punto sul McLuhan cinquant'anni dopo.

Nemmeno i cinquant’anni sono tali. Si tratta di mezzo secolo per approssimazione, utile nella sintesi di un titolo, insomma rende l’idea:
La Sposa Meccanica è del 1951, Galassia Gutenberg è del 1962 (anche se in Italia è arrivata colpevolmente solamente nel 1972), Gli strumenti del Comunicare (Il Saggiatore, Milano) del 1964, The Medium is the Massage (scritto con Quentin Fiore) è del 1967 e il Villaggio Globale del 1968.
Questo è il periodo del suo successo, delle sue frasi ad effetto che hanno fatto il giro del mondo (il medium è il messaggio, il villaggio globale, ecc.) molte volte citato anche da gente che non lo ha mai letto. In realtà la sua fama accademica viene da lontano: professore di letteratura anglosassone che sapeva citare a memoria pagine intere di autori famosi, La sua tesi di dottorato a Cambridge del 1943 è un saggio di formidabile erudizione, che studia la storia delle arti verbali (grammatica, logica e dialettica, retorica, cioè il trivium) dall'epoca di Cicerone fino al tempo di Thomas Nashe.

Nell'anno accademico 1936-37, insegnò all'Università del Wisconsin. Dal 1937 al 1944, egli insegnò inglese nell'Università di Saint Louis. Qui ebbe tra gli studenti un giovane gesuita di nome Walter J. Ong, che sarebbe diventato in seguito, un'autorità nel campo dei mezzi di comunicazione e delle relative tecnologie. Dal 1944 al 1946, McLuhan insegnò presso l'Assumption College a Windsor, nel Canada. Dal 1946 al 1979 insegnò al St. Michael's College, University of Toronto, dove Hugh Kenner fu uno dei suoi studenti. McLuhan insegnò anche per un anno alla Fordham University. Si spense a Toronto nel 1980.

Riportiamo qui di seguito alcune delle sue predizioni:

La società tattile trasformerà le nostre città imponendo la sua velocità, che è quella dell'elettrone. Abolirà le distanze ma soprattutto smaterializzerà i medium di comunicazione. Il denaro da moneta si trasformerà in credito, la parola scritta muterà in immagine e per poter essere processata, in pixel e, poi, in bit di informazione. Alla struttura lineare dei testi subentrerà la fluidità degli ipertesti. E le murature, sinora solide e perenni, diventeranno sottili membrane che, simili alla pelle, interreleranno l'uomo con l'ambiente circostante. Basterà un comando vocale o il semplice movimento del corpo per aprire porte, muovere oggetti, accendere elettrodomestici. All'esterno il vento o la luce per comandare l'oscuramento di un infisso o avviare l'impianto bioclimatico. Se l'architettura tradizionale ha dato forma ai muscoli e alle ossa alla costruzione, la contemporanea attiverà nuovi sistemi nervosi....
( Marshall McLuhan, una sua profezia scritta nel 1940)


E Questa più recente:

Abbiamo inserito con i media elettrici i nostri corpi fisici in sistemi nervosi estesi. Tutte le tecnologie precedenti, che sono protesi delle mani, dei piedi, dei denti, del controllo termico del nostro corpo – le città sono protesi del nomadismo – con l'avvento del computer vengono tradotte in sistemi d'informazione. Lo stesso computer è la protesi del cervello ma a differenza delle altre estensioni dei nostri sensi, esso genera un "campo", che con tutta la tecnologia elettromagnetica, richiede dall'uomo una docilità profonda come quella della meditazione poichè egli si trova ora con il cervello fuori dal cranio ed i nervi fuori dalla pelle. L'uomo deve servire questa nuova tecnologia con la stessa dedizione da servomeccanismo con la quale serviva tutte le altre, come la canoa, il mulino, la stampa a caratteri mobili, e tutte le altre estensioni dei suoi organi fisici. La differenza però è che tutte le altre tecnologie erano frammentarie e parziali, mentre questa elettronica è totale, immediata, istantanea e compatta.

Vincent:

 L'avvento del Web poi ha fatto sì che il nostro cervello fuori dal cranio sia diventato un punto neuronico collegato ai miliardi di altri punti neuronici sulla superficie della Terra costituendo la massa cerebrale più estesa oggi conosciuta nell'Universo.

Prosegue il McLuhan:

"Queste nuove tecnologie elettriche che estendono i nostri nervi ed i nostri sensi in un discorso globale, possono avere grande influenza sul futuro del linguaggio perchè non hanno bisogno delle parole così come il calcolatore non ha bisogno dei numeri. Sono nuove tecnologie che aprono la strada a nuovi processi della consapevolezza, su scala mondiale e senza bisogno di verbalizzare. Se il linguaggio con la mitica Torre di Babele è stato una tecnologia che ha diviso e frammentato, oggi i computer sono in grado di tradurre un linguaggio o un cifrario in qualunque altro. Una sorta di condizione pentecostale di unità e comprensione totale. E' facilmente prevedibile che la prossima fase non sarà più quella di tradurre ma di superare i linguaggi a favore di una consapevolezza cosmica assai simile all'inconscio collettivo, una condizione di "imponderabilità" che secondo i biologi promette l'immortalità fisica e che potrebbe avere un parallelo in una condizione di averbalismo capace di assicurare un periodo di pace e armonia collettiva.