martedì 13 dicembre 2016

POZZI AVVELENATI DEL WEB





Nathan Zonher,
uno studente delle scuole medie di Idaho Fall, USA, ha condotto un esperimento volto alla misurazione del "grado di allarme ecologico delle persone". A questo scopo ha organizzato una raccolta di firme per la messa al bando dell'ossido di idrogeno
I suoi collaboratori distribuivano ai passanti un volantino in cui si illustrava l'estrema pericolosità del composto chimico in questione, usato peraltro massicciamente in molti processi industriali:
a) è il componente principale delle piogge acide
b) è la prima causa di erosione dei terreni
c) riduce fortemente l'efficacia dei freni nelle automobili
d) nella forma gassosa può provocare ustioni mortali
e) se inalato accidentalmente, può essere letale anche a temperatura ambiente
f) ne è stata rilevata una massiccia presenza nei tessuti dei pazienti deceduti per patologie oncologiche maligne
Il 76% degli intervistati ha firmato per l'immediata messa al bando della sostanza. Solo il 15% ha capito che si trattava della semplice acqua
Il restante 9% si è astenuto.
(Fonte: Wall Street Journal)



PERCHE’ VI SCRIVO QUESTO LUNGO POST
QUANDO SO CHE NON ARRIVERETE A LEGGERLO
FINO IN FONDO?

Grandi capoccioni di Palo Alto hanno certificato che il tempo medio che usiamo per leggere un post è di12 secondi e poi…. Via!
Surfing lo chiamò McLuhan quando spiegò che la velocità permette ai cybernauti di mantenere l’equilibrio come nello sport californiano.
Eppure qualcuno deve farlo.

Partiamo dall’intemerata di Mentana contro gli “avvelenatori dei pozzi” ripresa con enfasi da tutti i suoi colleghi e rimbalzata con successo nel Web. Io ho provato a rispondere al suo post su FB ma sono stato sommerso da 3.600 messaggi d’adesione e quindi sono certo che non mi leggerà. Per questo tento di farmi leggere dai miei dodici estimatori.

Cosa diceva (giustamente) Mentana?
Tanti mi chiedono perché prendo così di petto gli avvelenatori del web: che male ti fanno? Fanno male a tutti, nel momento in cui un intero paese vive ore difficili. Prendiamo quello che è l'esempio più evidente, che tutti abbiamo incrociato: quell'enorme fesseria secondo cui l'intensità del terremoto sarebbe stata limata ad arte dal nostro istituto di geofisica per permettere allo stato di non pagare i danni. Avete presente, vero? Il solito testo virale, di cui a volta a volta Tizio o Caio si assume la paternità, come fosse una scoperta da lui fatta personalmente, con un testo base che è più o meno questo: "Mi sono accorto di una cosa. Mentre facevo zapping sono finito sul canale 141 , c'è la rete Allnews francese e nel serpentone c'è scritto terremoto 6.2. Li per lì non ci ho fatto caso, ma guardando una rassegna delle TV straniere e stampa, tutti scrivono 6.2 . Mentre le TV italiane e istituto di geofisica scrivono e parlano di magnitudo 6.0. Ho guardato il sito della geofisica europea e lì scrivono 6.2. A pensar male si fa peccato ecc, ma sono andato a guardare anche la legge voluta da Monti per il terremoto dell'Emilia. Se un terremoto supera il 6.1 i danni li paga lo stato se non li supera li pagano gli enti locali........ A voi le conclusioni!".

Io gli ho risposto:
Enrico,sono un tuo estimatore al di sopra di ogni sospetto.ma nelle tue intemerate contro il Web che spara cazzate, ti sei casualmente dimenticato di citare Vittorio Zucconi, per esempio (un giornalista tra i molti) che per immerdare la Raggi ha messo on line una foto della spazzatura di Napoli facendola passare per quella di Roma...

Ecco, voglio partire da qui.
Quando ero bambino, reagii allo stupore dei primi citofoni sulla strada, andando a suonare i campanelli e poi scappavo.
Colpa dei citofoni?

Quando non si poteva risalire alla chiamata, chi non ha fatto uno scherzo telefonico? Ricordo un paio di trasmissioni radiofoniche e televisive incentrate su questi scherzi. E’ colpa dei telefoni?

Ecco, riprendendo Marshall McLuhan di cui sono rimasto uno dei pochi apostoli viventi, diciamo che le nuove tecnologie non fanno atro che AMPLIARE quello che già siamo, e se gli imbecilli una volta li ascoltavi al bar a sparare cazzate per la delizia dei loro cinque estimatori, ora di “amici” ne hanno fino a cinquemila e ognuno di noi abboccando ad una bufala può far rimbalzare la minchiata teoricamente all’infinito, corroborando la teoria di Umberto Eco, mai abbastanza pianto, che teorizzava che oggi Internet ha dato diritto di parola agli imbecilli che al bar venivano subito zittiti ma che sul Web risultano incontenibili.

Ed eccoci al nocciolo della questione:
Siete sicuri che Facebook sia l’unica causa della diffusione delle bufale?
Ecco, riporto solo UN caso di segnalazioni di bufale sulla carta stampata,
la differenza sta nel fatto che molte minchiate sul Web vengono distribuite “aggratis” mentre i direttori dei quotidiani italiani mangiano alla greppia del padrone.
Ma pure sul Web le cose stanno cambiando.Sembra che al servizio di Renzi agisca una Brigata Guastatori composta da un paio di centinaia di Hakers (la notizia l’ha data un giornalista ad Agorà e nessuno l’ha smentita).

Facciamo solo l’esempio di Libero (di sparare cazzate) dove il direttore Belpietro onnipresente nei salotti televisivi si è distinto per la sua obiettività:
(da Nonleggerlo)

Appello ai lettori di Libero: che dite, la smettiamo di credere alle bufale di Feltri e Belpietro?

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Non bastava la pubblicazione di interviste-bufala a grandi scrittori americani. "Con la Repubblica, il Corriere e la Stampa non provavo nemmeno: loro fanno le verifiche. Decisi di provare con Libero per via della sua fedeltà a Berlusconi", raccontò poi l'autore di quei pezzi.

Non bastava la faccenda di Renato "Betulla" Farina - che continua ancora a godere di ottima fiducia da quelle parti - radiato dall'ordine dei giornalisti perché collaborava con i servizi segreti, "pubblicando notizie false in cambio di denaro".

Non bastavano i teoremi-bufala sulle prostitute di Berlusconi ed i mandanti di Mani Pulite, che dietro c'è sempre il complotto cia-giudo-giudiziario.

Non bastavano le finte assoluzioni del Premier, e quei taroccamenti numerici sempre cari al Pdl.

Non bastava lo strano (...) attentato subito da Maurizio Belpietro.

Non bastavano i volumi a 3 euro e 80 sui diari bufala di Benito Mussolini, curati da Farrell (...) e spacciati per veri.

Non bastava la pubblicazione - in prima pagina! - della bufala del cagnolino ucciso dalle istituzioni svizzere a causa di una tassa non pagata. Possibile che Libero - assieme al Giornale - sia stato l'unico grande quotidiano italiano a dare spazio alla cosa?

Non bastavano le furbate per assicurarsi vagonate di milioni di euro pubblici, che - stando all'indagine Agcom - non gli sarebbero spettate. E pensare che Feltri e Belpietro, quando uno era a Libero, e l'altro a Panorama, si scannavano proprio su questi temi!

Non bastava la bufala dell'altro giorno: "E' provato: i comunisti mangiano i bambini". Ricordate "Petrus", Il piccolo ucraino che, vedendosi sbranato vivo dai suoi compagnucci, disse "vabbé, non ci vedo più dalla fame, mi mangio pure io"?

No, non bastava tutto questo. Ora scopriamo - ufficialmente, dico - che quel famoso
editoriale di Maurizio Belpietro, quello che fece inorridire l'Italia intera e che scavò un baratro ancora più profondo nella storia giornalistica di questo Paese, era fondato s'una bufala. Dai, quello intitolato ...
"Su Gianfranco iniziano a girare strane storie"

... tra furbi attentati e deliranti mignotte, tutto per poter dire che Fini "sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere". Insomma, quello che chissenefrega verificare la notizia, basta sputtananare i nemici Cav ... "non so se queste storie abbiano fondamento" ... "Vero? Falso? Non lo so, chi mi ha spifferato il piano non pareva matto" ... "Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh!".

Bene,
era tutto inventato. Il bello è che il direttore di Libero, dopo l'ennesima bufala editoriale, ci tenne a difendere la qualità delle proprie fonti, e del proprio lavoro. Raccontò a Repubblica: "Posso dire che non era un matto. Sono quindici anni che faccio il direttore di giornali, una certa frequentazione con i mitomani in questo mestiere ti capita. A volte c'è gente che ti viene a dire che dietro questo fatto c'è la Cia, e tu capisci che sono un po' andati". Loro.
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Update: non si riesce più a stargli dietro ... ci mancava pure il "Giudice-bufala", per altro colpevole di aver scelto, per il proprio telefonino, la suoneria di ballarò.





BUFALA BILL
Di Marco Travaglio

A furia di insistere, gli sconvolgenti scoop del Giornale e di Libero, uniti alle manifestazioni di Mutanda Ferrara e Crudelia Santanchè, sortiscono i primi effetti: secondo un sondaggio di Ilvo Diamanti per Repubblica, il 59% degli italiani è convinto che B. è colpevole, il 20 che è innocente e il restante 20 non sa. Ma gli sforzi dei signorini grandi firme convinceranno presto anche gli incerti. Un mese fa Belpietro rivelò che una escort era pronta a dimostrare di aver fatto sesso a pagamento con Fini; e che un supertestimone era pronto a giurare che ad Andria si stava organizzando un falso attentato a Fini per incolparne il solito B. Ora la escort è stata incriminata per essersi inventata tutto e il supertestimone ha confessato di essersi inventato tutto. Perché si fossero rivolti proprio a Belpietro, detto anche Bufala Bill dopo la storia tragicomica del presunto attentato sventato dal suo caposcorta, è inutile spiegarlo: si sa che a Libero non si butta via niente. Per non essere da meno, ieri il Giornale ha piazzato altri due colpi da maestro. Dopo “gli amori segreti della Boccassini” (nel 1980 aveva un fidanzato giornalista e, di tanto in tanto, lo baciava, dunque B. è innocente); dopo gli altarini di Catherine Spaak (“esordì diciassettenne nel film La voglia matta vietato ai 14” dove “il vecchiaccio Tognazzi impazziva per lei, la sua frangia e il suo bikini”, dunque non può indignarsi per i bungabunga, dunque B. è innocente); dopo le foto di Noemi e dell’amica Roberta vestite da orsoline a Villa Certosa (dunque B. è innocente), lo zio Tibia sfoderato un altro titolone coi fiocchi: “Ecco il leader nudo (e in un luogo pubblico). Non è Berlusconi”. E chi sarà mai? La foto sfocata di tre giovani con una strisciolina nera sulle pudenda potrebbe ingannare, ma la didascalia non lascia dubbi: “Un giovane Nichi Vendola nel campo nudisti di Capo Rizzuto”. Uno scoop mica da ridere: “Foto imbarazzante di Vendola... difendeva la libertà sessuale, ora lo acclamano come paladino dell’etica... Sinistra in piazza, ma l’unica foto scandalo è quella del suo Vendola”. Capìta la doppia morale della sinistra in piazza? Un milione di persone difende la dignità della donna e intanto 32 anni fa Vendola se ne stava nudo in una spiaggia di nudisti. Poi dicono che non ci sono più le inchieste di una volta. Ma ecco il secondo scoopone: Claudia Mori, pure lei in piazza, “nel 1985 nel film Joan Lui diretto e interpretato da Celentano (il marito, ndr) indossa un vestito bianchissimo sotto una cascata d’acqua: trasparente ovunque, tutto compreso, seno e pure il resto, il pube s’intende”. La logica è stringente, non si scappa: la Mori non deve permettersi di manifestare per la dignità delle donne e B. è innocente. E che dire di Francesca e Cristina Comencini che organizzano la protesta delle donne, dimenticando che il padre Luigi pervertì intere generazioni con un Pinocchio televisivo ad alto contenuto erotico? Che ci faceva la pornofata turchina con quel burattino dal naso di legno che si allungava e si accorciava? Immaginiamo la calca nella redazione del Giornale in questi giorni febbrili: segugi da riporto e da compagnia trafelati davanti all’uscio di Sallusti brandiscono prove sempre più schiaccianti dell’innocenza del padrone e dell’incoerenza della sinistra. Molto richiesta la foto di Rosy Bindi nel giorno della prima comunione con un abitino da suora molto osè che lascia scoperte le caviglie. Vale oro Susanna Camusso ritratta a un corteo di metalmeccanici in una tuta blu che fa intravedere curve molto pericolose e manda in tilt un’intera catena di montaggio, con gravi danni alla produzione. Quotatissimi i dagherrotipi giovanili che immortalano Di Pietro all’asilo con il dito nel naso, il piccolo Bersani sul fasciatoio col pistolino di fuori infarinato di borotalco e un baby D’Alema già baffuto e occhieggiante con sguardo lubrico e la nurse che lo impomata con la pasta di Fissan. Titolo: “Incastrati! I moralisti senza morale della sinistra, ecco le prove. Dov’era la Boccassini?”.






Leggo che alcuni miei amici di Fb annunciano periodicamente di voler fare "pulizia", eliminando dai propri contatti ora chi è leghista, ora chi è renziano, ora chi è dei Cinque Stelle e via dicendo. Modalità assolutamente legittima, dato che ognuno gestisce anche su Fb i suoi contatti come ritiene. Per quanto mi riguarda, a meno che uno non scada in comportamenti palesemente molesti, io non tolgo mai l'amicizia a nessuno, leghista, renziano o grillino che sia. In generale perché non penso che il mondo debba essere fatto solo da chi la pensa come me. E in ogni caso il mondo non è così. E se con una persona ho 99 elementi di dissenso, niente e nessuno possono escludere che ne salti fuori uno di vicinanza e condivisione (nel caso dei leghisti effettivamente mi sembra un po' difficile anche questo...). Infine, e soprattutto, costoro si devono pappare i miei post. Mi sembra un buon contrappasso.

HAI RAGIONE.
Cancellando quelli che non la pensano come noi, ci attorniamo di persone dal pensiero omogeneizzato al nostro. E questo sarebbe il minore dei mali. Purtroppo FB ha un algoritmo con cui ci fa passare solamente notizie di nostro gradimento falsando la realtà che ci circonda. E' un problema gravissimo ma non ce ne rendiamo conto. Quando per esempio clicchiamo MI PIACE non solo ci sintonizziamo conil pensiero dei nostri “amici” (che non conosciamo di persona e che probabilmente non conosceremo mai) ma noi forniamo a Facebook un parametro per il loro algoritmo che farà in modo che giornalmente sulla nostra Home News appaiano i post che probabilmente noi gradiamo o quantomeno condividiamo.
Non è un fenomeno nato con il Web. Come diceva il McLuhan la tecnologia aumenta e ingigantisce QUELLO CHE NOI GIA’ SIAMO. Compravamo il giornale di carta per rafforzare le nostre idee politiche e non. Leggere il giornale è come immergersi in  un bagno di schiuma caldo… (sempre McLuhan) così qualcuno compra Repubblica per un suo inequivocabile orientamento mentre altri leggeranno il Giornale o il Tempo…
Mi successe di lasciare precipitosamente Cuba per ragioni che non vi sto a dire. In quei giorni si svolgeva all’ONU una conferenza mondiale sulla pace, e alla televisione cubana ebbi modo di apprezzare il magnifico discorso del ministro degli esteri cubano. Arrivato a Miami, nelle News c’era sempre l’Onu ma la notizia era il discorso di Powell, mentre il giorno dopo in Costa Rica facevano vedere Chavez, e sul canale internazionale italiano naturalmente i telegiornali commentavano il pensiero del ministro italiano, che allora era D’Alema.  Cosa ne dedussi? Che i vari politici si portavano dietro il loro codazzo di cameramen perché erano presenti all’ONU ma parlavano alla loro nazione, dicendo nella lingua madre quello che la gente voleva sentirsi  dire…
Un’aultima osservazione. Avete notato Papa Bergoglio a Cracovia, che parlava alla folla IN ITALIANOI? Era perché la sua presenza suscitava il fenomeno che in India chiamano il Darshan, cioè l’euforia suscitata nello stare in mezzo ad una folla, succede anche nei Reve Party, nei FlashMob, e anche alla Messa della domenica. Ebbene il Papa stava lì MA PARLAVA ALLA SANTA SEDE, IN VATICANO. Capite?
Ho segnalato recentemente l’ottimo libro VIVERE ON LINE di Paccagnella, che potrete anche comprare con amazon  https://agnesevellar.wordpress.com/2016/05/01/vivere-online-identita-relazioni-conoscenza/   e la cui lettura vi consiglio vivamente.
E allora, che dire per concludere?
Intanto ricordarvi le parole di Voltaire: “Tolleranza, amici miei, tolleranza” e portate pazienza se qualche messaggio non è gradito, leggete tutto, prima di cancellare ricordando che al mondo nessuno ha mai completamente torto. Un orologio fermo, per esempio, ha ragione due volte al giorno (cit)




ALDO VINCENT 
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