giovedì 18 gennaio 2018

DAGO DRUDGE


DAGOSPIA INTERNATIONAL! – “POLITICO”, IL SITO DI ANALISI PIU’ INFLUENTE E AUTOREVOLE A WASHINGTON E BRUXELLES, INCORONA IL NOSTRO DISGRAZIATO SITO - “IL COCKTAIL DI CONTENUTI MESSI INSIEME DA ROBERTO D’AGOSTINO – UN MIX INEBRIANTE DI SCANDALI POLITICI, GOSSIP DI CELEBRITÀ E PORNOGRAFIA SOFTCORE – È DIVENTATO UNA LETTURA OBBLIGATA PER L’ÉLITE ITALIANA” – ARTICOLO SUBITO LINKATO DALLA MASSIMA CELEBRITA’ DEL WEB, DRUDGE REPORT!
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Traduzione dell’articolo di Giulia Paravicini per www.politico.eu


Per Roberto D’Agostino, le prossime elezioni politiche somiglieranno al sesso.
DAGO INTERVISTATO DA POLITICO DAGO INTERVISTATO DA POLITICO

“I preliminari, ovvero la campagna elettorale, sono molto più eccitanti del climax, ovvero i risultati del voto,” ha detto il proprietario e direttore del sito Dagospia – il giornale web più accattivante e controverso d’Italia.

Sembra una disgressione irriverente, ma coglie – in gergo colloquiale – un sentore che aleggia nell’opinione comune delle élites politiche riguardo alle prossime elezioni parlamentari del 4 marzo: con tutte le promesse e le linee programmatiche della campagna elettorale, il risultato difficilmente offrirà al paese un governo stabile, ancor meno ne risolverà i problemi.

rock babilonia 1 rock babilonia 1

Dal suo sito not safe for work (occhio ad aprirlo in ufficio) e grazie alla sua presenza regolare nei dibattiti televisivi, il 69enne romano è abile a catturare lo zeitgeist politico italiano.

Col suo codino e la barba da ZZ-Top, D’Agostino non ha l’apparenza degli altri pesi massimi della politica. I lineamenti del suo corpo asciutto sono cosparsi da tatuaggi, con una grossa croce che gli ricopre la schiena. La maggior parte delle sue dita sono appesantite da grossi anelli d’argento, alcuni a forma di teschi.

Ma il cocktail di contenuti messi insieme da Dagospia – un mix inebriante di scandali politici, gossip di celebrità e pornografia softcore – è diventato una lettura obbligata per l’élite italiana.

INTERVISTA A DAGO SU POLITICO LINKATA DA DRUDGE REPORT 
  INTERVISTA A DAGO SU POLITICO LINKATA DA DRUDGE REPORT

“Dagospia è uno strumento insostituibile per la classe dirigente, senza il quale non potrebbero vivere,” ha scritto Filippo Ceccarelli, storico cronista politico del quotidiano La Repubblica. “Sono un giornalista e lo consulto almeno due volte al giorno. Se fossi un banchiere o un politico probabilmente lo consulterei ancora più spesso.”

D’Agostino conduce le sue operazioni dal terzo piano di casa sua, che condivide con la seconda moglie Anna Federici, figlia di un magnate delle costruzioni e sostenitrice finanziaria dell’impresa, e con i loro due Labrador.

Chi entra nell’appartamento viene accolto da un crocifisso gigante di Damien Hirst – un’opera intitolata “Le ferite di Cristo”, composta da frammenti di un’autopsia di un uomo con le mani e i piedi bucati.

L’unione tra sesso, religione e politica è uno dei temi ricorrenti nella vita personale e professionale di D’Agostino. La sua eccentricità – e quella di Dagospia – viene pienamente incarnata dall’abitazione della coppia.

Su uno dei balconi, con vista sul Tevere, imperano due statue a misura d’uomo: una di Mao Tse Tung e un’altra, dorata, di Silvio Berlusconi. Nei tre piani della loro abitazione sono esposte reliquie religiose, sculture falliche di varie dimensioni, e diversi ritratti del vecchio Leader cinese.

la lezione di dago alla sapienza 6 la lezione di dago alla sapienza 6
 
Il sito Dagospia – il nome è una sincrasi tra il suo nome e la parola “spia” – è stato lanciato a maggio del 2000. Lo fece quando la sua rubrica settimanale sull’Espresso fu cancellata per un articolo in cui sosteneva che l’allora AD di Prada, Patrizio Bertelli, aveva detto che Gianni Agnelli portava “sfiga”. Cosa che in Italia è considerata un insulto.

Il successo iniziale del sito nasce anche grazie alle notizie che riceveva da Francesco Cossiga, l’ex primo ministro e presidente della Repubblica. Fino alla sua morte, avvenuta nel 2010, Cossiga fu una fonte importante di esclusive succose sull’establishment politico e finanziario.

Ceccarelli attribuisce il successo di Dagospia a due fattori principali: è stata una delle prime testate in Italia a saper cogliere il potenziale della rete e è stato anche il primo a comprendere che il web avrebbe rappresentato uno spazio ‘visivo’ post-ideologico.

DAGO, 1980 - Bologna, concerto dei Clash, pic Red Ronnie  
DAGO, 1980 - Bologna, concerto dei Clash, pic Red Ronnie
 
“Dagospia è un media da osservare più che da leggere,” ha detto sempre Ceccarelli, che ha scritto la prefazione di uno dei libri di D’Agostino.

Negli anni, Roberto D’Agostino è riuscito a creare un brand e a costruirsi intorno un impero mediatico personale. Ha uno suo programma sulla tv satellitare Sky, è stato co-autore di due libri fotografici sulla classe dirigente italiana, ritraendola al loro peggio in matrimoni, ristoranti, riunioni politiche e feste. Di recente ha anche tenuto una lectio magistralis all’Università di Roma La Sapienza.

Fino al 2012, D’Agostino ha lavorato in stretta collaborazione con Umberto Pizzi, uno dei più noti paparazzi e coautore dei suoi libri fotografici. Le loro strade si sono separate quando Mario Monti è diventato primo ministro, lasciando Pizzi nella disperazione, convinto che l’età dell’oro della dissolutezza politica fosse giunta al termine.
vincino dagospia vincino dagospia

“Solo a guardarlo Monti, ci si annoia, non è rimasto più nulla da ritrarre, è finita un’era” disse Pizzi al settimanale Panorama.

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I lettori, specialmente quelli romani, vanno diverse volte al giorno sulla homepage del sito per leggere quello che gli altri giornali non vogliono scrivere (o non possono permettersi di farlo). Sono spesso gli stessi politici a fare da fonti, nella speranza di venire risparmiati in futuro dall’essere al centro di rivelazioni sul sito.
  
Le storie che vengono pubblicate vanno da racconti da fonti anonime su come il presidente francese Emmanuel Macron volesse che il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan fosse il prossimo presidente dell’Eurogruppo a rumor su come il Papa si sia organizzato una propria agenzia di servizi segreti all’interno del Vaticano.

Libro \"Cafonal\" Libro \"Cafonal\"

Dal punto di vista di D’Agostino, l’Italia è governata da “potenti burocrati” che manovrano  ministri e politici eletti da dietro le quinte. E il risultato finale è che l’Italia resta, come poi è sempre stata, un paese feudale.

dagospia dagospia
 
“In un paese serio Dagospia non esisterebbe, ma in Italia le notizie vengono sepolte” ha detto una volta D’Agostino.

“Siamo l’unico mezzo d’informazione libero, la maggior parte degli organi di stampa del paese sono posseduti dalla classe dirigente, con l’unico scopo di prevenire strategicamente la pubblicazione di notizie su di loro.”  
filippo ceccarelli (2) filippo ceccarelli (2)

I politici temono i titoli di Dagospia così come i soprannomi che gli vengono appioppati dal suo direttore – utilizzandoli ripetutamente finché non attecchiscono nella memoria collettiva. Berlusconi è il “cainano”, l’altro ex primo ministro Matteo Renzi è divenuto il “ducetto di Rignano.”

DAGO E TIM COOK DAGO E TIM COOK
 
“Queste prossime elezioni vedranno il ritorno di Berlusconi, che, a differenza di Renzi, non si è mai comportato in maniera arrogante. Ha distrutto il paese per curare i suoi interessi personali, ma l’Italia non ha mai avuto una vera identità nazionale e perciò nessuno se ne ricorda”.

“Matteo Renzi ha perso il posto perché non voleva scendere a compromessi con i ‘poteri forti’ e a causa della sua arroganza. Il suo peccato mortale è stato quello di credere di poter sbarcare nella capitale, mettere i suoi uomini nei posti di comando, e governare.”

dago e orlan 8 dago e orlan 8


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sabato 13 gennaio 2018

QUESTO È IL WEEKEND IN CUI FACEBOOK MANDA AFFANCULO TUTTI GLI EDITORI DEL MONDO. DOPO AVER SUCCHIATO I LORO CONTENUTI E AVERLI RESI DIPENDENTI DALLA VISIBILITÀ GARANTITA DAL SOCIAL, ZUCKERBERG ANNUNCIA CHE CI FARÀ VEDERE PIÙ POST DI AMICI E PARENTI E MENO NOTIZIE E VIDEO VIRALI - LE RAGIONI SONO DUE: UNA ECONOMICA, E UNA POLITICA. CHE FINE FARANNO QUELLI CHE CAMPANO SOLO GRAZIE ALLA VIRALITÀ?
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1. FACEBOOK MANDA A QUEL PAESE GLI EDITORI PER TORNARE ALLE ORIGINI IMPICCIONE E TOGLIERSI DI TORNO LE ROGNE POLITICHE
zuckerberg zuckerberg
DAGONOTA - Questo è il weekend in cui Facebook, il primo editore al mondo, manda a quel paese tutti gli altri editori, gli stessi che in questi anni hanno legato il loro destino (a volte la loro sopravvivenza) al social network e gli hanno permesso di offrire un flusso continuo di contenuti ai suoi oltre 2 miliardi di utenti. Zuckerberg ha annunciato che tornerà a dare più visibilità ai post di amici e parenti e meno a quelli di siti di informazione e aziende che usano la piattaforma per farsi pubblicità.

Questa correzione è avvenuta già in passato, con una certa regolarità. Ma ogni volta l’algoritmo si ri-calibrava per seguire le tendenze di ciascuno di noi. Facebook di colpo ti mostrava le torte di tua zia Concetta e le vacanze del compagno delle elementari con cui mai avevi scambiato mezzo like? Se li ignoravi e continuavi a cliccare notizie e video, quelli tornavano a essere la parte dominante del tuo News Feed.

Stavolta pare diverso. La modifica sarà duratura. Le ragioni sono economiche e politiche. Innanzitutto, gli inserzionisti di Facebook si ‘nutrono’ dei nostri affaracci privati. Se non condividiamo i luoghi in cui ci troviamo, se smettiamo di fotografare amici, parenti, vestiti e film, non possono conoscere e monetizzare i nostri gusti. E a forza di vedere notizie politiche o video virali di gattini, tendiamo a pubblicare meno informazioni private, e Facebook invece del deposito dei nostri dati privati diventa un semplice aggregatore di notizie.
ZUCKERBERG CON LA FIGLIA ZUCKERBERG CON LA FIGLIA

Se invece ci troviamo davanti la cena del collega, è più probabile che – in un processo di emulazione/competizione – anche noi saremo invogliati a concedere un pezzo di vita privata. Quando una cosa la fanno tutti, ci sentiamo meno scemi a farla. Lo stesso Zuckerberg ha iniziato da qualche anno a condividere tutti i momenti più intimi della sua vita familiare.

Poi c’è un tema molto politico: con la Brexit, la candidatura e la vittoria di Trump e l’ascesa di movimenti anti- o post-politici, il faro del politicamente corretto è stato puntato sui social network, e da un paio d’anni viviamo nella bolla delle fake news (vere o presunte). La vittoria del puzzone arancione ha fatto sbarellare tutti, e invece di guardare alle ragioni profonde di questo evento, media ed esponenti politici sono andati all’inseguimento di 100mila dollari di inserzioni su Facebook provenienti dalla Russia, per trovare un deus ex machina altrettanto puzzone che spiegasse il fallimento di giornalisti, esperti, sondaggisti.

zuckerberg san francisco zuckerberg san francisco
Zuckerberg, messo all’angolo, si è messo a promettere cose che non poteva garantire: la polizia del pensiero, la censura delle informazioni fake, la preminenza delle fonti ‘pregiate’. Una simile operazione non solo è praticamente impossibile e richiederebbe l’impiego di altre decine di migliaia di persone. Va contro ogni principio libertario e menefreghista della Silicon Valley.
Se in America e in Europa ci siamo convinti che esista un modo semplice e democratico per determinare con certezza cosa è fake e cosa no – tanto che il governo tedesco ha creato un dipartimento ministeriale con questo compito – nel resto del mondo è spesso un regime autoritario a stabilire la ‘potabilità’ delle notizie.

Creare la polizia del pensiero social darebbe potere assoluto agli Xi Jinping e agli Erdogan di tutto il mondo di bollare come fake ciò che viene pubblicato dai dissidenti o non è in linea con la propaganda governativa. Sarebbe la fine di Facebook, che non sarebbe più manovrato dagli algoritmi di Palo Alto ma da migliaia di burocrati sparsi per il mondo.

La svolta di questi giorni permette a Zuckerberg di aggirare l’ostacolo: invece della milionesima invettiva contro la Boldrini, che scatena la reazione della Presidente, i cori di solidarietà dal Pd e la cattiveria di Salvini (ovvero una serie di rogne da gestire), Facebook ti farà vedere il neonato della tua cassiera. Problema risolto.
zuckerberg san francisco 4 zuckerberg san francisco 4

Non è risolto però il destino delle migliaia di siti di informazione, pagine satiriche, creatori di video virali, che hanno puntato tutto su Facebook. Che fine faranno? Zuckerberg pur di non avere più grane politiche e tornare alle origini impiccione della sua invenzione è disposto a rinunciare a centinaia di milioni di dollari che questi soggetti garantivano sotto forma di contenuti sponsorizzati e traffico garantito.

Due cose potrebbero succedere: che gli utenti torneranno a seguire siti di informazione e video virali digitando i loro nomi sul browser e su Youtube. Oppure, visto che siamo tutti abituati a muoverci solo all’interno di qualche social network, finiranno in un cono d’ombra da cui sarà difficile riemergere.


2. ZUCKERBERG CAMBIA FACEBOOK: MENO SPAZIO AI MEDIA, PIÙ AD AMICI E PARENTI
Arcangelo Rociola per www.agi.it

zuckerberg come mao zuckerberg come mao
Facebook ha introdotto cambiamenti radicali all'algoritmo che ci fa visualizzare i contenuti in bacheca. In un post pubblicato nella tarda serata di giovedì 11, Mark Zuckerberg ha annunciato che ridarà centralità ai contenuti pubblicati dagli amici e dai parenti togliendo invece spazio ai contenuti pubblicati dai siti di informazione, blog, e quelli delle fanpage dei prodotti. Si tratta di fatto del cambiamento più importante fatto da Facebook al proprio news feed negli ultimi anni. Il secondo annunciato da Zuckerberg in pochi giorni, dopo quello sulla necessità di decentralizzare il social.

Nelle prossime settimane, gli utenti inizieranno a vedere meno video e articoli di notizie condivisi dalle fanpage delle testate giornalistiche. Al contrario, Facebook evidenzierà i post degli amici con cui abbiamo interagito di più, o quelli più commentati e apprezzati dalle persone che conosciamo. "Vogliamo assicurarci che i nostri prodotti non siano solo divertenti, ma che siano utili alle persone", ha affermato Zuckerberg nel suo post. "Abbiamo bisogno di riorientare il sistema".

FACEBOOK WHATSAPP FACEBOOK WHATSAPP
"Nel 2018 vogliamo assicurarsi che il tempo che trascorriamo tutti su Facebook sia tempo ben speso", ha scritto Zuckerberg nel suo post. "Abbiamo creato Facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto tra di loro. Ecco perchè abbiamo sempre messo gli amici e la famiglia al centro. Alcune ricerche dimostrano che il rafforzamento delle nostre relazioni migliora la nostra felicità. Ma recentemente abbiamo ricevuto dalla nostra community delle lamentele sul fatto che i contenuti dei media e dei marchi stavano rimpiazzando i momenti personali, quelli che ci portano a rimanere in contatto con gli altri".

Zuckerberg ha quindi ammesso che "video e altri contenuti pubblici sono esplosi su Facebook negli ultimi due anni" e che "dal momento che ci sono più contenuti pubblici che post di amici e familiari, è tempo di spostare il feed delle notizie verso la cosa più importante che Facebook può fare: aiutarci a connetterci l'uno con l'altro".

zuckerberg e la figlia zuckerberg e la figlia
"Abbiamo studiato attentamente questa tendenza", ha continuato il numero uno di Facebook nel suo post, "attraverso ricerche universitarie e del nostro team. Quello che mostrano i risultati [delle ricerche] è che quando usiamo i social media per rimanere connessi con le persone a cui teniamo viviamo meglio. Possiamo sentirci meno soli, e questo è legato alla nostra felicità e alla nostra salute". Mentre "d'altra parte, leggere passivamente articoli o guardare video - anche quando sono divertenti o informativi - potrebbe non essere altrettanto positivo [per la nostra felicità e la nostra salute]".

Zuckerberg ha quindi annunciato che cambierà Facebook: "Sto cambiando l'obiettivo del nostro team che lavora al prodotto: dovranno cominciare a fare in modo che sulle bacheche comincino a comparire di più quei post che ci portano interazioni sociali significative. Abbiamo già cominciato a fare queste modifiche lo scorso anno", ha poi concluso Zuckerberg, "Il primo cambiamento che vedrete sarà nel News Feed, dove vi potrete aspettare di vedere di più dai vostri amici, dai vostri familiari e dai gruppi", ma "Vedrete meno contenuti pubblici da aziende, marchi e media".




One of our big focus areas for 2018 is making sure the time we all spend on Facebook is time well spent.
We built Facebook to help people stay connected and bring us closer together with the people that matter to us. That's why we've always put friends and family at the core of the experience. Research shows that strengthening our relationships improves our well-being and happiness.
But recently we've gotten feedback from our community that public content -- posts from businesses, brands and media -- is crowding out the personal moments that lead us to connect more with each other.
It's easy to understand how we got here. Video and other public content have exploded on Facebook in the past couple of years. Since there's more public content than posts from your friends and family, the balance of what's in News Feed has shifted away from the most important thing Facebook can do -- help us connect with each other.
We feel a responsibility to make sure our services aren’t just fun to use, but also good for people's well-being. So we've studied this trend carefully by looking at the academic research and doing our own research with leading experts at universities.
The research shows that when we use social media to connect with people we care about, it can be good for our well-being. We can feel more connected and less lonely, and that correlates with long term measures of happiness and health. On the other hand, passively reading articles or watching videos -- even if they're entertaining or informative -- may not be as good.
Based on this, we're making a major change to how we build Facebook. I'm changing the goal I give our product teams from focusing on helping you find relevant content to helping you have more meaningful social interactions.
We started making changes in this direction last year, but it will take months for this new focus to make its way through all our products. The first changes you'll see will be in News Feed, where you can expect to see more from your friends, family and groups.
As we roll this out, you'll see less public content like posts from businesses, brands, and media. And the public content you see more will be held to the same standard -- it should encourage meaningful interactions between people.
For example, there are many tight-knit communities around TV shows and sports teams. We've seen people interact way more around live videos than regular ones. Some news helps start conversations on important issues. But too often today, watching video, reading news or getting a page update is just a passive experience.
Now, I want to be clear: by making these changes, I expect the time people spend on Facebook and some measures of engagement will go down. But I also expect the time you do spend on Facebook will be more valuable. And if we do the right thing, I believe that will be good for our community and our business over the long term too.
At its best, Facebook has always been about personal connections. By focusing on bringing people closer together -- whether it's with family and friends, or around important moments in the world -- we can help make sure that Facebook is time well spent.

TRADUZIONE:

 Una delle nostre grandi aree di focus per il 2018 è assicurarsi che il tempo che spendiamo tutti su Facebook sia tempo ben speso.

Abbiamo costruito facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto e avvicinarci con le persone che contano per noi. E ' per questo che abbiamo sempre messo amici e familiari al centro dell'esperienza. La ricerca dimostra che il rafforzamento delle nostre relazioni migliora il nostro benessere e la nostra felicità.

Ma recentemente abbiamo ricevuto un feedback dalla nostra comunità che i contenuti pubblici -- post di aziende, marchi e media -- stanno affollamento i momenti personali che ci portano a connettersi di più tra di noi.

E ' facile capire come siamo arrivati qui. Video e altri contenuti pubblici sono esplosi su Facebook negli ultimi due anni. Dato che ci sono più contenuti pubblici rispetto ai post dei tuoi amici e familiari, l'equilibrio di ciò che è nella sezione notizie si è spostato dalla cosa più importante che facebook può fare -- aiutarci a connettersi tra di noi.

Ci sentiamo responsabili di assicurarci che i nostri servizi non siano solo divertenti da usare, ma anche bene per il benessere delle persone. Abbiamo studiato questa tendenza con attenzione guardando la ricerca accademica e facendo la nostra ricerca con esperti di spicco presso le università.

La ricerca dimostra che quando usiamo i social media per entrare in contatto con le persone a cui teniamo, puo ' essere un bene per il nostro benessere. Possiamo sentirci piu 'legati e meno soli, e questo si ricollega a misure a lungo termine di felicita' e salute. D' altro canto, leggere passivamente articoli o guardare video -- anche se sono divertenti o informativi -- potrebbe non essere altrettanto buono.

In base a questo, stiamo facendo un importante cambiamento nel modo in cui costruiamo facebook. Sto cambiando l'obiettivo che do alle nostre squadre di prodotti di concentrarsi sull'aiutarti a trovare contenuti pertinenti per aiutarti ad avere interazioni sociali più significative.

L' anno scorso abbiamo iniziato a fare dei cambiamenti in questa direzione, ma ci vorranno mesi perché questa nuova attenzione possa passare attraverso tutti i nostri prodotti. Le prime modifiche che vedrai saranno nella sezione notizie, dove puoi aspettarti di vedere di più dai tuoi amici, familiari e gruppi.

Mentre lo facciamo, vedrai meno contenuti pubblici come i post di aziende, marchi e media. E il contenuto pubblico che vedi di più sarà tenuto allo stesso standard -- dovrebbe incoraggiare interazioni significative tra le persone.

Per esempio, ci sono molte comunità molto strette intorno a programmi televisivi e squadre sportive. Abbiamo visto persone interagire molto piu ' con i video in diretta che con quelli normali. Alcune notizie aiutano a avviare conversazioni su questioni importanti. Ma troppo spesso oggi, guardare video, leggere notizie o ricevere un aggiornamento della pagina è solo un'esperienza passiva.

Ora, voglio essere chiaro: facendo questi cambiamenti, mi aspetto che il tempo che le persone spendono su Facebook e alcune misure di ingaggio si andare. Ma mi aspetto anche che il tempo che passi su Facebook sarà più prezioso. E se facciamo la cosa giusta, credo che sarà un bene per la nostra comunità e per la nostra attività anche a lungo termine.

Al Massimo, Facebook ha sempre avuto contatti personali. Concentrandosi sul avvicinare le persone -- che si tratti di famiglia e amici, o di momenti importanti nel mondo -- possiamo assicurarci che facebook sia ben speso.



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lunedì 8 gennaio 2018

IL GENIO DI CASALEGGIO (padre)

CINQUE STELLE IN PROVETTA – M5S E’ NATO COME UN ESPERIMENTO DI INGEGNERIA SOCIALE – GIANROBERTO CASALEGGIO HA MESSO INSIEME UN AVVOCATO, UNO IMPEGNATO, UN FESSACCHIOTTO E CI HA COSTRUITO UN PARTITO. TUTTO IN UN LIBRO DI JACOPO JACOBONI – LA NORMALIZZAZIONE DI DI MAIO ED IL RUOLO DI GRILLO (SEMPRE PIU’ DEFILATO: COME PREVISTO DAL COPIONE)
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jacopo iacoboni jacopo iacoboni
 
Il Movimento cinque stelle e un Esperimento. O almeno nasce cosi. Un Esperimento di ingegneria sociale che ha inizio molti anni prima di diventare una realta, pubblica, votabile, addirittura in lizza per il governo del Paese. Un Esperimento che alla fine proprio mentre il suo inventore si ammala e muore riesce nel capolavoro di addensare la frustrazione e la rabbia del popolo con gli interessi (non sempre limpidi) di alcuni gruppi di potere, diventando la principale rivoluzione politica di questi anni.

grillo e casaleggio grillo e casaleggio
 
Un esperimento che forse e sfuggito di mano (lo scopriremo presto) a chi ne ha preso le redini, ma nel quale di partenza e per principio tutto e fungibile, tutto puo essere sostituito, brillare per un minuto come il centro del mondo ed essere estromesso un minuto dopo, senza sosta e senza una vera costruzione. «Al minimo dubbio, nessun dubbio», era uno dei motti col quale Casaleggio senior ha sempre fatto fuori chi non lo convinceva piu. Perche nel Movimento e la forma e non il contenuto ad essere la sostanza. Non importa davvero il “chi parla”, non importa davvero il “che cosa si sostiene”. E il “come”, la formula vincente, la rivoluzione.

L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 stelle” Jacopo Iacoboni 
  L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 stelle” Jacopo Iacoboni

Adesso che i Cinque stelle dell’era Luigi Di Maio cambiano regole, statuto, codice etico e si preparano alla corsa verso le elezioni con strumenti da partito classico (c’e persino il tesoriere, si tradisce infine la famosa formula «non e un partito politico ne si intende che lo diventi in futuro») e norme che consentono di riaprire alla famosa societa civile, il libro “L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 stelle”, scritto da Jacopo Iacoboni, giornalista de la Stampa tra i primi a raccontare in maniera via via piu critica il mondo del Vaffa e le sue evoluzioni, soccorre in libreria (esce il prossimo 11 gennaio per Laterza) con questa interpretazione a mostrare in controluce su quali architravi si regga e grazie a quali meccanismi funzioni l’edificio grillino, che molto e minuziosamente viene descritto, da giornali e tv, ma spesso piu frainteso che compreso.

gianroberto casaleggio gianroberto casaleggio

L’Esperimento smonta in radice l’idea che il M5S sia un partito. Non e un partito, almeno in origine, ma uno strumento: mima il partito, i suoi meccanismi, le sue figure. Basti pensare un momento ai suoi personaggi piu noti: non solo Luigi di Maio, ma anche Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Barbara Lezzi, Roberta Lombardi, e via declinando l’avvocato, l’impegnato, il fessacchiotto, ciascuno precisamente aderente a un canone , ciascuno somigliante a qualcuno che gia esiste, come in una commedia dell’arte; c’e persino giusto per fare un esempio la figura del perfetto antagonista, Roberto Fico, che si presta a solleticare le simpatie di una certa sinistra senza tuttavia fare mai la mossa decisiva.


PAOLA TAVERNA PAOLA TAVERNA
 
Oppure si puo ragionare su quante volte abbia cambiato posizione, M5S, dall’atteggiamento verso la Russia a quello nei confronti delle unioni civili. Come un liquido che prenda la forma del contenitore in cui sta, M5S e uno strumento che puo essere governato verso qualsiasi scopo e direzione: che adesso sia quella di Luigi Di Maio da Pomigliano D’Arco e un puro accidente (o forse la scalata che ne precede la fine?).

Per arrivare a raccontare tutto questo, l’Esperimento ricostruisce il suo vero inizio. Quando Gianroberto Casaleggio era un giovane manager alla guida della WebEgg, una piccola azienda di sviluppo tecnologico e consulenza informatica, e tra i settecento impiegati mise su un team ristretto di lavoro per sperimentare tecniche di formazione e distribuzione del consenso. Siamo nel 1997-1998, il Paleolitico per quel che riguarda lo sviluppo delle reti.

PAOLA TAVERNA PAOLA TAVERNA

In Webegg il team di lavoro ristretto sul forum del network interno e costituito solo da cinque persone. Iacoboni ne rintraccia uno, Carlo Bafe, e si fa raccontare come funzionava. «Ci vedevamo in una riunione ristretta per decidere “cosa lanciare sulla Intranet”, per usare un’espressione di Roberto», racconta Bafé, allora giovanissimo ingegnere. Un banale forum aziendale, all’inizio, per discutere apertamente di qualsiasi argomento.
GRILLO CASALEGGIO TORTA GRILLO CASALEGGIO TORTA

A un certo punto «si iniziò a usare il forum per far passare certe posizioni di Roberto come se fossero frutto di una discussione democratica. Il metodo, organizzato in queste riunioni, era il seguente: un membro del gruppo funzionale Intranet lancia la discussione su un tema, un altro membro risponde con una posizione contrastante, poi altri due membri prendono le parti del primo. Un po’ alla volta i normali dipendenti prendevano le parti del primo, e si creava quella che Roberto chiamava la “valanga del consenso”».

beppe grillo davide casaleggio beppe grillo davide casaleggio 
 
Ogni tanto venivano inseriti nel forum rotture, o rumori di fondo, o distorsioni pilotate dell’opinione – testate sia sui punti di vista sostenuti dall’iniziatore della discussione, sia su quelli che lo avversavano in maniera piu critica. «Il giochino era molto divertente all’inizio – puo immaginarsi per un under trenta ritrovarsi a pianificare azioni di questo tipo e vedere che funzionano», racconta ancora Bafe: «Ma poi mi resi conto che non era altro che un esperimento di ingegneria sociale per capire quali fossero i metodi piu efficaci per manipolare le opinioni e creare il consenso. Con una discussione apparentemente democratica».  Ma i cui confini sono stabiliti dall’alto, a priori, invisibili.

DOPING LABORATORIO DOPING LABORATORIO

Siamo anni luce prima del blog, del Vaffa day, della Casaleggio Associati. Eppure i meccanismi ci sono, c’e gia quasi tutto. Persino gia aissi i comandamenti casaleggiani. «Assenza di competitivita interna», dove pare di sentir risuonare l’ambivalente «l’uno vale uno» del Movimento. «Teamwork», cioe il dettato a lavorare per temi e piccole cellule: l’idea stessa dei futuri meetup Cinque stelle. Oppure «il divertimento come forza creativa», autentico motto precursore dell’incontro tra Casaleggio e «il suo influencer numero uno», vale a dire Beppe Grillo.

LUIGI DI MAIO SI PUBBLICA DA SOLO QUESTA IMMAGINE LUIGI DI MAIO SI PUBBLICA DA SOLO QUESTA IMMAGINE
E in effetti l’ingresso in scena del comico genovese, a meta anni Duemila, ad accendere la miccia necessaria a far si che dalla Casaleggio Associati, che ha ereditato tutti i saperi della WebEgg, nascano il blog, i meet up, insomma il Movimento. Non e pero un caso che nel libro venga chiamato il «paziente zero dei Cinque stelle», il primo sul quale l’Esperimento funziona.

E adesso che tornano a rincorrersi voci su un prossimo addio del frontman, e particolarmente interessante l’interpretazione proposta: Grillo come «asset del blog», elemento interno all’amalgama, piu Pinocchio che Mangiafuoco, di certo spesso non autore materiale dei post che compaiono sul blog che pure porta il suo nome. «Grillo incredibilmente lascia fare anche quando poco o nulla sa di cio che viene scritto», racconta Iacoboni.
di maio cancelleri di maio cancelleri

Paola Taverna Paola Taverna
Come quella volta dei vergognosi attacchi sessisti alla presidente della Camera Laura Boldrini. All’epoca Gianroberto Casaleggio parlando coi suoi collaboratori ammise l’errore: «Oggi abbiamo sbagliato ma il risultato che ne e venuto fuori ci dice che la rete e dalla nostra parte. E la rete che decide la reputazione delle persone. Per il futuro dobbiamo essere in grado di canalizzare questo sentimento senza apparire direttamente, governandolo». A leggerlo con il segno del poi, una specie di manifesto.





martedì 2 gennaio 2018

fake news


Il bestseller n.1 del NY Times… e voi che credete al Fatto quotidiano. (l’informazione non sta nei media, no)

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
Pongo una mia riflessione che già proposi quasi vent’anni fa, ma oggi è stra-attuale e ancor più drammatica. E yes, vi riguarda eccome, 110%.
Per tutti quelli che al mondo non fanno i giornalisti, la domanda è angosciante: ma sarà vera quella notizia? Lo era, angosciante, già negli anni ’70, quando si avevano 3 canali Tv, qualche radio e i quotidiani al mattino, punto. Oggi le fonti d’informazione si sono moltiplicate come le stelle dell’universo, e ovviamente tutte reclamano di dire il vero.
I coniugi Perotti sono bombardati in un singolo giorno da più notizie & versioni delle stesse, di quante gocce di pioggia prendano addosso in un’intero inverno. E’ come dire che il Pianeta Terra veda sorgere ogni mattina 780 soli, ma il 99% sono falsi abbagli. Come cazzo si fa a capire qual è quello vero?
La risposta che uno, disperatamente, spesso si dà è questa: ci si fida di quelle che sembrano le voci più serie, autorevoli, colte, che la propria tendenza politica offre. Ok, allora stiamo fra i divoratori di news più in voga oggi, cioè i ‘liberal’, Politically Correct, Millennials informati. E prendiamo un quesito centralissimo nel 2017, col punto interrogativo alla fine: L’elezione di Donald Trump è stata libera, o truccata dai Servizi di Vladimir Putin pro Donald?
Un libro vi compare all’orizzonte come il faro nella tempesta: non solo è garantito dal fatto di essere il Bestseller N.1 dell’autorevole The New York Times, ma di più: l’autore è Luke Harding, che vanta il titolo di super inviato veterano a Mosca dell’altro autorevolissimo quotidiano The Guardian (GB). Ma di più ancora, Harding ha un curriculum da spavento e ha usato fonti al Top dei Servizi Segreti di oltre cinque Potenze internazionali. Il titolo del suo libro è una chiarissima risposta al quesito in oggetto, infatti recita:
COLLUSIONE: Incontri Segreti, Denaro Sporco, e come la Russia aiutò Donald Trump a Vincere”.
C’è bisogno d’altro? Esiste, chiedo, una fonte di ricerca più profonda, più documentata, più acclamata, più credibile di questo libro e del suo autore per voi, i ‘liberal’, Politically Correct, Millennials informati che avete pianto la sconfitta della Clinton? Non credo.
Ma ecco cosa accade quando un folletto ‘maligno’ ci si mette di mezzo. Sapete cosa? Che anche un ‘Vangelo’ può andare letteralmente a pezzi nell’arco di pochi minuti, e con lui le certezze di milioni di persone impegnate. Roba da disperarsi, urlare, strapparsi le vesti al grido di “Ma non si può mai credere a nessunoooooo, cazzoooooo!”.
Come ha spassosamente descritto Zero Hedge, il folletto in questo caso è un giovane reporter coi super controcazzi che si chiama Aaron Maté, che lavora anche per il network The Real News. Maté ha chiamato proprio Mr. Reporter Superman Luke Harding e l’ha intervistato. Quello che si è visto, è come una carriera di 27 anni e un monumento giornalistico chiamato Bestseller N.1 del The New York Times sono stati massacrati fino allo ‘splatter’ senza pietà da Maté, in esattamente 28 minuti e 51 secondi di un’intervista così atroce da guardare da sperare nell’arrivo dei Pompieri per estinguere le fiamme che carbonizzavano Luke Harding.
Chi capisce molto bene l’inglese può digitare i nomi sopraccitati su Youtube e guardarsi questo mattatoio del giornalismo ‘autorevole’. Per gli altri la metto in breve qui: l’uomo che doveva essere un Olimpionico del giornalismo investigativo anglosassone, e il cui superlativo volume sembrava contenere le PROVE FINALI sullo scandalo Putin&Trump, si è letteralmente disfatto, bofonchiando, sudando, deviando come un ossesso il discorso su terreni assurdi, e non ha saputo pronunciare UNA SINGOLA VERA PROVA CHE FOSSE UNA sul presunto intreccio Putin&Trump, mentre Aaron Maté lo finiva colpo su colpo con la metodicità di un martello pneumatico. Ricordate il titolo delle pagine di Harding? “… come la Russia aiutò Donald Trump a Vincere”. Era definitivo, no? e invece…
E qui torniamo a noi. Scusate, ma se per un puro caso – perché Luke Harding ha accettato l’intervista con The Real News solo alla fine di un Tour mondiale dei Media inclusa La Repubblica – se per un puro caso, dicevo, tutto questo non capitava al novantesimo minuto, l’autorevolissima informazione della cordata Harding – The Guardian – The New York Times sarebbe rimasta per il mondo intero dei ‘liberal’, Politically Correct, Millennials informati la fonte ultima dei colpevolisti contro Trump. Ma come ora sappiamo, era tutta cartapesta, fumo e niente arrosto, balle, persino a quel livello. Allora? Di nuovo si solleva l’angosciato grido belluino “Ma non si può mai credere a nessunoooooo, cazzoooooo!”.
Vi capisco, ma c’è una buona notizia che vi salva, e che Paolo Barnard diede circa 20 anni fa ai suoi lettori. Eccola:
Il giornalismo-verità sta precisamente in un luogo molto vicino a tutti voi, vicinissimo, perché si trova dietro agli occhi che stanno leggendo queste righe: è la vostra testa. Che significa? Facile: NON ESISTE IL GIORNALISMO/GIORNALISTA VERITA’. LA VERITA’ SUL MONDO VE LA DOVETE CREARE VOI NELLA VOSTRA COSCIENZA, E OGNI SINGOLO GIORNO. Cioè, v’informate il più possibile, pensando sempre (ma davvero senza eccezioni mai!) che state leggendo solo delle fonti, nulla di più. Non state leggendo notizie, no. La notizia l’avrete quando voi stessi avrete messo assieme ogni segmento, e ne avrete CAVATO LA VOSTRA PERSONALE OPINIONE, e quella è la news verità per voi ‘liberal’, Politically Correct, Millennials informati (come per chiunque altro). Fine.
Il giornalismo-verità siete voi, e non è mai nessuno di noi reporter, scrittori, intellettuali. Facilissimo. Eh… solo che costa fatica, perché implica la cosa che la gggènte odia di più in assoluto nella vita: pensare con la propria testa. Eh, già.
Più semplice comprare il Fatto Quotidiano, o cliccare il blog di quel Grillo, voi ‘liberal’, Politically Correct, Millennials informati (come poi fa chiunque altro), e dire “è così, l’ha scritto T. o G.!”.
Sticazzi. Parola di giornalista.

Paolo Barnard
Fonte: http://paolobarnard.info
Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1982




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lunedì 18 dicembre 2017

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ULTIMO AVVISO
mi rendo conto che sto rompendo
e se non vi va di comprarvi un libro
non ci posso fare niente...
ma sono solo 9,90 (dollari? boh)
e me ne entrerebbero in tasca più di 7.00
Non sono pochi
potrei prendere il volo
(sai, qui sono molto gentili ma cominciano a dare segni VISIBILI di insofferenza...) ehehehehe
 
 



come NON aprire una gelateria a Teheran
Postavo da tempo le mie noterelle satiriche col nome IL GELATAIO DI CORFU'.
Un giorno mi capito' l'occasione di un viaggio a Teheran con l'addetta alla sicurezza dell'Ambasciata greca. E sono partito portando con i mobili della mia amica, due macchine per fare il gelato. Questo è il racconto di tutto quello che si deve fare per (non) aprire una gelateria a Teheran...
 
 

Aldo Vincent
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domenica 17 dicembre 2017

"E' vero, i social possono far male". Prima (parziale) ammissione di Facebook

"E' vero, i social possono far male". Prima (parziale) ammissione di Facebook
Due ricercatori di Zuckerberg, David Ginsberg e Moira Burke, contestano le critiche recenti. Ma riconoscono che "un uso passivo è pericoloso". Il rimedio? "Interagire di più attraverso il network"
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ROMA - Non è un’ammissione, ma in qualche modo le somiglia. In un lungo articolo firmato da  David Ginsberg e Moira Burke, entrambi ricercatori di Facebook, si affronta il tema dell'effetto negativo che potrebbe avere sulle persone il social network più frequentato al mondo. Le voci critiche ultimamente si sono moltiplicate e l’azienda ha deciso di rispondere. Nell’era dominata degli smartphone, dove Facebook regna, l’accusa e che si rischia l'isolamento e una vita senza più alcun vero confronto. “Connessi ma soli” scrisse la psicologa Sherry Turkle nel 2012, quando nelle librerie uscì il suo Alone Together: Why We Expect More from Technology and Less from Each Other.
Una posizione tornata di moda da quando gli attacchi hanno cominciato ad arrivare anche da figure che all’interno della multinazionale di Mark Zuckerberg rivestono o rivestivano cariche importanti. Chamath Palihapitiya, assunto nel 2007 e diventato vice presidente, pochi giorni fa ha parlato di “strumenti che stanno distruggendo il tessuto sociale della società”. Salvo poi fare parziale retromarcia. E prima di lui Sean Parker, fondatore di Napster ed ex presidente del social network di Zuckerberg, aveva sostenuto che Facebook sfrutta le fragilità psicologiche delle persone. L’apocalittico Antonio Garcia-Martinez, anche lui ex manager di Facebook e autore di un saggio sorprendente intitolato Chaos Monkeys, ha più volte ripetuto che l'azienda mente sulla sua reale abilità di influenzare le persone.

David Ginsberg e Moira Burke alcune di queste tesi le espongono e ne espongono altre, quelle del sociologo Claude Fischer ad esempio, che sottolineano invece i benefici che la tecnologia ha portato. In estrema sintesi i due ricercatori spiegano che il problema sta nel consumo passivo e snocciolano tutte le funzioni che la compagnia ha aggiunto nel tempo per arginare la tendenza all'isolamento riscontrata in certi casi. “Stiamo lavorando per rendere Facebook un mezzo per interagire e meno un luogo dove passare il tempo”, dicono. E ancora: “Di recente abbiamo investito un milione di dollari per capire meglio la relazione fra media tecnologici, crescita dei giovani e benessere”. Perché alla fine, concludono, tutto dipende da come la tecnologia viene usata. Quindi dipende dalle persone e non da Facebook.
"E' vero, i social possono far male". Prima (parziale) ammissione di Facebook
Mark Zuckerberg, a capo di Facebook
Difficile che basti a chetare le acque. Come notano sul New York Times, dalle elezioni presidenziali di fine 2016 si è rotto qualcosa: l'immagine di Zuckerberg e compagni non è più quella di un tempo. Il ruolo giocato dal social network come mezzo di propaganda prima, avendo collaborato attivamente con il team digitale di Brad Parscale al servizio di Donald Trump, l’essere sotto accusa per l’elusione delle tasse poi e ora la sua presunta pericolosità che spingerebbe all’isolamento, sono i segni di un anno difficile. E l’articolo di David Ginsberg e Moira Burke dimostra che a Facebook lo sanno bene. 

sabato 16 dicembre 2017

NET NEUTRALITY

Chip Somodevilla via Getty Images 
 
Una dichiarazione di guerra quella che Trump ha lanciato a tutto il mondo della rete. La rottura della net neutrality, con il ripristino dei pedaggi ai caselli sulle autostrade dell'informazione, decisa dalla Fcc riporta indietro di 30 anni le lancette dell'innovazione. Rimette soprattutto al centro del mercato le grandi multiutility dei condotti, le vituperate Telecom che riprendono in mano il bandolo della matassa. Non solo le tradizionali utility dei cavi come AT&T, Verizon, in europea France Telecom e Deutch Telekom, in Italia Telecom Italia e Fasteweb ma anche le nuove aziende dei servizi a rete, come per esempio nel nostro paese Enel e le multiutility metropolitane, entreranno nel gioco sbizzarrendosi con le formule di marketing e le offerte commerciali. Questo inevitabilmente trasformerà la rete in un multipiano, in cui ai primi livelli, quelli più accessibili ci saranno i market place delle aziende di servizio, appunto le Telecom e affini, poi le offerte commerciali di imprese che pagano i pedaggi, infine, ai piani più lontani il flusso dei contenuti sociali.
È un ribaltamento cartesiano, una capriola all'indietro, che uccide qualsiasi nuova opportunità per individui e start up che vogliano affacciarsi sul mondo.
Cosa faranno i grandi brand di Internet? Come si muoveranno gli Ott? Accetteranno la battaglia e impegneranno i loro capitali per una grande guerra legale che imbrigli le ambizioni restauratrici della Casa Biasnca, giocando a rendere la rete una scacchiera, con zone franche che accerchino e marginalizzino quelle commerciali? Oppure, come sempbra, si acconceranno a ricavare il massimo dalla loro rendita di posizione, limitandosi a gestire la collocazione strategica e la potenza tecnologica accumulata, godendo della limitazione per i nuovi incumbent che riduce la loro concorrenza e la necessità di mantenere alta la linea dell'innovazione proprio per battere ogni velleità dei nuovi entranti?
Google, Facebook, Amazon a questo punto non possono più nascondersi dietro la retorica del "don't be devil", devono dichiarare da che parte staranno: con la rendita o con l'innovazione?
Così in Europa la politica e le istituzioni. Questa è una grande occasione per rimettere in moto un modello europeo della rete: nuovi servizi, nuove culture, nuova libertà, strappando all'altra sponda dell'Atlantico quella bandiera di libertarismo competitivo che aveva conquistato i cuori prima delle menti dei giovani innovatori.
L'Uw ora deve battere un colpo, e aprire la battaglia delle idee per creare uno spazio pubblico e innovativo nel cuore di Internet: sia l'Europa ad assediare il centro del mercato americano, e convogli nelle zone libere creatività e imprenditorialità. E sia l'Italia il paese che prema in questa direzione. Nella prossima campagna elettorale sarebbe importante che i partiti si qualifichino anche rispetto a questa prospettiva: quale strategia per la rete? Quale politica industriale e culturale per il mondo digitale? Quale bussola deve avere un paese che per la sua vocazione turistica e artigianale deve rivendicare la massima libertà di accesso e di autonomia strategica. Chi sarà il partito della libertà in rete? Chi vorrà declinare algoritmi e provider per costruire oggi una nuova mappa di sviluppo autonomo su una rete che sembrava solo degli altri? Come sempre la storia ricomincia proprio dove sembra finire.